Insegnamenti settimanali del 18 marzo 2018 – anno 5 n. 49

 

La preghiera è l’attività artistica del cuore

 Parlando al Piccolo Principe dell’amore e della vita, la Volpe dice:

 “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore.

L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Antoine the Saint Exupery (1900- 1944) Il Piccolo Principe

L’enfasi sul cuore data dal famoso autore francese, si ripete nel corso dei secoli nei mistici cristiani, ma anche nel linguaggio comune in espressioni tipo “aver cuore” (essere aperti e compassionevoli); fare qualcosa con il cuore (per esprimere il nostro più profondo senso intuitivo) – per citarne solo alcune.

Per i Padri del Deserto, la preghiera vera era la “preghiera del cuore” come mostra la citazione di Macario (300-391 d.C.) nel titolo. Egli fu uno dei più stimati Padri del Deserto ed uno dei più importati maestri di Evagrio. A lui viene attribuito il detto: “Abbandona ogni immagine della mente… porta la mente al cuore… Il punto di quiete dove Dio e l’uomo dimorano in un silenzioso abbandono e amore gratuito”. È facile notare qui l’influenza che i Padri del Deserto hanno avuto su John Main. Anche la tradizione greco-ortodossa si rifà agli insegnamenti dei Padri e Madri del Deserto – Evagrio è molto venerato. Entrambe le tradizioni sottolineano la ripetizione di una frase-preghiera – nel loro caso la “Preghiera di Gesù”. San Gregorio Sinaita mostra i principi guida: “Tieni salda la tua mente al cuore e invia tua preghiera mentale a nostro Signore Gesù, chiedendo il suo aiuto dicendo: Signore Gesù Figlio di Dio, abbi pietà di me!”. Non molto diverso dalla nostra tradizione di ripetere “Maranatha”, chiedendo a Gesù di venire in nostro aiuto.

La spiegazione che la dottoressa Shamida Nataraja dà dell’effetto della meditazione sul cervello è in questo caso pertinente: ponendo l’attenzione su un punto fisso, passiamo dalla percezione della realtà dell’emisfero sinistro con il suo pensiero logico razionale – la mente – alla percezione dell’emisfero destro con la sua visione della realtà intuitiva, empatica, inclusiva ed interconnessa – il cuore. In questo modo ci spostiamo da una percezione centrata sul nostro ego ad una percezione centrata sull’altro. Ma, come spiegato nella Filocalia, “porta la mente al cuore e lascialo lì”. Abbiamo bisogno di entrambi gli emisferi per vedere e “conoscere” l’intera realtà.

Il cuore è il centro intuitivo del nostro essere, dove siamo consapevoli del nostro vero sé e la nostra relazione con Dio, che ci conduce all’amore per Dio, per se stessi e per gli altri. Madre Teresa lo spiega in un modo meraviglioso: “Lascia che Egli ti svuoti e ti trasformi e poi riempia il calice del tuo cuore fino all’orlo in modo che tu possa a tua volta donare la tua abbonadanza”.

Thomas Merton lo spiega in questo modo: “L’idea intera della compassione si basa su una profonda consapevolezza dell’interdipendenza di tutti gli esseri viventi, che fanno parte l’uno dell’altro e coinvolti l’uno con l’altro”.

Quando ascoltiamo le parole dei mistici, non ascoltiamo una teoria teologica, ma parole che sgorgano dalla loro personale esperienza dell’Amore Divino.

Rumi, il più grande poeta mistico della tradizione Sufi, donò al mondo un idea della sua visione dell’Amore divino attraverso la sua poesia: “Il santuario nel cuore dei santi, è là che ognuno si inchina, è là che Dio dimora” e “Senza amore nessuno ha il diritto di entrare alla presenza dell’Amato”.

La stessa esperienza è espressa in S. Giovanni: “Dio è amore; e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.” (1 Giov 4,16)

Questa trasformazione dalla mente alla percezione della realtà del cuore, alla quale conduce la meditazione/preghiera, non è un risultato di una meditazione occasionale. Questa consapevolezza della Divina presenza dell’Amore, cresce solo attraverso una fedele meditazione / preghiera quotidiana.

Kim Nataraja