Insegnamenti settimanali del 21 gennaio 2018 – anno 5 n. 41

Il respiro

Il respiro – il dono della vita. Solo quando, per un qualche motivo, ci succede di aver dei problemi di respirazione, apprezziamo veramente questo dono che normalmente diamo per scontato. In aramaico –  la lingua parlata da Gesù –  in ebraico, in greco e in latino, una unica parola viene usata per esprimere respiro, vento e spirito: rucha, ruach, pneuma e spiritus. In Genesi 1 leggiamo che “un vento impetuoso soffiava sulla superficie delle acque”, a volte tradotto “lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque” e la creazione iniziò. Quando Dio formò l’uomo, “soffiò nelle sue narici un alito di vita”. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù appare ai suoi discepoli e “alitò su di loro dicendo ‘ricevete lo Spirito Santo’”. (Gv. 20, 22)

È importante comprendere il valore di questo legame tra respiro e spirito. Nella meditazione diventiamo molto consapevoli dell’importanza del respiro e di come esso sia il ponte tra il corpo e la mente. Corpo, mente e spirito formano un tutt’uno. Quando il corpo è a riposo, il respiro diventa più quieto e così anche la mente. Se siete stressati o agitati, il vostro respiro è più superficiale e accelerato. Se siete rilassati, il vostro respiro è lento e profondo. Tutti voi siete consapevoli di questa connessione, per esperienza diretta. Perciò se cercate di calmare e rilassare il corpo, il respiro inizierà a fluire naturalmente, e di conseguenza anche la mente si quieterà, permettendo che la consapevolezza dello spirito cresca.

J. Main richiamò l’attenzione sulla possibilità di recitare il mantra collegandolo al respiro, poiché anche questo aiuta a radicare il mantra nel nostro essere. Troviamo lo stesso pensiero nella Filocalia: “Che il ricordo di Gesù sia unito al respiro; allora capirai l’utilità del silenzio.” (San Giovanni Climaco).

Il seguente passaggio dalla Filocalia va ancora oltre: “Sai, fratello, come respiriamo: inspiriamo ed espiriamo. Su questo si basa la vita del corpo e da questo dipende il suo calore. Perciò, sedendoti nella tua cella, raccogli la tua mente, conducila nel percorso del respiro lungo il quale entra l’aria, costringila a scendere nel cuore insieme all’aria inspirata, e tienila lì. Trattienila, ma non lasciarla silente ed inattiva; invece consegnale la seguente preghiera: “Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me”.

Questo esercizio è simile ad uno degli esercizi di respirazione del Pranayama yogico indiano. Sebbene questi esercizi possano essere molto utili, dobbiamo fare molta attenzione. Devono essere praticati sotto la guida esperta di un maestro che sappia come questi esercizi vengono praticati nella tradizione Hindu o in quella monastica Ortodossa. Se vengono fatti esclusivamente attraverso la lettura di libri e da soli, possono causare seri problemi fisici.

John Main ha sempre raccomandato di mantenere semplice la disciplina e ha solamente suggerito di collegare il mantra con il respiro se ciò dovesse essere di aiuto per mantenere meglio l’attenzione concentrata. L’aspetto più importante che egli ha sempre sottolineato è di focalizzarsi sulla propria parola-preghiera, il mantra; se per qualcuno collegare il respiro con il mantra non dovesse funzionare, allora meglio porre l’attenzione solo sul mantra.

Nei versi di questo poema viene descritto in modo meraviglioso l’importanza della postura e del respiro:

Quando mediti, sii come una montagna

Immobile e stabile nel silenzio.

I tuoi pensieri sono radicati nell’eternità.

Non fare nulla, siediti soltanto, sii

E raccoglierai il frutto che fluisce dalla tua preghiera.

Quando mediti, sii come un fiore

Sempre rivolto verso il sole.

Il suo gambo, come una colonna vertebrale, è sempre dritto.

Sii aperto, pronto ad accettare tutto senza paura

E la luce non mancherà sulla tua strada.

Quando mediti, sii come un oceano

Sempre immobile nella sua profondità.

Le sue onde vanno e vengono.

Sii calmo nel tuo cuore

E i pensieri se ne andranno da soli.

Quando mediti, ricorda il tuo respiro:

È grazie a lui che l’uomo ha preso vita.

Viene da Dio e ritorna a Dio.

Unisci la parola di preghiera al flusso della vita e nulla ti separerà dal Donatore di vita.

Ogni montagna ci insegna il senso dell’eternità,

Ogni fiore, quando svanisce, ci insegna il senso della fugacità.

L’oceano ci insegna come mantenere la pace in mezzo alle avversità,

E l’amore ci insegna sempre l’Amore.

(padre Serafino del Monte Athos, adattamento da Fr Jan Bereza OSB, benedettino polacco)

Kim Nataraja