Insegnamenti settimanali del 30/12/2018 – Clemente di Alessandria: Gesù il Medico Divino

Clemente di Alessandria: Gesù, il medico divino

Forse ogni identità nasce dal conflitto. Eraclito, il filosofo presocratico, pensava che tutto avesse origine dal conflitto. Anche l’identità cristiana nella sua infanzia dovette confrontarsi e prendere le distanze da grandi forze religiose e filosofiche nel giudaismo, nel pensiero greco e nello gnosticismo. Alessandria, una città fondata nella visione universalista, divenne il primo crogiuolo di questo processo. Anche al tempo di Cristo, quando Filone, il pensatore ebreo, cercava di riconciliare menti greche ed ebraiche e la Bibbia ebraica veniva tradotta in greco, Alessandria era un luogo in cui il dialogo, e non la coercizione, era il segno distintivo della ricerca della verità. Clemente di Alessandria, nato forse ad Atene nel 150 d.C., fu attratto da questa straordinaria città di idee e lì trovò il suo mentore cristiano. Panteno, che aveva visitato l’India e studiato la sua filosofia, fu la prima guida della prima scuola catechetica nel Cristianesimo, posizione occupata successivamente da Clemente. Quando quest’epoca aperta ai fermenti intellettuali fu chiusa dalle persecuzioni degli inizi del terzo secolo, Clemente, uomo sposato, fu costretto a impacchettare i suoi libri e a fuggire, e morì in esilio da qualche parte intorno all’anno 215.

Come primo teologo mistico ci ha lasciato un modello duraturo di una mente cristiana così profondamente imbevuta della universalità della mente di Cristo da proclamare che ‘nulla che non sia contro natura può essere contro Cristo’. Umanista cristiano che vide la Parola di Dio prepararsi all’incarnazione sia per mezzo della filosofia greca che della Bibbia ebraica, Clemente presentò il Cristianesimo in un modo che il mondo colto potesse rispettare. Immaginate oggi quanto meglio è sentire rappresentate le proprie convinzioni di base da un Ratzinger o da un Rowan Williams piuttosto che da un fondamentalista dalle vedute ristrette. La mente cattolica di Clemente contrasta con quella africana sua contemporanea di Tertulliano, la cui fede aveva un tono molto diverso – “che cosa ha a che fare Atene con Gerusalemme?” aveva chiesto in tono sprezzante. Pur essendo un ‘platonico cristiano’, tuttavia, Clemente sostenne le dottrine fondamentali sull’Incarnazione, sulla natura umano-divina di Gesù e su Cristo come salvatore universale (‘tutti hanno bisogno di Cristo’) non come una prova dogmatica di ortodossia convenzionale, ma come una rivelazione ispirata. Per Clemente, l’Incarnazione è un’opera sia di ‘insegnamento che di rivelazione’, e questo continuo progresso nella fede sostiene la freschezza e la grandezza della sua teologia, così come deve aver radicato e orientato la sua preghiera. In lui, vediamo che teologia ed esperienza non sono fatte per essere separate.

Clemente è il primo teologo a parlare di salvezza come ‘theosis’ (divinizzazione). Non è un processo giudiziario. Il peccato per lui non è un’infrazione di regole che merita la punizione, ma il risultato irrazionale dell’ignoranza. Usa una metafora che anche Giuliana di Norwich avrebbe impiegato per illustrare la sua teologia della salvezza – il primo Adamo cade in un fosso perché non sapeva come oltrepassarlo e non riusciva a uscirne fuori. Il secondo Adamo è venuto ad aiutarlo, non a punirlo. È nella profondità senza immagini della preghiera che questa teologia della misericordia salvifica nasce e cresce. La salvezza per Clemente non è una sospensione della pena, ma libertà, guarigione, conoscenza, vita. La ‘cura del medico divino’, la Parola che ha eternamente ‘retto il timone dell’universo’ e che, una volta incarnata, è conosciuta come ‘medico che tutto guarisce delle infermità umane e santo seduttore dell’anima malata’.

Sapere questo è fede. Clemente vede quindi i cristiani come ‘veri gnostici’. Sebbene difenda la fede cristiana da un atteggiamento ostile da parte dello gnosticismo, non nega la verità dell’approccio gnostico quando e dove è veritiero. La visione di Clemente relativa alla crescita personale del discepolo in questa conoscenza spirituale è espressa nelle sue tre grandi opere. Il Protreptikos (Esortazione) introduce la mente pagana a Cristo come Logos con un’enfasi sul credere. “Ognuno può scegliere di credere o non credere.” Nel Paidagogos (Pedagogo) si concentra sul lavoro educativo di Cristo e sulla purificazione del discepolo. Qui vediamo la prima illustrazione di quella che potrebbe essere definita una ‘spiritualità’ cristiana integrale – la fede come stile di vita olistico con un significato socio-economico, che riguarda tutto: come le persone vestivano, mangiavano, portavano gioielli e profumi, andavano alle terme, camminavano, parlavano e facevano l’amore in camera da letto. In Stromateis (miscellanea) uno stile più esoterico è rivolto agli alunni più avanzati, nei quali la conoscenza esperienziale diretta della verità ha già iniziato a manifestarsi. Queste tre fasi del viaggio spirituale diventeranno normative per l’intera tradizione. Cristo il Maestro ‘educa lo gnostico attraverso i misteri, il credente con le opere buone, il duro di cuore con la disciplina correttiva’. Il neofita obbedisce per paura, motivato dal desiderio di ricompense, il credente forma buone abitudini, lo gnostico obbedisce attraverso l’amore e non ha desideri perché ha tutto ciò di cui ha bisogno attraverso lo Spirito Santo ed è come Dio per quanto umanamente possibile.

Ireneo, Atanasio e in seguito Agostino condivisero con Clemente la principale credenza patristica secondo cui il senso dell’Incarnazione di Dio è la divinizzazione dell’essere umano. Questa coraggiosa affermazione – che più tardi nella tradizione divenne pericolosa – attrasse a quel tempo lo gnostico, come oggi attrae i seguaci del movimento ‘New Age’. Il significato cristiano dell’idea è tuttavia specifico e razionale. Collega l’esperienza personale con il mistero sempre ineffabile della natura di Dio. La theosis è opera dell’amore, non solo del pensiero. Continueremo a vedere nel nostro studio della tradizione che la contemplazione è opera di amore. ‘Quanto più qualcuno ama Dio tanto più profondamente entra in Dio’, dice Clemente e quel che rende questo possibile è ciò che l’Aquinate avrebbe chiamato ‘connaturalità’. È un’idea di Platone che Clemente applicò alla fede cristiana attraverso il versetto della Genesi che dice che l’essere umano è fatto ‘a immagine e somiglianza di Dio’. Possiamo solo conoscere ciò a cui assomigliamo. È il nous (mente), la parte più intima dell’anima che stando a Platone rende possibile conoscere Dio. Ma tradurlo come ‘intelletto’ oggi è fuorviante. È molto più vicino a quella funzione della mente chiamata ‘buddhi’ in sanscrito o ‘cuore’ nelle Scritture. Per Clemente nous è il significato dell’umano come “immagine di Dio” ed è l’organo di preghiera. Essere l’ikon (immagine) di Dio è, per il pensatore mistico, non uno stato immobile ma un processo dinamico. Siamo un “diventare ad immagine di”, un essere in un processo di assimilazione a Dio. In tutto questo c’è una tendenza all’astrazione: il corpo non c’entra molto e la contemplazione potrebbe sembrare piuttosto spettrale. Ma l’ancoraggio cristiano di Clemente all’Incarnazione la controlla. Il vero gnostico’ è un cristiano ecclesiale pienamente coinvolto. Le opere buone provengono dalla preghiera e, in quanto contemplativo cristiano, ‘colui che fa e insegna è il più grande nel Regno [Perché] tutti per lui sono amici’.  La combinazione di trascendenza, espressa nella theosis, e di immanenza, espressa nell’amore, è l’infinito. In Clemente, perfezione significa che non si diventa mai perfetti e che ‘ogni fine è un nuovo inizio’. La natura senza immagini della contemplazione – ciò che Origene, il successore di Clemente, chiamava “preghiera pura” – è il lavoro esperienziale di questa teologia in cui ci muoviamo continuamente ‘attraverso la santità verso l’immensità’. Quella di Clemente è la prima grande articolazione della dimensione apofatica del conoscere Dio a cui tutti sono chiamati. ‘Possiamo arrivare in qualche modo a concepire l’Onnipotente, non sapendo quello che Egli è ma ciò che Egli non è. ’ Il cristiano maturo, apprendiamo da Clemente alle origini della nostra tradizione, è teologicamente bilingue. Si può dire: dove non è Dio? In nessun luogo. Quindi, Dio è ovunque. Questo copre tutte le possibilità ed evita l’arroganza che ci ha portato in questa epoca alla follia dello scientismo, credendo solo in ciò che possiamo vedere e misurare. Immensa è stata l’influenza dell’intelligenza mistica di Clemente sul pensiero e la spiritualità cristiana; è la profondità e la portata del suo incontro con Cristo che lo rende una rara combinazione, un’amabile autorità. Per lui, Gesù ‘ha una voce dai molti toni e vari metodi per la salvezza degli uomini. Il suo scopo è quello di portare vera salute nell’anima ‘. Gesù, come salvatore, ha scoperto per tutti la ‘medicina razionale che produce rapidità di percezione e guarigione’. Dietro l’architettura di una grande mente, sentiamo l’intimità di chi è stato catturato dalla meravigliosa bellezza dell’amore.

Laurence Freeman OSB