Insegnamenti settimanali del 13/5/2018 – Come prepararsi alla meditazione?

Come prepararsi alla meditazione?

John Main ha riscoperto la meditazione, questa fedele ripetizione di una frase-preghiera che ci conduce nel silenzio della preghiera ‘pura’. La scoprì, con sua immensa gioia, negli scritti di uno dei primi monaci cristiani del IV secolo d.C., Giovanni Cassiano, il quale sedette ai piedi di eremiti cristiani nel deserto d’Egitto, come ne esistevano molti a quei tempi, per imparare da loro come pregare e come condurre una autentica vita cristiana. Cassiano sottolinea che questa pratica conduce al silenzio della preghiera ‘pura’, alla preghiera contemplativa senza parole ed immagini. La mente quindi allontana e reprime la ricca e ampia massa di pensieri e si limita alla povertà di un singolo verso “. Continua evidenziando l’importanza del mantra: “Questo mantra deve essere sempre nel tuo cuore.  Quando vai a dormire, addormentati ripetendo questo verso, finché, essendone stato plasmato, ti abituerai a ripeterlo anche durante il sonno”.

La ripetizione fedele di una formula di preghiera, ripetere la nostra parola, non è però così semplice come può sembrare. Dobbiamo prepararci a questo momento di preghiera; non possiamo aspettarci di essere totalmente concentrati e focalizzati sulla nostra preghiera senza una preparazione. Quando chiedevano a John Main come bisognasse prepararsi alla meditazione rispondeva “attraverso un gran numero di atti gentili”. Bisogna essere nel giusto stato mentale; mettersi a meditare dopo un’accesa discussione con qualcuno non funziona certamente, non è vero? La nostra vita ordinaria e la nostra vita di preghiera non sono separate: “Come vivi, allo stesso modo preghi”, era un detto molto comune tra i primi cristiani.

Nel mondo in cui viviamo le nostre vite tendono ad essere super occupate e stressate.  Se ci accorgiamo di essere veramente stanchi, è senza dubbio preferibile fare un breve riposo prima di raggiungere il gruppo di meditazione. Fare qualche esercizio di Yoga, o anche uno o due movimenti di Tai Chi, può aiutarci a far fluire nuovamente l’energia. Altrimenti la nostra meditazione sarà un ‘santo dormiveglia’ e non c’è nulla di male in ciò; come ha detto una volta Laurence Freeman “Dio ci dona ciò di cui abbiamo bisogno”.  Ma spesso è accompagnata dal dolce suono del russamento. Tuttavia il russamento e altri rumori che sopraggiungono durante la meditazione possono essere di aiuto nella pratica. Ci insegnano a notare il rumore, a riconoscerlo, per poi allontanarsene e ritornare dolcemente a concentrarci sulla nostra parola. Generalmente i rumori non ci disturbano veramente fino a quando non ci irritano. Dobbiamo solo accettare il fatto che è così e non in un altro modo. Nessun giudizio, nessuna critica.

Il compito essenziale nella meditazione consiste nel ‘dire la tua parola’. Dobbiamo focalizzare la nostra attenzione sul mantra. La parola che John Main raccomanda è ‘maranatha’. È una delle più antiche preghiere cristiane in aramaico – la lingua parlata da Gesù. Ogni volta che siete distratti dai vostri pensieri, riportate dolcemente l’attenzione sulla parola. Alcuni trovano più facile ripetere la parola armonizzandola con il respiro, ma se ciò vi porta a distrarvi, meglio concentrarsi solo sulla parola, recitandola alla velocità che meglio si adatta al vostro essere.

Kim Nataraja