Anno 2 n. 48 Insegnamenti settimanali 8 febbraio 2015

 PSICOLOGIA E SPIRITUALITA’

Abbiamo esplorato l’importanza dell’auto-conoscenza su due livelli. Per prima cosa dobbiamo diventare consapevoli degli inganni dell’ego, “purificando le porte della nostra percezione”, come diceva William Blake.

Abbiamo osservato le varie immagini del sé e di Dio, che possono ostacolarci sul cammino verso il Divino.

Seconda cosa, dobbiamo ricordarci che noi siamo di più del nostro sé superficiale; abbiamo anche un altro livello spirituale più profondo nel nostro essere, che è chiamato spesso il nostro “vero sé”.

Imparare a comprendere il nostro “ego ferito” spesso è considerato come una questione “puramente psicologica”, non come qualcosa di essenziale nel cammino spirituale. Ma che la psicologia e la spiritualità siano due diverse branche ed abbiano poco a che fare l’una con l’altra è un convincimento errato.

La psicologia ha a che fare con la conoscenza della psiche, dell’anima, e il punto più elevato dell’anima è lo spirito; quindi anima e spirito formano un tutt’uno.

“La realtà che noi chiamiamo Dio deve essere prima scoperta nel cuore umano; e per di più non posso arrivare a conoscere Dio se non conosco me stesso”, dice Meister Eckhart, facendo un chiaro collegamento tra l’aspetto psicologico e quello spirituale.

Se ignoriamo l’aspetto psicologico, la meditazione rischia di diventare un modo per soffocare il dolore delle ferite in cerca di una pace illusoria, cosa che non funziona a lungo termine. E allora non è possibile nessuna reale crescita.

L’importanza dell’auto-conoscenza è enfatizzata non solo dai santi e dai teologi, ma anche dai filosofi. “Uomo, conosci te stesso” era scritto all’ingresso dell’Oracolo di Delfi nell’Antica Grecia. E Socrate diceva: “Una vita non analizzata non vale la pena di essere vissuta”. L’auto-conoscenza va insieme alla realizzazione delle tue potenzialità; Gesù diceva: “Sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza” (Giovanni 10,10)

La trasformazione, il cambiamento sono sempre difficili e spesso dolorosi. Per questo preferiamo ignorare la connessione fra auto-conoscenza e conoscenza del Divino, ma non possiamo avere l’una senza l’altra. S. Agostino, come Meister Eckhart, sottolineava il fatto che: “L’uomo deve prima rigenerare se stesso. Facendosi punto d’appoggio si può quindi risollevare e rinascere a Dio”.

La vera auto-conoscenza perciò non è auto-ossessione, poiché non è fine a se stessa, ma è un modo per entrare in contatto con il nostro vero sé, permeato e supportato dalla Realtà Divina. Senza auto-conoscenza, siamo prigionieri dei nostri bisogni e impulsi. Non possiamo liberarci della nostra vulnerabilità; tutto ciò che dobbiamo fare è diventarne consapevoli, poiché lo Spirito che ci può aiutare, minimizza il suo potere e ci cura. Solo l’auto-conoscenza conduce alla vera libertà; noi possiamo allora rispondere semplicemente ai bisogni di una data situazione senza aspettative e senza secondi fini. Questo ci permette di usare tutte le nostre risorse, comprese le nostre facoltà intuitive, e di attingere all’Amore Cosmico e alla Saggezza.

Quindi agiremo nella premura per i bisogni degli altri, e così facendo verremo incontro anche ai nostri bisogni.

E’ il silenzio della preghiera profonda, a cui conduce la meditazione, che facilita questo processo. Lasciando andare il nostro ego, i suoi pensieri e le sue immagini, possiamo sentire la guida dello Spirito al centro del nostro essere. Quando ci ascoltiamo con amore nei nostri momenti di meditazione, quando la nostra vita è strutturata intorno alla preghiera, questo ci permette di condurre una vita più intensa, che ci porta ad un modo di vivere più in profondità. Così diventiamo anche consapevoli del vero significato della nostra vita e del nostro destino.

Kim Nataraja