Insegnamenti settimanali del 1° aprile 2018 – Anno 5 n. 51

Vangelo di Tommaso – Sforzo e grazia

Il Vangelo di Tommaso inizia con il detto: “E lui disse:” Chiunque scopra la spiegazione di questi detti non assaporerà la morte”. Tommaso vede chiaramente che Gesù pone la responsabilità della salvezza sulle nostre spalle incoraggiandoci a compiere lo sforzo di capire e agire secondo il suo insegnamento. La scoperta della Verità sta nella combinazione tra il nostro sforzo e la grazia insita nelle sue parole. L’enfasi in questo Vangelo è quindi sull’impegno personale e sulla personale responsabilità a scoprire chi siamo veramente, anche se aiutati dalla grazia: “Gesù disse, se vi chiedono: ‘Da dove venite?’ rispondete ‘siamo venuti dalla luce, dal luogo in cui la luce è venuta all’esistenza da sé stessa, si è levata e si è manifestata nella loro immagine’. Se vi dicono, ‘siete voi?’ rispondete: ‘Noi siamo i suoi figli, e gli eletti del padre vivente.” Gesù quindi in questo Vangelo ci indica in modo molto diretto la nostra origine divina. Ancora una volta l’attenzione è posta sulla presenza di Dio, il Regno, che è dentro di noi e tra di noi in ogni momento: “Gesù disse, se coloro che vi guidano dicono: ‘Ecco, il regno è nel cielo’, allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: ‘È nel mare’ allora i pesci vi precederanno. Ma il Regno è dentro di voi e fuori di voi. “

Questa enfasi su ognuno di noi che contiene in sé una scintilla del Divino era una convinzione di molti dei primi padri della Chiesa, come Ireneo, Clemente di Alessandria e Origene; nei primi secoli era considerata una dottrina apostolica. Ma era anche un principio fondamentale degli gnostici. Questo potrebbe essere stato il motivo per cui tale visione fu in seguito screditata e soppiantata dall’interpretazione ‘ortodossa’, che sottolineò che noi eravamo sì fatti ad ‘’immagine’ di Dio, ma che nella ‘caduta’ questa ‘immagine’ era stata completamente distrutta. Sant’Agostino ha perciò detto con forza che potevamo essere salvati solo dalla grazia di Cristo. Da noi stessi non potevamo fare nulla, che era l’opposto del messaggio di Gesù nel ‘Vangelo di Tommaso’. La contrapposizione al punto di vista di Agostino fu espressa anche da Giovanni Cassiano nella sua disputa con lui. Cassiano ha basato la sua opinione sull’importanza dello sforzo e della responsabilità personale, così come sul ruolo della grazia, sulla disciplina della preghiera, sull’esperienza e sull’insegnamento che ci vengono dai Padri e dalle Madri del deserto. La visione di Cassiano era condivisa da molti in quei primi secoli e nella nostra epoca da John Main, tra gli altri.

Non sorprende quindi che la scoperta della giusta interpretazione dei detti di Gesù nel Vangelo di Tommaso sia simile alla lettura profondamente attenta della Scrittura sottolineata da Origene: la ‘lectio divina’, che secondo lui ha portato alla preghiera contemplativa e da tale preghiera è stata supportata. Il profondo coinvolgimento intuitivo con il testo era considerato il risultato dell’incontro con la presenza di Cristo, che poteva così portare ad una vera comprensione del significato spirituale della Scrittura. Questa comprensione spirituale, a sua volta, può condurre ad una completa trasformazione della coscienza: una ‘metanoia’, una svolta. Allora vedremmo la realtà così com’è, e sperimenteremmo che nella nostra essenza siamo già uno con il Divino attraverso la coscienza di Cristo che dimora nei nostri cuori.

Ma l’attenzione allo sforzo personale e alla profonda comprensione intuitiva, piuttosto che alla pura fede in un insegnamento riconosciuto, mettono il Vangelo di Tommaso al di fuori del canone della Scrittura ortodossa accettata del IV secolo, attenta invece all’interpretazione letterale superficiale.

Il Gesù di Tommaso è davvero consapevole della difficoltà dello sforzo richiesto per vedere la Realtà Ultima: “Il Regno del Padre è diffuso sulla terra, e la gente non lo vede”. La difficoltà principale è che abbiamo oscurato la scintilla divina all’interno di noi restando focalizzati sul nostro corpo materiale e sui suoi bisogni: “Gesù disse, in mezzo al mondo io mi sono posto, e nella carne sono apparso loro. Li ho trovati tutti ebbri, e nessuno tra loro assetato. La mia anima soffre per i figli degli uomini, perché ciechi sono nei loro cuori e non vedono che vuoti sono venuti al mondo, e vuoti cercano di lasciare il mondo. Ma adesso sono ebbri. Quando avranno smaltito il loro vino, allora si convertiranno. “

Questo Vangelo ci sfida a lasciare andare i nostri abituali modi di percepire, dettati dal nostro essere materiale, l ‘’ego’, che ci rende “ubriachi” e “ciechi”. Non ci serve di lasciare andare l”ego’ in quanto tale, ma gli impulsi / desideri disordinati che sono un prodotto dei nostri bisogni di sopravvivenza, dell’educazione e dell’ambiente. Tutto quello che dobbiamo fare è svegliarci e scoprire chi siamo veramente. La stessa esortazione a ‘svegliarsi!’ e a ‘essere vigili’ si trova anche nei Vangeli sinottici. La riscoperta della nostra vera natura è l’elemento più importante della nostra vita, anche se non è facile: “Gesù disse, non si fermi colui che cerca mentre cerca finché non trovi. Quando avrà trovato, egli sarà turbato. E se sarà turbato, sarà meravigliato ed egli diverrà re su tutto”. È preoccupante rendersi conto che la realtà che abbiamo accettato come unica realtà oggettiva e permanente è in realtà modellata dai pensieri, dalle immagini e dai bisogni del nostro essere materiale. Ma se perseveriamo, possiamo schiudere il velo di queste illusioni e prendere coscienza della nostra vera natura e della vera natura della realtà. Il risultato sarà allora un reale senso di meraviglia.

Augurando a tutti una Pasqua benedetta piena di luce e gioia!

Kim Nataraja

(Adattato da “Journey to the Heart” – il capitolo su ‘Il Vangelo di Tommaso’)