Insegnamenti settimanali del 12 novembre 2017 – Anno 5 n. 31

La vecchia visione del mondo

Dopo esserci occupati delle autentiche radici cristiane nell’insegnamento di John Main e delle somiglianze tra lui e i mistici, vorrei prendere maggiormente in esame la reale pratica della meditazione e ciò che ci aiuta o ci ostacola in questo cammino.

Prima di iniziare questo viaggio di scoperta sarebbe bene fare il punto della situazione in cui ci troviamo ora. Una cosa che spesso ci ostacola nell’intraprendere il cammino spirituale è la visione del mondo più diffusa ai nostri giorni, che costituisce lo scenario mentale della nostra vita, opinioni e comportamento, anche se spesso non ne siamo veramente consapevoli. Per mutare la nostra percezione abituale della realtà è necessario un radicale ribaltamento. Questo cambiamento può accadere in tempi o in circostanze diverse per ciascun individuo, ma la potenzialità che esso si compia è insita nella natura umana.

Fino a poco tempo fa, siamo stati condizionati e incoraggiati dal diffuso materialismo scientifico dei nostri giorni a vedere la realtà in modo dualistico: il corpo separato dalla mente oltretutto con un’enfasi unilaterale su una parte della nostra mente/consapevolezza, l’’ego’, e a negare l’esistenza di qualcosa di più. Questa visione del mondo è iniziata nel XVII secolo con Cartesio e Newton. E da allora ha pervaso la nostra cultura. Nel corso dei secoli successivi il concetto di spirituale e la stessa religione sono stati denigrati come non scientifici e derisi come un primitivo avanzo del nostro passato. Richard Dawkins è il primo esempio di questo atteggiamento. Ma il punto che spesso si dimentica è che né Cartesio né Newton hanno mai messo in dubbio l’esistenza di Dio: secondo Cartesio la mente dell’essere umano è stata illuminata da Dio e quindi le nostre intuizioni provengono da quella Sorgente. Così le leggi matematiche che regolano la creazione erano divinamente ispirate e su di esse ci si poteva basare. Newton credeva che l’universo fosse un corpo pervaso da Dio. La fede in Dio è il presupposto fondamentale alla base del loro lavoro.

Ma Newton ha condiviso il punto di vista dualistico, deterministico, meccanicistico di Cartesio. Secondo lui per l’individuo non c’è creatività innata né libertà. L’ universo newtoniano è quindi spesso chiamato ‘universo ad orologeria’. Una volta messo in moto obbedisce a regole inesorabili con risultati prevedibili. Interpreti successivi trassero quindi la conclusione che non era più necessario l’apporto di Dio una volta iniziato il processo. Ciò ha portato alla credenza in un Dio assente occupato da qualche altra parte nell’universo, o anche la sensazione che Dio non esisteva proprio più.

Dai tempi di Cartesio e Newton la mente umana ha continuato ad essere vista come totalmente separata, isolata dal corpo e dal resto dell’universo visibile. L’unica cosa di cui potevamo essere sicuri era la nostra capacità di pensare – la nostra unica vera prova di esistenza secondo Cartesio: ‘cogito ergo sum’ (penso, dunque sono). Inoltre, i nostri sensi, essendo legati al corpo, erano considerati estremamente fallibili.

L’idea del genere umano come un semplice meccanismo emerge agli inizi del XX sec. con la psicologia comportamentale. Un esempio di questo atteggiamento si può trovare nella dichiarazione di O’Brien in ‘1984‘ di George Orwell: “Noi creiamo la natura umana. Gli uomini sono infinitamente malleabili”.  Il risultato di questo approccio meccanicistico e riduzionista è che nasce la sensazione di essere privi di valore e impotenti. Siamo davvero un mero prodotto del nostro ambiente e per di più solo osservatori non coinvolti del resto del creato, assolutamente estranei a tutto il processo cosmico? Siamo soli in un universo incomprensibile? Se è così, tutto ciò da cui dipendiamo è il nostro ingegno, che ci fa lottare gli uni contro gli altri per la sopravvivenza, nel modo darwiniano di ‘sopravvivenza del più adatto’. Quando questa è la sola cosa importante per la nostra sopravvivenza, si finisce per mettere da parte l’effetto che le nostre azioni hanno sugli altri e sull’ambiente, un impoverimento della nostra vera umanità.

Non c’è da stupirsi se in questa visione del mondo l’idea di una possibile connessione integrale tra noi e la Realtà divina sembri inimmaginabile. Ma le cose stanno cambiando, come avremo modo di vedere la prossima settimana.

Kim Nataraja

tratto da “Dancing with your shadow