Anno 5 n. 1 Insegnamenti settimanali 16 aprile 2017

Un nuovo inizio

Vorrei iniziare questo nuovo ciclo settimanale di insegnamento con un augurio di Pasqua per voi con le parole di San Paolo: “Prego che il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Gloriosissimo Padre, possa darvi i poteri spirituali di saggezza e la visione, attraverso la quale ci giunge la sua conoscenza. Prego affinché i vostri occhi interiori possano essere illuminati, in modo che si possa sapere che cosa è la speranza alla quale Lui vi chiama “.

Abbiamo sentito come Abba Mosè spiegò a Cassiano e Germano che l’obiettivo finale della vita spirituale è il Regno dei cieli. Sappiamo dall’insegnamento di Gesù in Marco (1,15) che il Regno di Dio è dentro di noi e tra di noi. Esso si riferisce quindi ad uno stato di consapevolezza della Presenza Divina. Il modo in cui arrivano, come Evagrio ci ha detto, è purificare le emozioni con la consapevolezza di ciò che è dentro di noi e intorno a noi nella vita quotidiana, così da poter  arrivare ad un ‘cuore puro’ come lo chiama Abba Mosè.

Tuttavia, il primo passo del nostro cammino spirituale in questo stato d’animo è un atto di fede: “John Main dice che la meditazione è un cammino di fede perché ha compreso che in meditazione ‘Dobbiamo abbandonare noi stessi prima di veder apparire l’altro e senza la garanzia pre-confezionata che ciò avverrà.” E’ una fiducia intuitiva che siamo di più della nostra realtà materiale. E’ nel silenzio della meditazione che ci rendiamo conto di essere in grado di sperimentare questo ‘di più’, la parte Divina del nostro essere e il nostro legame con l’intera Realtà Divina, cosa che non siamo stati in grado di fare con la nostra mente razionale. In “Aspects of love” Laurence Freeman dice: “San Giovanni dice che Dio non è mai stato visto. In altre parole, Dio non può mai essere un oggetto  al fuori di noi stessi… Abbiamo bisogno di raggiungere quel livello del nostro essere – il cuore, lo spirito – dove non c’è nulla al di fuori di noi, dove noi comprendiamo di essere in relazione, in comunione, nella danza dell’esistenza, con tutto ciò che è, in Dio”. Come dice John Main: “Questa è la ragione della nostra meditazione. Per essere aperti alla Realtà Divina che è più vicina a noi di quanto lo siamo noi stessi.”

Il secondo passo è quello di seguire la strada difficile – il sentiero stretto – ‘lasciando il sé’ alle spalle. Ma, come sappiamo per esperienza,  ci vuole coraggio a lasciarci alle spalle i pensieri,  le immagini, il nostro ‘ego’, lasciare la comodità del nostro condizionamento, lasciar andare – anche se temporaneamente – il nostro senso di identità e individualità che abbiamo plasmato attraverso i nostri pensieri. Eppure la nostra crescita dipende sempre dal rapporto con i nostri pensieri. Ma non dobbiamo dimenticare che non siamo soli in questo viaggio. E’ una strada di fatica e di grazia. La parte spirituale del nostro essere, il Cristo dentro di noi, è lì per aiutare con intuizioni e orientamento che giungono a noi nel silenzio e crescono man mano che perseveriamo nella disciplina della meditazione.

Lasciatemi riassumere ancora una volta i vari modi con cui il nostro ego cerca di impedirci di entrare nel silenzio e ci tiene sotto controllo. Nel momento in cui cerchiamo di meditare, la nostra mente razionale di superficie, l’ego, ingrana la marcia e inonda la nostra mente con pensieri. Non possiamo sapere quanti pensieri passano attraverso la nostra mente finché non ci sediamo e cerchiamo di concentrarci sulla nostra parola di preghiera. Inoltre, questi pensieri sono così banali e superficiali da imbarazzarci. Davvero una lezione efficace di umiltà! Poi l’ego tenta di tenerci lontani dal silenzio che ci aspetta. Sentiamo la sua voce che dice: ‘E’ così noioso ripetere una sola parola!’ Se questo non ci ferma, arriva il pensiero: ‘Non stare lì seduto, fa qualcosa! Leggere un libro spirituale sarebbe molto meglio!’ Stai ancora meditando? Allora sentiamo  il sussurro: ‘ E ‘davvero questo il mantra giusto’ o anche ‘E’ questo il giusto tipo di meditazione?’ Diventare una farfalla spirituale sembra davvero l’unico modo per andarsene. Se resti, l’ego scaglia la tua frustrazione verso tutti questi pensieri e verso il fallimento che tu percepisci durante la meditazione e dice: ‘ Un capogruppo migliore sarebbe d’aiuto!’ Se nessuno di questi pensieri ti ha fermato, quello che è abbastanza efficace è: ‘Tutto questo è indulgere con sé stessi. Dovresti essere là fuori ad aiutare gli altri, piuttosto che stare qui a guardarti dentro. Non abbiamo bisogno di contemplazione, abbiamo bisogno di azione in questo mondo! ’L’attacco finale è il ‘santo torpore’, che ci fa erroneamente credere di aver raggiunto la pace e il silenzio promesso. Eppure, tutto quello che dobbiamo fare è riconoscerli, e renderci conto che provengono tutti dall’ ego. Sono solo pensieri, non è la verità. Tutto questo è inframezzato da periodi di silenzio che ci spingono a perseverare.

Abbiamo già esplorato come questo silenzio possa essere interrotto da emozioni espresse che hai soppresso molte volte in passato: le lacrime improvvise, sentimenti di irritazione, ondate di rabbia, noia, sensazioni di distacco e inutilità. E l’ego pensa allora di giocare il suo asso nella manica: ‘A che giova, se poi ti senti peggio?’

L’ultimo tipo di pensieri che l’ego usa per impedirci di abbandonare la sua sfera di influenza sono i più difficili, in quanto si basano su ferite causate da esigenze di sopravvivenza insoddisfatte, reali o percepite, nel corso della nostra infanzia: ‘Dio non può amare incondizionatamente. Non sei amabile! Inoltre, non esiste una cosa come l’amore incondizionato ‘- l’ego gioca con la vostra percepita mancanza di amore nell’ infanzia. Altrettanto potente è la domanda: ‘Sei fuori controllo?’ Accompagnato da, ‘Non so se questo è sicuro!’-  è forte la sensazione che il vostro controllo e le vostre esigenze di sicurezza vengano compromesse. Forse non sei stato valutato o apprezzato, allora in questo caso questa domanda può funzionare : ‘Nessuno prega così. Sei ben strano! ’ e ‘Non è questo il modo in cui i miei genitori pregano. Non posso essere sleale verso di loro ‘.

Infine, con la guida divina la voce dell’ego si calma essendo stato trasceso, e ora la preghiera di San Paolo potrebbe diventare una realtà per noi: “i nostri occhi interiori possono essere illuminati”, permettendoci di sperimentare la Realtà Divina e così facendo capire che essa avvolge tutta l’umanità e la creazione. Così ci ricordiamo che siamo tutti “figli di Dio”, (2 Cor 7) e che “la coscienza che era in Cristo è anche in noi” (Fil 2, 5)

Una Santa Pasqua a tutti voi!

Kim Nataraja