Anno 3 n. 49 Insegnamenti settimanali 7 febbraio 2016

 Origene e le tappe del cammino (I parte)

Abbiamo visto come Origene ha collegato i nostri due modi di essere, attivo e contemplativo, con Marta e Maria, ma in seguito perfeziona questo concetto e distingue tre fasi che chiama “etica”, “fisica” e “enoptica”.

Il Vescovo Kallistos Ware in Journey to the Heart”spiega quanto segue:

“ “Etica”, la prima fase, corrisponde alla vita attiva, l’acquisizione delle virtù. Le altre due sono entrambe forme di contemplazione, ma Origene fa una distinzione tra ciò che egli chiama ‘fisica’, che significa la contemplazione della natura, vedere Dio nella sua creazione, vedere Dio in tutte le cose e tutte le cose in Dio e ‘enoptica’, che significa la visione di Dio…!

Troviamo questo triplice schema in particolare in Evagrio Pontico, un Padre del deserto egiziano della fine del quarto secolo, e in Massimo il Confessore nel settimo secolo.

È chiaro, quando guardiamo attentamente al modo in cui Origene o Evagrio o Massimo parlano di ordine trifase, che non è una questione di fasi successive, una tappa che si chiude prima che la successiva abbia inizio. È piuttosto una questione di approfondimento dei livelli che potrebbero sovrapporsi, che potrebbero coesistere allo stesso momento piuttosto che in fasi successive. In altre parole, si potrebbe avanzare dalla vita attiva alla contemplazione della natura, ma si dovrà ancora lottare per seguire una vita morale. E si potrebbe andare oltre e avere esperienze della visione diretta di Dio, e ancora continuare nella contemplazione di Dio nella natura.

Il punto di partenza di ‘prassi’, la vita attiva di ‘etica’, soprattutto secondo Evagrio, è ‘metanoia’. Questo significa, letteralmente, un cambiamento della mente, vale a dire, pentimento. Il pentimento non è un parossismo di colpa e odio di sé; pentimento significa cambiare mentalità, un nuovo modo di guardare se stessi, il prossimo e Dio.

Ecco che vi avviate alla vita attiva; poi cercate la purificazione da atti peccaminosi e dai cattivi pensieri. E alla fine della vita attiva – e questa è una indicazione di Evagrio, piuttosto che di Origene – raggiungete quello che lui chiama ‘apatheia’, che non significa apatia. Vuol dire non subire le passioni, averle abbandonate. In senso negativo, vuol dire disfarsi dei desideri; in senso positivo, è l’affermazione di desideri purificati e trasfigurati. Non vuol dire essere immuni dalla tentazione, perché sappiamo di doverla affrontare fino alla fine della nostra vita terrena.

‘Apatheia’ è strettamente legata, secondo Evagrio, alla qualità dell’amore, avendo abbandonato ogni bramosia, iniziamo ad essere in grado di amare. ‘Apatheia’ è pertanto, non solo in senso negativo, l’eliminazione dei desideri peccaminosi ma, in senso positivo, mettere al posto dei nostri impulsi disturbati un’energia nuova e migliore che viene da Dio. Quindi vuol dire salute dell’anima, reintegrazione, libertà spirituale.

San Giovanni Cassiano, nel presentare in latino l’insegnamento di Evagrio in Occidente, usa l’espressione “puritas cordis”, purezza di cuore, anziché la parola “apatheia”. E “puritas cordi” ha il grande vantaggio di essere in forma positiva piuttosto che negativa e anche di trovarsi nelle scritture”.

Brano tratto da “Journey to the Heart – Christian Contemplation through the centuries – an Illustrated Guide”  a cura di Kim Nataraja.