Insegnamenti settimanali del 25 febbraio 2018 – anno 5 n. 46

 

Intenzione e prolungata attenzione

Abbiamo già esplorato, in precedenti episodi degli insegnamenti settimanali, la descrizione della Dott.ssa Shanida Nataraja di ciò che accade nel cervello quando meditiamo.

Permettetemi di riassumere brevemente, per quanti di voi ci stanno seguendo da poco. La ricerca ha dimostrato che i due emisferi del nostro cervello hanno funzioni complementari. La parte anteriore del nostro cervello – la corteccia prefrontale – sul lato sinistro ha a che fare principalmente con il pensiero razionale, logico, discorsivo, espresso nei pensieri e nel linguaggio (ma indulge anche in fantasie su come vorremmo che la vita fosse). La corteccia prefrontale destra gestisce l’empatia, la connessione e l’immaginazione / creatività, collocando il quadro complessivo nel contesto, sensazioni incluse. La parte destra ha bisogno del lato sinistro per verbalizzare ciò che si prova e il lato sinistro ha bisogno del quadro olistico con la sua intuizione per dare significato a ciò che sta accadendo. Le due parti sono quindi due modi diversi di vedere il mondo – due diversi organi di percezione – la mente e il cuore. Blaise Pascal (1623-1662) aveva già attirato l’attenzione su questo punto: “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”.

Qui entra in gioco la meditazione. Nella nostra attuale cultura si usa prevalentemente il lato sinistro del cervello, ma quando ci focalizziamo esclusivamente sulla nostra parola-preghiera, il nostro mantra, ci spostiamo sul lato destro del cervello. Entrambi gli emisferi vengono usati nell’attenzione: il lato sinistro ha una attenzione focalizzata limitata, ricorda l’uso che si fa delle cose. Il seguente detto Zen coglie magnificamente questo fatto: “Per il suo amante, una bella donna è una delizia; per un asceta, una distrazione; per un lupo, un buon pasto.” Invece l’attenzione sul lato destro è di fatto molto più ampia, è il principale centro operativo rispetto all’attenzione. La meditazione, praticata come costante disciplina, non solo ci sposta sul lato destro – spesso sottoutilizzato da molte persone – ma crea anche dei ponti, in modo che abbiamo accesso ad entrambe le visioni complementari della realtà – raggiungendo così una molto più profonda consapevolezza della realtà. Prestare un’attenzione concentrata ci consente di vivere dentro una consapevolezza aperta piuttosto che dentro i limiti del pensiero discorsivo – di fatto diventiamo completi.

Diamo un’occhiata a come Shanida nella sua seconda edizione di The Blissful Brain parla di questo processo di intenzione e attenzione, e di come esso influenza il nostro stare nel momento presente.

“Il meditatore inizia con l’intenzione di liberare la mente dai pensieri. Questa intenzione si traduce in un aumento di attività nell’area associativa dell’attenzione nella corteccia prefrontale destra. A mano a mano che il meditatore quieta lentamente la mente, in alcuni casi concentrandosi sugli spazi tra i pensieri, o ‘lasciando andare’ i pensieri e ritornando alla consapevolezza del momento presente [attraverso l’uso del mantra nel nostro caso], si riscontrano ulteriori aumenti di attività nell’ area associativa dell’attenzione. Allo stesso tempo, diminuisce l’attività nelle regioni cerebrali che più da vicino circondano l’area associativa dell’attenzione. Questo è il risultato di periodi prolungati di attenzione focalizzata e riflette la funzione innata del cervello nel dare priorità a informazioni importanti, declassando le informazioni meno importanti. È interessante notare che per quei meditatori in cui l’emisfero sinistro è dominante, l’attenzione prolungata all’esperienza dell’adesso innesca uno spostamento verso l’attività del cervello destro, poiché l’attenzione è prevalentemente una funzione del cervello destro.

Questo spostamento dal pensiero ‘intellettualizzato’ del cervello sinistro spiega ulteriormente perché l’esperienza non possa essere descritta o analizzata: il cervello destro non ha la capacità di categorizzare e analizzare l’esperienza; la ‘percepisce’ intuitivamente. Questo spostamento al pensiero del cervello destro consente al meditante di accedere a un diverso modo di pensare e di percepire quel presente nella sua vita quotidiana.

Allo stesso tempo, il meditante diventa anche meno consapevole delle informazioni sensoriali provenienti dall’ambiente esterno. I cambiamenti nell’area associativa dell’attenzione influenzano l’attività nel talamo … la porta che apre ai nostri sensi, e l’attività nella connessione dei circuiti cerebrali … si ritiene che l’area associativa dell’attenzione e il talamo dirigano la nostra attenzione, e quindi la nostra consapevolezza sensoriale, solo verso stimoli sensoriali importanti.

Immagina di stare seduto in una stanza, con gli occhi chiusi, il corpo rilassato …. In queste condizioni non è disponibile l’informazione che il cervello utilizza per formare un’immagine del nostro corpo nella nostra mente: non c’è input visivo; nessun movimento; e nessuna interazione con il mondo. Lentamente, quindi, la nostra immagine corporea inizia a svanire e anche noi diventiamo meno consapevoli dell’ambiente esterno.

Questa dissoluzione del confine tra sé / non-sé si traduce in una diminuzione dell’attività nel lobo parietale destro. … portando a una perdita del senso dello spazio e / o del tempo, ma ha un impatto anche sull’attività nell’area associativa destra verbale-concettuale, portando a un’incapacità di trasmettere efficacemente l’esperienza attraverso il linguaggio. “

La settimana prossima vedremo una sessione di domande e risposte tra un meditatore e un neuroscienziato.

Kim Nataraja