Insegnamenti settimanali dell’8 aprile 2018 – Anno 5 n. 52

Il Vangelo di Tommaso e la conoscenza di sé

Il Vangelo di Tommaso mette in risalto il fatto che per vedere la realtà così com’è dobbiamo lasciare andare l’aspetto impuro dell’ego, gli impulsi /desideri disordinati che sono il prodotto dei nostri bisogni di sopravvivenza, dell’educazione e dell’ambiente. In altre parole ci dobbiamo liberare delle false immagini di noi stessi, della nostra ‘persona’, delle maschere del nostro ‘ego’, dei nostri ‘abiti’: “Ai suoi seguaci che domandavano, “Quando ci apparirai e quando ti vedremo?” Gesù rispose “Quando vi svestirete senza vergognarvi, quando vi toglierete i vestiti e li metterete sotto i piedi come fanno i bambini e li calpesterete, allora vedrete il figlio del vivente e non avrete paura.” Dobbiamo vedere attraverso queste false immagini e distaccarci da esse. Tutto ciò non è molto diverso da quello che Gesù ha detto nei vangeli sinottici: “Chiunque voglia essere mio discepolo deve lasciare indietro il sé (cioè le illusioni dell’ego).”

Solo facendo così può rivelarsi la nostra vera natura.

Una volta spezzate le costrizioni dell’ego, saremo liberi, non più prigionieri. Bisogna capir bene due punti essenziali: per prima cosa come funziona il nostro ego, la parte superficiale del nostro essere, e in secondo luogo giungere alla vera conoscenza di sé, elemento essenziale del nostro essere: “Quando conoscerete voi stessi, allora sarete conosciuti e capirete di essere figli del Padre vivente. Ma se non conoscete voi stessi, vivrete in povertà e sarete povertà”. Vivere solo nella realtà intessuta dall’ego è vivere nell’illusione e in superficie – un impoverimento del nostro vero essere. La salvezza non è vista come diventare figli della Luce ma come consapevolezza aperta a questo fatto reale. E del resto l’insegnamento di Gesù ci conferma nella capacità di saperlo fare: “Chi cerca trova”.

La maggior parte degli autori gnostici del tempo erano profondamente dualistici: il mondo era spesso considerato minaccioso e pieno di tentazioni, essenzialmente malvagio. Tommaso, al contrario, lo vede permeato di luce divina e quindi essenzialmente buono. Pertanto non solo noi ma tutta la creazione è pervasa e avvolta nella Luce: “Gesù disse, “Io sono la luce che è sopra tutte le cose. Io sono tutto: tutto procede da me e in me tutto è raggiunto. Spezza il legno; io sono lì. Alza una pietra e mi troverai lì”. Nella teologia cristiana delle origini Cristo era visto come la prima creazione, la base dell’essere attraverso cui tutta la creazione era stata plasmata da Dio con l’aiuto dello Spirito.

Gesù stava condividendo il suo messaggio che il Regno, la presenza di Dio, è qui e ora. Per vedere il regno non abbiamo solo bisogno di lasciar andare il nostro falso sé di superficie, ma abbiamo anche bisogno di renderci conto che l’attaccamento dell’ego al mondo materiale non può mai darci una felicità duratura o un senso di sicurezza. Noi e il mondo siamo impermanenti; tutto passa; quindi siamo una “carcassa”.

“Gesù disse, chi ha imparato a conoscere il mondo ha scoperto una carcassa, e chi ha scoperto una carcassa, di quella persona il mondo non è degno.” (“Di quella persona il mondo non è degno” è un detto ebraico usato quando si loda qualcuno).

In questi detti Gesù sposta continuamente l’attenzione dei discepoli da una realtà esterna – cercare un posto – all’importantissima realtà interiore. Dove lui abita è in questo livello interiore di consapevolezza spirituale: “I suoi seguaci gli domandarono: ‘Mostraci il luogo dove abiti, perché vogliamo trovarlo’ egli disse loro: “Chi ha orecchie per intendere intenda. C’è una luce all’interno di una persona di luce, e la luce risplende su tutto il mondo. Se non brilla è buio.” Il mondo spirituale penetra la nostra realtà materiale; non è da qualche altra parte.

Inoltre, realizzando questa realtà divina interiore, aiuteremo il resto dell’umanità; la nostra ‘illuminazione’ deve essere a beneficio di tutti. Nella nostra più profonda coscienza siamo una cosa sola con tutti e con Dio.

Questa enfasi sulla interconnessione entrava in risonanza con i cristiani di allora e risuona con noi adesso. Noi, la creazione e il divino siamo tutti interconnessi. La realtà divina è la nostra casa trascendente, il mondo della luce dove tutti gli opposti, “movimento” e “riposo”, sono pacificati e trascesi: “Se ti chiedono: ‘qual è la prova del padre in te?’ rispondi, è il movimento e il riposo”, facendo riferimento alla nostra capacità di trascendere la dualità dell’ego.

Ma il problema non è mai quello di sbarazzarsi dell’ego, ma di integrare l’ego purificato con l’altro aspetto del nostro essere, la nostra scintilla divina. Allora saremo uno con noi stessi, con gli altri e con il Divino: “Gesù disse loro: “Quando farete i due in uno, e quando farete l’interiore come l’esteriore e l’esteriore come l’interiore, e il sopra come il sotto …. allora entrerete nel regno”.

Perciò il messaggio del Vangelo di Tommaso è essenzialmente un messaggio di integrazione. Riguarda l’ego purificato e il più profondo ‘sé’, il materiale e lo spirituale. Dobbiamo ricordarci di essere ‘figli di Dio’, ricordare la vera natura divina al nostro centro, in modo che essa possa permeare l’ego e il nostro comportamento sia guidato da entrambi. Così, tutto il nostro essere viene divinizzato, aprendo il materiale allo spirito, alla luce. Poi potremo “entrare nel regno”, e fare esperienza dell’essere e della presenza del divino.

Kim Nataraja

(Adattato da ‘Journey to the Heart’ – il capitolo sul Vangelo di Tommaso)