Insegnamenti settimanali del 17 dicembre 2017 – anno 5 n. 36

 

Una vera Unione

Ogni sessione di meditazione della nostra Comunità inizia con la preghiera introduttiva di John Main:

Padre Celeste, apri i nostri cuori alla presenza silenziosa dello spirito di Tuo Figlio. Guidaci all’interno di quel misterioso Silenzio, dove il Tuo Amore si rivela a tutti coloro che ti invocano…. Maranatha… Vieni Signore Gesù.

Questa preghiera esprime la ragione per cui meditiamo e il nostro introdurci nella preghiera profonda. Questo silenzio e questo amore vivono al vero centro del nostro essere, centro che ci porta a sentire l’unione con gli altri, con il resto della creazione e con il divino.

Questa è anche la preghiera di Gesù per noi nel Vangelo di Giovanni: ‘Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola.’ (Gv 17, 21) Questo detto di Gesù nel suo discorso d’addio, e un precedente insegnamento: ‘Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.’ (Gv 15, 5), riassumono il meraviglioso insegnamento di Gesù sull’importanza della connessione con gli altri e, attraverso Lui, con Dio.

Questa unione con il Divino non è vista, nella tradizione cristiana, come una totale fusione che implica la perdita di sé. Bede Griffiths nel libro Matrimonio tra Oriente e Occidente dice: “Non v’è dubbio che l’individuo perda ogni senso di separazione dall’Uno e sperimenti un’unione totale, ma ciò non significa che l’individuo non esista più. Come ogni elemento della natura è un riflesso unico dell’unica Realtà, così ogni essere umano è un unico centro particolare di coscienza nella coscienza universale”.

In base alla nostra esperienza esperienziale sul sentiero spirituale, realizziamo che una pratica spirituale e morale come la meditazione, che comporta solitudine e silenzio, attenzione e distacco, permette alle emozioni e ai desideri di essere purificati e quindi all’ego di essere integrato e trasceso, portando al dono della consapevolezza dell’Amore e dell’Unità, quando ‘Conoscitore, processo del conoscere e Conosciuto’ sono una sola cosa.

Il fatto di essere parte integrante del Divino è espresso in modo meraviglioso anche nelle tradizioni di altre fedi.

Chang Tzu, un influente filosofo taoista che insegnò a metà del IV sec a.C., lo esprime in questo modo:

Tutto ciò che è limitato da forma, sembianze, suono e colore

si chiama ‘oggetto’

Tra tutti gli oggetti, solo l’uomo

è più di un oggetto.

Anche se, come gli oggetti, ha forma e sembianza,

egli non è limitato alla forma. È di più.

Può arrivare al ‘senzaforma’.

Nella Chandogya Upanishad – una delle più antiche Upanishad, probabilmente risalente all’VIII secolo a.C.  – sentiamo:

“Svetaketu, che era ritornato a casa dopo aver imparato i Veda, è molto orgoglioso di ciò che ha appreso e ha una grande opinione di sé stesso. Suo padre gli chiede:
‘Hai ricercato quella conoscenza per cui ciò che non si è ascoltato viene ascoltato, ciò che non si è pensato è pensato, e ciò che non si è conosciuto è conosciuto?’
‘Che cos’è questa conoscenza, padre?’ chiese Svetaketu.
‘Portami un frutto dell’albero banyan.
‘Eccolo, padre.’
‘Rompilo’.
‘È rotto, signore.’
‘Cosa vedi dentro?’
‘Semi molto piccoli, signore.’
‘Spezzane uno, figlio mio.’
‘È spezzato, signore.’
‘Cosa vedi dentro?’
‘Nulla, signore.’
Allora il padre gli disse: ‘Figlio mio, dall’essenza stessa del seme, che tu non puoi vedere, viene in verità questo vasto albero banyan.
Credimi, figlio mio, lo Spirito dell’intero universo è un’essenza invisibile e sottile. Questa è la realtà. Questo è l’Atman. Tu sei quello. “

Questa unione con il “Supremo Senzaforma” è un dono divino che viene espresso con diversi nomi nelle diverse tradizioni: nirvana, senza-mente, illuminazione, unione con l’Amato, unione con il Divino. Per quanto le parole possano differire, tutte si riferiscono allo stesso stato essenziale.

La tradizione Sufi lo esprime in modo meraviglioso: “Ho visto il mio Signore con gli occhi del cuore e ho detto: ‘Chi sei Tu, Signore?’ ‘Sono Te stesso’, Egli ha risposto.”

Kim Nataraja