Insegnamenti settimanali del 23/12/2018 – Lo gnosticismo

Lo gnosticismo

Una forma esoterica ed eclettica di misticismo fu la causa della prima grande divisione nella storia della spiritualità cristiana; la si può ancora trovare tra noi e di tanto in tanto riemerge nei film hollywoodiani. “La verità è altrove” affermano i film Il Codice da Vinci o Stigmate, e antichi segreti celati da perfidi cardinali cattolici e da monaci albini vengono alla fine tutti rivelati da antropologi americani ricercati dal Vaticano e dalla polizia.

Da quando nel 1945 è stata ritrovata una giara di testi gnostici  (da gnosi, conoscenza) in una grotta vicino a  Nag Hammadi nell’Alto Egitto, l’interesse per questa tradizione e per le sue connessioni con il cristianesimo ortodosso ha conosciuto un’enorme ripresa. In coincidenza con il femminismo e la divulgazione delle debolezze umane del clero e delle istituzioni religiose, a questo movimento è stata data una importanza esagerata. Ha creato un mercato in un vuoto spirituale che i fornitori di rivelazioni religiose hanno fatto presto a riempire. Probabilmente metà degli universitari occidentali pensano che il mito di Gesù e di Maria Maddalena abbia un fondamento e che ci fu un’epoca in cui un cristianesimo liberale, femminista, umanista e democratico sia realmente esistito prima di essere represso da centralizzatori ed inquisitori. In realtà gerarchia e  liturgia si svilupparono molto presto nella vita della Chiesa. Le eresie non sono sempre necessariamente le forme represse di una perfezione originaria. Possono anche essere esperienze nelle quali c’è molto da ammirare (la parola greca eresia significa scelta) ma che sono state considerate inadeguate in momenti successivi.

Lo gnosticismo è un importante elemento che ha dato forma alla nostra tradizione; ciò spiega perché la maggior parte degli gnostici si considerano cristiani. Ciononostante è un movimento che gli studiosi hanno difficoltà a definire, così come la New Age dei nostri tempi. E’  anche difficile per i cristiani rigettare lo gnosticismo in toto, così come non si può negare che un parente ribelle o una pecora nera faccia parte della propria famiglia. La prima lettera di Giovanni, con il suo sublime insegnamento sull’amore – che non si troverebbe in un testo gnostico –  diventa dura quando menziona ‘parecchi anticristi’ che hanno rotto i ponti con la comunità “Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi (1 Gv, 2, 19). Questo è l’amaro linguaggio dei sentimenti di una famiglia ferita. Forse il Tommaso dubitante del Vangelo di Giovanni (20,24) che tocca il corpo fisico del Gesù risorto e crede, è una risposta al Tommaso gnostico e alla sua incapacità di accettare il significato pieno del Verbo fatto carne.

Il materiale orale e letterario delle memorie su Gesù è stato raccolto nei vangeli sinottici tra il 70 e il 90 d.C. Ma ci vollero ancora altri tre secoli prima che si costituisse un canone definitivo che scartasse, ad esempio, testi come il Pastore di Erma, ma che includesse un testo problematico come l’Apocalisse. Per capire meglio il problema, si può comparare il Vangelo di Tommaso, un testo siriano  la cui data è controversa ma che risale probabilmente  al 75 d.C., con la dottrina mistica e in parte gnostica degli scritti giovannei, il Vangelo e le lettere. Il Vangelo di Tommaso non è un racconto, ma una raccolta di detti di Gesù – “le parole segrete che Gesù il Vivente ha proferito” (1), alcuni dei quali, secondo qualche studioso, possono avere una certa autenticità. Il tono esoterico del testo caratterizza lo gnosticismo, ma non è completamente estraneo neppure al canone: “A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole” (Mc 4,11). Questo è un detto che si ritrova in tutti i vangeli sinottici, anche se il loro senso generale non è quello di parlare di un insegnamento nascosto, ma di un insegnamento dato a tutti in pubblico e spesso mal compreso anche dai discepoli più vicini: ‘Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?” (Mc 8, 17-18)

Sia in Tommaso che in Giovanni c’è una enfasi sull’immanenza, la divina presenza che dimora in noi. Ma il testo gnostico vi aggiunge un’onnipresenza impersonale: “Tagliate il legno: io sono lì. Sollevate la pietra, mi troverete lì” (77).  In Giovanni, Gesù personalizza questa presenza elevandola al più alto dei misteri della sua unione con il Padre: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17,21). L’idea del discepolato esiste certamente anche in Tommaso, ma il discepolo è chiamato ad una autonomia e ad una realizzazione personale; ciò lo rende un tipo di discepolato diverso rispetto a quello che troviamo negli insegnamenti canonici. In Tommaso i discepoli possono porre domande a Gesù, ma egli dice loro di andarsene e di trovare una risposta da soli. In Giovanni, ‘l’amicizia’ che Gesù condivide con il discepolo rende questa relazione più calorosa rispetto a quella che si percepisce attraverso i detti sconnessi del vangelo gnostico: “Non sono io il tuo Maestro perché hai bevuto e sei diventato ebbro alla fonte zampillante che io stesso ho gustata” (12). Il cristiano gnostico è essenzialmente uguale a Gesù perché la stessa luce e natura divina appartengono ad entrambi. Il cristiano cattolico diventa uno con Cristo attraverso la grazia, un figlio di Dio per ‘adozione’. Il loro linguaggio è sovrapponibile ma il senso è diverso. Tuttavia quando Giovanni dichiara: “Noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1 Gv. 3,2), la prossimità dei due tipi di linguaggi mistici è evidente.

La chiamata gnostica di Gesù fa uscire dal caos e fa entrare in quella profonda e significativa ricerca che porta a scoprirci figli di Dio: “Gesù disse: ‘chi cerca non smetta di cercare finché  non trova. Quando troverà resterà sconvolto. Quando sarà sconvolto, si meraviglierà e regnerà sul Tutto” (1). Il tono è visibilmente diverso rispetto ai principali vangeli, così come la chiamata alla rinuncia. Dietro l’ascetismo di Tommaso si percepisce ciò che è stata chiamata la ‘paranoia cosmica’ dello gnosticismo e la profonda dualità di una cosmologia che rigetta i primi capitoli della Genesi. Il mondo per gli gnostici è un errore, non una creazione divina che Dio ha contemplato e trovato buona. L’ “unicità” dello gnostico è diversa dall’unità del cristiano cattolico.

La gnosis è tuttavia un elemento importante del Nuovo Testamento, soprattutto in Giovanni e Paolo. Clemente d’Alessandria, come vedremo la settimana prossima, chiamava ‘ gnostico’ il cristiano maturo. Lo gnosticismo ha avuto una profonda influenza sullo sviluppo della tradizione mistica cristiana, anche se per negazione piuttosto che per affermazione. Ha fissato dei confini, definiti ad esempio dalla polemica del trattato Adversus haereses di Ireneo di Lione, che successivi mistici cristiani hanno dovuto stare attenti a non superare. In ultima analisi comunque, la discussione non verteva sul valore del conoscere ma sul suo contenuto e il suo significato. Questo significato fu definito aggiungendo due altri temi fondamentali usati per esprimere ed interpretare l’esperienza mistica del cristiano: la fede (pistis) e l’amore (agape). Per Paolo, “di esse la più grande è l’amore” e per Giovanni “Dio è amore”. Per Tommaso, la salvezza arriva tramite la gnosi. Per il Nuovo Testamento, la gnosi deriva dal matrimonio tra fede e amore. Ma soprattutto, ciò che è vistosamente assente nel vangelo di Tommaso è il tema del perdono e dell’amore verso i nemici. E’ questo che rende i mistici della tradizione cattolica una incarnazione reale e trasformativa.

Le implicazioni di queste differenze per la teologia mistica sono immense, poiché modellano l’identità e lo stile di una comunità. Ma quale differenza, se esiste, apportano all’esperienza mistica in quanto tale? E’ una domanda difficile che si trova al cuore di tutte le tradizioni mistiche ed è quella che oggi apre al dialogo tra le religioni. Nessuna descrizione di un’esperienza sfugge alla specificità del  linguaggio o della vita della sua comunità. Solo il silenzio lo può fare. Malgrado tutto, l’esperienza del silenzio crea una comunità che merita di essere chiamata ‘cattolica’ essendo unificata pur nella  totale diversità dei suoi membri. Ma ancora una volta, non tutte le interpretazioni di questa esperienza sono di pari integrità, così come non tutte le interpretazioni delle scritture sono corrette. Questo è il motivo per cui, ahimè, c’è una certa verità nella battuta del cardinale Newman per il quale “il misticismo inizia nella nebbia e finisce nello scisma”. Il dibattito tra cattolici e gnostici mostra che dobbiamo stare attenti a non ignorare le risonanze tra diverse interpretazioni del silenzio che si incontra  nell’esperienza mistica – i significati di conoscenza, fede e amore. Ma questo stesso dibattito mostra che c’è anche bisogno dell’autorità della tradizione e dei suoi interpreti per difendere l’unità di una comunità spirituale, che a sua volta ci aiuta a prepararci e a sostenerci nel viaggio senza fine verso questo silenzio.

Laurence Freeman OSB