Insegnamenti settimanali del 20/5/2018 – La pratica

 

La pratica

La disciplina è semplice:

Siediti. Stai  seduto immobile, la schiena dira. Chiudi delicatamente gli occhi. Siedi rilassato ma vigile. Silenziosamente, interiormente inizia a dire un’unica parola. Noi raccomandiamo il mantra Maranatha. Ascoltala mentre la dici, delicatamente ma continuamente. Non pensare o immaginare nulla di spirituale o di altro genere. Se arrivano pensieri e immagini, queste sono distrazioni nel momento della meditazione, perciò torna semplicemente a ripetere la parola. Medita tra i venti e i trenta minuti ogni mattina e ogni sera.

‘Stai seduto immobile, la schiena diritta … rilassato ma vigile’ : non è così facile come sembra. Il nostro corpo ha acquisito cattive abitudini di postura. Tuttavia è importante una posizione eretta con la schiena comodamente diritta per quanto lo consente il nostro corpo. Assicurati che le tue spalle siano abbassate e rilassate. Il motivo per cui cerchiamo di adottare questa posizione è che ci aiuta anche a stare vigili e attenti: il torace è libero e aperto, così che possiamo respirare bene e l’ossigeno può fluire liberamente dentro il corpo. Può essere d’aiuto iniziare la sessione con alcuni respiri molto profondi nell’addome, che ci rilassano e ci danno energia.

Non importa se ci sediamo su una sedia o nella posizione del loto completo, l’importante è poter mantenere  comodamente la posizione per tutta la durata della meditazione. I piedi o le ginocchia devono essere saldamente piantati a terra, la  posizione è quella del radicamento: “La postura è un segno esteriore dell’impegno interiore verso la disciplina della meditazione … Diventando radicati in noi stessi, diventiamo radicati nel nostro giusto posto nella creazione.” ( John Main)

 John Main consiglia anche di sedersi “con i palmi rivolti verso l’alto o verso il basso con il pollice e l’indice uniti”.  Nella tradizione orientale mantenere il pollice e l’indice a contatto è considerato importante per la circolazione dell’energia nel nostro sistema. Ma è altresì un ottimo modo per stare attenti: quando l’ attenzione scivola via, ci accorgiamo che le dita non si toccano più.

Stare seduti immobili in un luogo è in realtà il primo ostacolo nella disciplina della meditazione. Siamo così abituati ad essere perennemente in movimento e a reagire agli stimoli provenienti dall’esterno che stare seduti immobili senza fare nulla di particolare può apparire un impegno scoraggiante ed insolito. L’irrequietezza è nei nostri geni: i nostri antenati erano tutti membri di tribù nomadi. Cercando di stare seduti fermi, di stare in un posto, stiamo in realtà andando contro una tendenza naturale. Consentire al nostro corpo di stare quieto, dargli il permesso di non fare nulla, rappresenta il primo passo per contrastare questa tendenza all’irrequietezza. E’ solo perseverando che il bisogno di muoversi e di fare diminuisce e diventiamo consapevoli dei benefici della quiete e del silenzio. I Padri e le Madri del deserto, sul cui insegnamento si basa la meditazione cristiana, sottolineavano l’importanza di stare in un posto: “Un fratello di Sceti andò a chiedere una parola ad Abba Moses e il vecchio gli disse: ‘Vai e siediti nella tua cella e la tua cella ti insegnerà tutto’. “

L’essenza della nostra pratica è la ripetizione del mantra. ‘Silenziosamente, interiormente inizia a dire una singola parola. Raccomandiamo la frase-preghiera, Maranatha.’ Recitiamola come quattro sillabe ugualmente accentate – ma-ra-na-tha. Non importa, se la dici con un ‘th’ inglese o con un suono ‘t’. La pronuncia non è importante. Ciò che è importante è che tu la dica con piena attenzione, amorevolmente e fiduciosamente. Ogni volta che i pensieri ti distraggono, riporta gentilmente la mente alla parola. Alcune persone trovano che sia di aiuto lasciar fluire la parola sul respiro, ma se ciò causa distrazione concentrati solo sulla parola e recitala alla velocità per te più naturale.

Kim Nataraja