Anno 4 n. 47 Insegnamenti settimanali 5 marzo 2017

Vera consapevolezza e osservazione dei pensieri

Abbiamo visto come Evagrio ha delineato lo schiudersi dei ricordi attraverso diverse fasi di percezioni e sensazioni che amplificano i desideri, originano i pensieri e l’azione che ne deriva. Ha spiegato che il compito più importante che abbiamo è quello di ‘osservare i nostri pensieri’ e diventare consapevoli delle connessioni e dei collegamenti tra di loro.

Evagrio non ci chiede di controllare le solite stupide banalità che galleggiano sulla superficie della nostra mente. Sarebbe inutile e terribilmente noioso. Si interessa dei pensieri profondi che sono sia espressione dei nostri bisogni insoddisfatti e dei desideri non purificati, sia dei desideri che derivano dalla nostra natura spirituale più profonda. Abbiamo bisogno di dedicare a questi pensieri significativi e alle loro associazioni l’attenzione che meritano. Sono gli unici indicatori che abbiamo di ciò che ci motiva veramente verso il bene o il male.

Evagrio è stato tenuto in grande considerazione per il suo saggio ammonimento su come purificare i nostri pensieri ricoperti di forti emozioni. Vedremo che quando parla di ‘passioni’, ‘cattivi pensieri’ e ‘demoni’, (‘logismoi’‘ in greco) sta parlando in un modo che richiama alla mente i termini junghiani di ‘archetipi’, di pensieri che abitano nell’ ‘inconscio collettivo’, campi concettuali intessuti di pensiero ed emozione. Questi ‘archetipi’ alimentano l’ ‘ombra’ dell’ ‘inconscio personale’: in altre parole, i nostri pensieri non depurati attingono a queste energie latenti e vengono da esse amplificati. Evagrio è, naturalmente, un uomo del suo tempo, quindi dobbiamo permettergli di chiamarli ‘demoni’. Ma, dal momento che sono molto potenti, non è difficile capire perché a queste forze siano state date entità diverse. E’ importante sottolineare ancora una volta che i ‘demoni’ possono avere una grande influenza sulla nostra vita solo attraverso i nostri pensieri. Dobbiamo quindi interrompere la sequenza che va da percezione a pensiero prima che la memoria condizionata e l’immaginazione li trasformino in ‘desideri disordinati ‘ e quindi inevitabilmente vengano messi in atto. Vedremo la prossima settimana da dove vengono questi ‘demoni’ e come si collegano alle nostre esigenze di sopravvivenza.

‘Controllare i pensieri’ e ‘controllare la mente’ sono azioni seguite dalle pratiche buddiste durante il periodo di meditazione. Ma appare subito evidente che ciò che Evagrio raccomanda è la consapevolezza dei pensieri, delle emozioni e delle azioni al di fuori degli effettivi momenti di preghiera / meditazione. La meditazione per gli eremiti del deserto e per noi è il momento in cui disattiviamo momentaneamente la mente superficiale. A volte, però, in questi momenti nasce un’idea brillante e davvero preziosa. Si hanno intuizioni, dato che lo stato meditativo consente alle informazioni di passare dall’inconscio al conscio, dal ‘se stesso’ all’ ‘ego’. E il nostro inconscio coglie informazioni di sottofondo molto più importanti di quanto non faccia la nostra mente cosciente, quando si tratta di problemi o questioni della vita quotidiana. Dobbiamo riflettere su queste intuizioni in tempi lontani dalla meditazione, cercando di capire che cosa ci dicono i desideri di base o le esigenze che determinano il nostro comportamento.

Secondo Evagrio il modo per identificare i nostri personali demoni/ cattivi pensieri è duplice: attraverso la preghiera / meditazione – rivolgendoci per un aiuto alle forze spirituali – e attraverso il tentativo di raggiungere l’auto conoscenza e la consapevolezza, che si ottiene controllando i pensieri . Egli ha sottolineato che non è qualcosa che possiamo ottenere esclusivamente grazie ai nostri sforzi. Il nostro ‘sé’ superiore ci collega alla realtà spirituale superiore, il Cristo interiore. Intuizioni, ispirazione e guarigione provengono da quella sorgente. Questo apporto della nostra mente superiore è indispensabile per una vera comprensione e crescita. Da qui l’importanza di purificare la nostra mente dal disordine di superficie ed essere aperti, fiduciosi e fedeli.

La prima fase è quella di identificare i pensieri. Abbiamo bisogno di ascoltare attentamente il programma della nostra radio interna. Quali sono i pensieri persistenti e ricorrenti ? Separare quelli più banali da quelli più significativi definendo delle categorie. Qual è il desiderio che alimenta questo? Siete consapevoli di quali sensazioni o sentimenti hanno dato inizio a quel modo di pensare ?

Il cambiamento avverrà. Una volta che si pratica la consapevolezza e diventiamo più attenti, arriveremo a capire che cosa ci spinge. Ma abbiamo bisogno di essere pazienti e delicati con noi stessi. Il cambiamento può avvenire solo gradualmente, a volte anche impercettibilmente. Abbiamo bisogno di fare un piccolo passo alla volta e di ricordarci che non siamo soli in questo cammino di auto conoscenza per diventare ‘totalmente vivi’.

Ma verrà il momento in cui ci renderemo conto delle cause scatenanti che si ripetono e allora potremo scegliere di non seguire ciecamente i loro suggerimenti. Dare un nome ai vostri demoni crea lo spazio per seguirli o non seguirli. Possiamo quindi modificare le nostre risposte abituali e evitare quelle azioni automatiche “impulsive”. Dai un nome ai tuoi demoni e il tuo cuore li sopporterà meglio.

Kim Nataraja