Letture settimanali del 7 gennaio 2018

Da principio, quando si inizia a meditare, si parte solitamente con vari generi di aspettative. Ci porterà pace, ci aiuterà a concentrarci meglio, ci aiuterà nelle relazioni personali. Ma una delle cose principali che dobbiamo imparare nella meditazione è meditare senza aspettative. La strada che stiamo percorrendo è il sentiero della spoliazione. Dobbiamo imparare a lasciare andare il desiderio di saggezza, di conoscenza, di santità o simili. Cominciamo ad apprezzare la pura meraviglia della esperienza della preghiera in se stessa, la meraviglia di entrare nei mari illimitati e inesplorati della realtà divina, per descrivere la quale non ci sono parole. Iniziamo ad imparare che pregare per cose materiali equivale spesso ad indulgere nei nostri desideri. E dobbiamo essere molto chiari riguardo a questo. Noi dobbiamo andare oltre ogni desiderio.

Non meditiamo per ricevere qualche tipo di visione. Anzi, non meditiamo per guadagnare alcunché. Ora, questo è un concetto piuttosto difficile con il quale venire a patti, perché veniamo cresciuti ad essere dei tali materialisti, dei possessori, dei controllori. Sedersi e volontariamente rendersi poveri, spoliare noi stessi, via via che entriamo alla presenza di Dio, è un vera sfida. Per molti di noi, specialmente all’inizio, sembrerà che il tempo che passiamo in meditazione è una completa e totale perdita di tempo. Direte: “Che cosa ne ho ricavato?”, Nulla. “Che cosa è successo?” Nulla. Ma non ha alcuna importanza cosa succede. Tutto quello che conta è che voi abbiate recitato la vostra parola. E che abbiate colto che l’essenza della meditazione è che veniamo assorbiti in Dio, in cui perdiamo ogni senso di noi stessi e troviamo noi stessi solo in Dio.

Brano tratto da “Without Expectations” in The Hunger for Depth and Meaning: Learning to Meditate with John Main, ed. Peter Ng (Singapore: Medio Media, 2007), p. 112.