Insegnamenti settimanali del 29 ottobre 2017 – Anno 5 n. 29

Meister Eckhart e l’oscurità di Dio

L’insegnamento di Meister Eckhart e quello di La nube della non conoscenza hanno molto in comune. Entrambi sottolineano l’inconoscibilità di Dio e la necessità di accettare in tutta umiltà la nostra ignoranza e di rimanere tranquillamente e fedelmente nell’oscurità: “Dona te stesso a questa oscurità ed ignoranza”. Qui possiamo vedere quanto entrambi siano stati influenzati dallo Pseudo-Dionigi l’Areopagita, che parlava di Dio come “nascosto nell’oscurità oltre la luce”. Questa “oscurità ed ignoranza ” è, tuttavia, un luogo scomodo e apparentemente senza senso dove stare. Ma il messaggio dei mistici è che Dio è qui molto presente, ma ad un livello più profondo di coscienza, al di là della nostra consapevolezza ‘ego’/razionale. Dobbiamo solo perseverare nella preghiera e aspettare con fiducia.

Thomas Merton lo espresse meravigliosamente:

“La tua luminosità è la mia oscurità.

Non so niente di te e, da solo

Non riesco nemmeno ad immaginare come fare per conoscerti.

Se ti immagino, sbaglio,

Se ti capisco, sono deluso.

Se sono cosciente e sicuro di conoscerti, sono pazzo.

La tua oscurità è quanto basta”.

Non possiamo proprio conoscere Dio razionalmente, come spiega Meister Eckhart: “Non dobbiamo cedere alle invenzioni della mente, alle idee, fantasie involontarie o immagini di cose esterne, o a qualunque cosa entri nella nostra testa.”Ogni conoscenza deve giungere dal Silenzio interiore: “Qualunque cosa possa essere veramente tradotta in parole deve provenire da dentro … non deve entrare da fuori. Essa vive veramente nella parte più profonda dell’anima”.

Meister Eckhart fa risaltare costantemente l’importanza della preghiera silenziosa per diventare consapevoli e aperti alla Presenza nascosta di Dio. Ciò non va interpretato come se Meister Eckhart negasse l’importanza della nostra intelligenza razionale, non lo farebbe mai, vista la sua formazione altamente intellettuale e la sua carriera.  Sebbene si renda conto che Dio non può essere raggiunto attraverso la ragione, egli considera i nostri poteri razionali essenziali per chiarire le nostre intuitive esperienze rivelatrici. Per lui la contemplazione è la via essenziale per un matrimonio tra mente e cuore.

Qualsiasi percezione si possa avere della Presenza della Realtà Divina, è sempre una rivelazione concessa dalla grazia. Infatti, il primo passo lungo il percorso spirituale, secondo Meister Eckhart, proprio come era stato per Evagrio e i Padri del deserto, è una rivelazione, un’improvvisa intuizione, una ‘metanoia’, un modo diverso di guardare alla realtà, che porta con sé la consapevolezza di un’altra realtà che avvolge il nostro presente. Egli chiamò questa intuizione dentro una consapevolezza più profonda “la nascita di Cristo nell’anima” e sottolineò che “deve essere presa nel senso di una rivelazione”. Questo nuovo modo di vedere con chiarezza ci permette di relativizzare il nostro comportamento e la nostra consueta percezione, avendo rimosso i veli che abitualmente nascondono questa Realtà più elevata. La sensazione di essere separati da tutti e dal Divino è vista come un’illusione totale. Meister Eckhart lo dice nel suo solito modo conciso: “Dio è a casa; sei tu che sei andato a fare una passeggiata”.

Meister Eckhart aveva una visione profonda del funzionamento del cuore umano ed era quindi in grado di fornire indicazioni chiare. Un aiuto prezioso, a suo parere, è la capacità di distaccarci emotivamente e psicologicamente dalla realtà che creiamo con i nostri pensieri e sentimenti. Il distacco che egli auspica, combinato con la contemplazione, porterà alla conoscenza di sé e da qui alla conoscenza di Dio: “La realtà che noi chiamiamo Dio deve essere innanzitutto scoperta nel cuore umano; non posso giungere a conoscere Dio se non conosco me stesso”.

Questa rivelazione può avvenire ovunque, non necessariamente in chiesa, magari in natura o anche all’angolo di una strada. Questo dono giunge spontaneo – i nostri desideri, anche i nostri desideri spirituali, che tuttavia provengono dal nostro ego, ci renderanno ciechi alla realtà: “La gente dice: ‘O Signore, quanto vorrei stare con Dio, e avere tanta devozione e pace in Dio come hanno gli altri, vorrei che fosse così anche per me!’ … o anche, ‘Le cose non saranno mai giuste per me finché sono in questo o quel posto, o fino a quando mi comporto in questo o quel modo. Devo andare a vivere in una terra sconosciuta, in un eremitaggio o in un chiostro’. In realtà, questo ha a che fare tutto con te stesso, e nient’altro …. Pertanto, parti da te stesso e abbandona te stesso”.

Mi piace finire con questo bel suggerimento di Meister Eckhart che dice tutto:

“Tutti coloro che vogliono essere sensibili alla più alta Verità … devono essere … attenti né al ‘prima’ né al ‘dopo’, non ostacolati dai loro successi, liberi dall’influenza di qualsiasi idea, innocenti e liberi …. c’è solo un Adesso. Guarda!”

Kim Nataraja