Insegnamenti settimanali del 3 dicembre – Anno 5 n. 34

Oltre la coscienza egoica.

Mentre Freud – da neuroscienziato – considerava la psicologia umana in termini meccanicistici e neurochimici, C.G. Jung in “Modern Man in Search of a Soul” ha scritto: “Tra tutti i miei pazienti nella seconda metà della vita, vale a dire oltre i 35 anni, non ce ne è stato uno il cui problema in ultima istanza non fosse quello di trovare una prospettiva religiosa nella vita.” Considerando che ci vuole del tempo prima che le nevrosi diventino così invalidanti da costringere a ricercare un modo per trattarle, questa presa di coscienza della mancanza di valori spirituali può iniziare molto prima nella vita e l’affermazione di Jung è vera per molti di noi. Qualcosa nel profondo, il richiamo del sé più profondo, ci spinge alla ricerca del vero senso della vita di là della realtà quotidiana, grazie alla libertà interiore che ci aiuta a vivere ‘la vita in tutta la sua pienezza’.

Jung ha parlato di una visione religiosa, data l’epoca in cui viveva, ma oggi la si potrebbe chiamare una fame spirituale. Questa fame è spesso soddisfatta dentro il quadro convenzionale della religione, ma le nostre prime esperienze religiose possono costituire un impedimento e possono allontanarci dalle nostre radici cristiane. Cerchiamo altrove la spiritualità di cui abbiamo bisogno, visto che non la troviamo nella chiesa. Spesso la religione strutturata – in particolare nel suo aspetto integralista – è vista come un rimedio all’insicurezza e al dubbio esistenziali di questi tempi caotici. La crescita dei movimenti fondamentalisti in tutte le religioni dimostra questo bisogno. La gente trova conforto nel sentirsi dire che cosa deve credere e che cosa deve fare, e nel non dover affrontare la difficoltà di una responsabilità personale e di una scelta.

Il nostro primo passo è quello di accettare il fatto di vivere in una realtà sia materiale che spirituale. Nella prima parte della nostra vita abbiamo bisogno di sviluppare l’’ego’, il nostro istinto di sopravvivenza. Un forte senso di sé, cioè un ego sano ed equilibrato, è necessario per affrontare con maturità e realismo sia il mondo esterno che quello interno. Spesso lo sviluppo di questo ‘ego’ può andare di pari passo con la crescente consapevolezza del ‘sé’ spirituale. Il desiderio di andare oltre non viene dall’ ‘ego’, che, al contrario, si oppone con forza a questa spinta. È l’aspetto più profondo della nostra coscienza che fa da forza attrattiva. L’accettazione di diversi livelli di coscienza è il necessario punto di svolta. Jung in ‘Psicologia e alchimia‘ afferma: “L’ipotesi che la psiche umana possieda strati al di sotto della coscienza è improbabile che susciti una seria opposizione. Ma che ci possano essere strati simili al di sopra della coscienza sembra essere una ipotesi vicina all’alto tradimento nei confronti della natura umana”. Lo psicologo americano William James in ‘Le varie forme dell’esperienza religiosa‘ ha sottolineato che: “La nostra normale coscienza di veglia non è che uno speciale tipo di coscienza, mentre in tutto ciò che le sta intorno, separato da un sottilissimo schermo, si trovano forme potenziali di coscienza completamente differenti”

Sembra che il semplice riconoscimento dell’esistenza di questi diversi livelli di coscienza basti ad aprire la porta ad una trasformazione di coscienza, che passa da essere limitata e separante – l’’ego’ – ad una più ampia ed inclusiva. Allora ci sentiamo chiamati a seguire la spinta a guardare oltre la sopravvivenza per cercare il senso: “Abbiamo avuto l’esperienza ma ne abbiamo perso il significato, e avvicinarci al significato recupera l’esperienza in una forma diversa.” (T.S. Eliot ‘Quattro quartetti‘).

La forza di attrazione che ci spinge a cercare il vero significato e lo scopo della nostra vita ci guida innanzitutto a scendere nelle profondità del nostro inconscio personale, verso tutto ciò che lì è soffocato, il bene come il male. Successivamente, grazie alle intuizioni piene di grazia, siamo condotti ad una consapevolezza più profonda, che guarisce e ci aiuta ad arrivare in modo creativo alle vette della coscienza transpersonale in tutta la sua pienezza. Come ha detto Jung “dobbiamo andare verso il basso per risalire.” La stessa urgenza che provoca il senso di insoddisfazione è anche quella che consente l’integrazione, la guarigione. Jung ha affermato che questo è il nostro più grande impulso, raggiungere la completezza psicologica e l’integrazione attraverso la “sintesi degli elementi consci e inconsci nella personalità”, in modo che noi, secondo le parole di Gesù, possiamo “avere la vita e averla in abbondanza”.

Quando affrontiamo le difficoltà sul nostro cammino, non dobbiamo mai perdere di vista il fatto che connettersi con il nostro lato spirituale, che porta pienezza e integrazione, è nostro diritto di nascita. In questo modo non solo miglioriamo noi stessi ma, con il cambiamento, guariamo e diventiamo integrati, e così muta il nostro atteggiamento verso le altre persone: “acquisite la pace interiore e migliaia attorno a voi troveranno la salvezza”, ha detto San Serafino di Sarov.

Kim Nataraja

(Tratto da Dancing with your Shadow)