Insegnamenti settimanali del 05.08.2018

COME PARLARE AD UN PUBBLICO CRISTIANO

Ecco alcuni suggerimenti su come condurre gli incontri di meditazione settimanali. I seguenti consigli vi permetteranno di costruire una serie di incontri. Cercate di limitare il vostro intervento al massimo a 15 minuti.

  • Evidenziate l’importanza di John Main come maestro spirituale. Riscoprendo la tradizione cristiana della meditazione (la ripetizione di una parola/preghiera che conduce al silenzio) negli scritti di Giovani Cassiano, un monaco del IV secolo, John Main ha contribuito molto al recupero di questa tradizione spirituale e della dimensione contemplativa della preghiera. Dopo la sua fioritura tra gli eremiti cristiani del deserto nel IV e V secolo, si ritenne che questa forma di preghiera fosse valida solo per santi e per qualche monaco e monaca particolarmente spirituale, insomma non per le persone ordinarie. Ma John Main affermò con forza che la meditazione è valida per tutti: “La meditazione è altrettanto naturale per lo spirito, come il respiro lo è per il corpo”. Dopo la sua morte, Laurence Freeman è divenuto la guida della WCCM (World Community for Christian Meditation).
  • Sottolineate la semplicità della meditazione; non è una tecnica complicata, non c’è nessuna teoria da approfondire, ma richiede disciplina – praticata due volte al giorno condurrà alla preghiera continua. Tuttavia è una disciplina volontaria, siamo liberi di meditare oppure no.
  • Introducete il concetto di mantra, una parola sanscrita che ormai si trova nei dizionari ed è divenuta di uso comune. Il suo significato è: “ciò che purifica la mente”. Giovanni Cassiano usò il termine latino “formula” che J. Main tradusse con “mantra”. Noi lo usiamo nel senso che viene dato dall’autore anonimo dei “Racconti di un pellegrino russo”, come ‘preghiera di Gesù’, una parola/preghiera che ripetiamo nel nostro cuore. J. Main raccomandava “Maranatha” – una preghiera importante per i primi cristiani, in Aramaico (la lingua parlata da Gesù), che significa “Vieni Signore” e “il Signore viene”. San Paolo la cita nella prima lettera ai Corinzi (1 Cor. 16); San Giovanni termina l’Apocalisse con questa parola; e secondo recenti ricerche, era una password che i primi cristiani usavano per poter accedere alle celebrazioni eucaristiche segrete durante le persecuzioni.
  • Spiegate lo scopo del mantra. Semplifica e unifica la mente liberandola dalle distrazioni. Ne consegue una calma vigile quando siamo concentrati su Dio. Facendo tacere i nostri pensieri “rinunciamo a noi stessi” (Luca 9, 23) e diventiamo più attenti a Dio, e perciò agli altri, nella vita quotidiana. Limitandoci alla “povertà di un unico verso” (Cassiano), diventiamo “poveri in Spirito” (Matteo 5,3). “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia” (Matteo 6, 33-34). Spiegate come recitare il mantra: dolcemente, senza giudizio né valutazione, senza aspettative; non usarlo come mazza per scacciare i pensieri, ma ripeterlo con fede a amore.
  • “Il mantra non ha un reale valore (sarebbe solo un semplice congegno), salvo che sia accompagnato dalla fede e dall’amore. E’ molto pericoloso confidare sul meccanismo del mantra. Ma come espressione di fede e amore diviene un mezzo estremamente potente per indirizzare la fede e aprirsi a Dio” (Bede Griffiths).