Insegnamenti settimanali del 19 novembre 2017 – Anno 5 n. 32

Una nuova visione del mondo

Sebbene Descartes considerasse l’intuizione come ispirazione divina, nei quattro secoli successivi tutto ciò che si basava sull’esperienza soggettiva o transpersonale venne sempre più ignorato perché non scientifico, dato che quell’esperienza non poteva essere provata con metodo scientifico o espressa in un’equazione matematica.

Con Albert Einstein nacque una nuova era di pensiero intorno al Cosmo. Si dice che abbia detto: “La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un servo fedele. Abbiamo creato una società che onora il servitore e ha dimenticato il dono”. Egli stesso, come altri scienziati, si sentiva guidato dall’intuizione. L’esempio più eclatante è la scoperta, ad opera del chimico organico tedesco Kekulè, della struttura ad anello del benzene in un ‘sogno ad occhi aperti’ di un serpente che si mordeva la coda.

Successivamente Niels Bohr, Werner Heisenberg e Paul Dirac svilupparono la teoria quantistica che seguiva la teoria della relatività generale di Einstein e successivamente la sua visione dello spazio-tempo come campo. Tutto ciò aprì ad una visione del mondo completamente diversa da quella dualistica e materiale cartesiana/newtoniana – tutto è connesso attraverso campi: “In questa nuova fisica non c’è posto sia per il campo che per la materia, perché il campo è l’unica realtà”.  Tale visione consente un approccio olistico, che include una prospettiva transpersonale/spirituale. La bellezza del mondo subatomico mostrata nella teoria dei quanti evidenzia che nulla ha in sé stesso un significato o una sostanza. Tutto – inclusa la mente umana, il corpo e lo spirito – è parte di un oceano infinito di energia, modelli all’interno di modelli, relazioni all’interno di relazioni. Tutti sono integralmente correlati e sorretti da un immenso oceano di energia che sta a fondamento. Nel 1931 George Lemaitre, un giovane sacerdote belga, eccezionale fisico e cosmologo, avanzò la teoria secondo cui questo campo quantistico, questo oceano di energia, sia nato come risultato di un evento epocale. Un unico atomo molto denso e compresso – che chiamò atomo primigenio – circa 13,7 miliardi di anni fa esplose in un enorme campo di creatività, da allora in continua espansione e creazione. Lemaitre la chiamò ‘teoria del Big Bang’, oggi generalmente accettata come teoria standard, dimostrata – per quanto è possibile – da molte scoperte in cosmologia. Recenti ricerche cosmologiche hanno persino postulato che questo atomo molto denso e caldissimo, che è esploso e ha creato l’Universo così come lo conosciamo, faceva parte di un ulteriore campo sconosciuto della realtà.

La tentazione è di equiparare queste scoperte scientifiche alla teologia, e considerare il Big Bang come l’atto creativo della Genesi, e il campo di cui faceva parte come la Sorgente di Tutto, la Realtà Divina. Ma dobbiamo considerare che sia gli scienziati che i teologi cercano di cogliere ed esprimere ciò che è incomprensibile. Abbiamo davvero raggiunto i limiti della nostra comprensione razionale. Tutto ciò che sappiamo veramente è che non sappiamo, parafrasando Socrate. Ma ciò che è dimostrato in modo incontestabile è che tutto e tutti sono interconnessi e interdipendenti, e il genere umano è una parte integrante. Ciò viene evidenziato in modo straordinario da esperimenti che hanno dimostrato che la coscienza dell’osservatore influenza il risultato di un esperimento. Ci sono solo energia e coscienza che si relazionano e interagiscono. La difficoltà è che – così sembra – tutto è governato dalla probabilità; non ci sono risultanze e conclusioni fisse e certe in questa teoria. Questo ‘principio di indeterminazione’ ha reso dubbioso anche Albert Einstein, e si dice che abbia detto “Dio non gioca a dadi!”.

È anche questo il motivo per cui tutto in complesso viene ancora trattato in modo meccanicistico e riduzionista. Molti scienziati si sentono a disagio con il ‘principio di indeterminazione’ e hanno difficoltà a comprendere i complicati principi alla base della teoria quantistica espressi nelle sue equazioni. Perciò gli scienziati o non sono consapevoli delle sue più ampie implicazioni per la scienza, o invece si sforzano di incorporare queste nuove idee all’interno del quadro convenzionale già esistente. Alcuni esperimenti hanno dimostrato l’esistenza di questo principio di collegamento, questo campo di forza vitale che si autogenera, proprio all’inizio, ma tutto ciò è stato ignorato come irrilevante ai fini delle applicazioni pratiche di questa scienza, e lasciato fuori dalle equazioni. Oggi gli scienziati interessati alle implicazioni filosofiche della teoria quantistica stanno richiamando l’attenzione su questo principio.

Anche prima che le scoperte della nuova visione del mondo giungessero alla nostra coscienza, molti di noi sentivano istintivamente che c’era qualcosa che mancava in questo modo dualista, meccanicistico e deterministico di vedere l’essere umano. Ci faceva sentire incompleti, con un vuoto interiore. Molti hanno cercato invano nel mondo cose e persone che potessero riempire quel vuoto, in modo da potersi sentire completi. La visione quantistica della realtà ci ha fatto capire che non ci manca nulla; siamo parte integrante del tutto, sia con la nostra mente razionale che con la parte intuitiva e spirituale del nostro essere; siamo semplicemente stati spinti a dimenticare l’esistenza della seconda. Ecco perché la meditazione è così importante in questo senso. Essa ci consegna un modo per sperimentare realmente questa pienezza e connessione. Diventa una realtà sperimentata, non solo un’ipotesi intellettuale. Comprendiamo la verità di san Paolo quando dice che ‘ci muoviamo e abbiamo il nostro essere’ in questo mare di energia che chiamiamo Cristo. Attraverso di Lui, l’umanità e le sue azioni sono intimamente coinvolte e corresponsabili dell’intero Cosmo. Questa visione del mondo ci rende profondamente consapevoli del fatto che anche noi abbiamo un profondo valore e significato.

Kim Nataraja

(Tratto da Dancing with Your Shadow)