Insegnamenti settimanali del 7 gennaio 2017 – anno 5 n. 39

La meditazione è per tutti?

Spesso viene posta la domanda se la meditazione sia per tutti. Facciamoci guidare dall’Abate Chapman che ha detto: “Prega come riesci, non come non riesci”. Esistono diversi modi ugualmente validi per accedere al Divino. Lavorare con

l’’Enneagramma’ ha evidenziato che le diverse personalità hanno bisogno di ambienti specifici per pregare e si relazionano meglio a particolari modi di pregare. La meditazione è solo uno dei modi per entrare in contatto con il Divino. Non è l’unico.

Nella tradizione cristiana è considerata un aspetto complementare che approfondisce e integra l’intera disciplina spirituale della preghiera. Laurence Freeman afferma: “La meditazione è la dimensione mancante di molta vita cristiana oggi. Non esclude altri tipi di preghiera e anzi aumenta il rispetto riverente per i sacramenti e per le Scritture”.

Ci sono casi in cui la meditazione può essere praticata solo se il praticante è accompagnato da un esperto direttore spirituale / meditatore, o persino da uno psicoterapeuta. Penso che ciò sia consigliabile per chi soffre di grave depressione clinica o di gravi nevrosi. La sua coscienza è già inondata di emozioni e l’affiorare di ulteriori emozioni può far vacillare il suo equilibrio, a meno che non sia aiutato a capire il modo per affrontare queste emozioni. Coloro che soffrono di una perdita del sé o di una grave frammentazione del senso del sé, come nei molteplici disturbi di personalità, dovrebbero essere chiaramente consigliati a cercare sostegno psichiatrico come accompagnamento alla meditazione.

La meditazione è una disciplina spirituale che, se praticata seriamente, può portare a una trasformazione della coscienza e a una trasformazione dell’intera persona, è una via spirituale per una più profonda comprensione di sé, degli altri e della Realtà Divina transpersonale. Solo quando praticata come disciplina spirituale ci cambierà in profondità, da persone che vivono in superficie a esseri umani completamente vivi, non preda di distrazioni ed emozioni superficiali. Questo è ciò che intendeva Gesù quando ha detto: “Sono venuto perché abbiano la vita, la vita in tutta la sua pienezza”.

Se questa disciplina non viene seguita in modo serio e fedele, l’effetto è solo fisiologico, come mostra il seguente esempio.

Ci sono due tradizioni di meditazione Zen, una la scuola Rinzai, che si rivolge verso il centro della stanza, e l’altra la scuola Soto, che si rivolge verso il muro. Si racconta questa storia: un meditatore Zen che stava visitando il Giappone entrò nella sala di meditazione di un tempio. Si sedette rivolto verso il centro, si sistemò comodamente, si tolse gli occhiali, per rendersi conto dopo un po’ di essere rivolto verso il lato sbagliato e rapidamente si voltò verso il muro. Si sedette in profonda meditazione per il periodo prescritto e quando suonò il gong, si sentì soddisfatto di sé, si alzò in piedi e così facendo calpestò gli occhiali e imprecò ad alta voce!

Non sottolineo mai abbastanza l’importanza del fatto che lo sviluppo spirituale, morale ed emotivo si verificano in parallelo. La consapevolezza raggiunta durante la meditazione deve portare ad una reale volontà di cambiare. Altrimenti si verifica uno squilibrio pericoloso. Quante volte sentiamo parlare di insegnanti avanzati spiritualmente – direi psichicamente – con piedi di argilla?

La vera meditazione non è orientata al successo, e nemmeno ai benefici per la salute. Cercare di ottenere un risultato e forzare la volontà in qualsiasi modo ci riportano alla nostra mente superficiale, al regno dell’‘ego’. La trasformazione avverrà solo quando lasceremo andare il nostro sé superficiale abituale, la persona che pensiamo di essere; quando smettiamo di aggrapparci ai risultati e ai nostri soliti modi di fare. Solo allora possiamo toccare il nostro sé più profondo e la più profonda Realtà.

Kim Nataraja