Anno 1 n. 44 Insegnamenti settimanali 5 gennaio 2014

 Amore e perdono

Anche noi, come il corso d’acqua  del racconto “Il deserto e il corso d’acqua”,

ci sentiamo riluttanti a lasciar andare l’ immagine di chi pensiamo di essere e la nostra personale idea sul nostro ruolo nella vita. Che cosa ci rende così restii ?

Ad un certo livello sappiamo intuitivamente che, se lasciamo andare davvero, saremo trasformati e la nostra individualità sarà ridimensionata come la Corrente.

Ciò che ci blocca è la paura. Accettiamo che c’è di più nella realtà di quello di cui normalmente facciamo esperienza; nella meditazione possiamo aver avuto delle intuizioni di un senso dell’oltre. Eppure, al tempo stesso, non crediamo veramente che valga la pena entrare in questa realtà più alta, penetrare alla presenza di Cristo dentro di noi. Quello che ci trattiene è il nostro considerarci fondamentalmente peccatori. John Main ha messo in evidenza che la scintilla Divina è in ciascuno di noi – noi siamo essenzialmente buoni: “Gesù ha mandato il suo Spirito ad abitare in noi, facendo di tutti noi templi di santità: poiché Dio stesso dimora in noi…sappiamo di condividere la natura di Dio”. Se questa è la nostra essenza, come possiamo essere fondamentalmente peccatori ? John Main si rammaricava profondamente del fatto che noi siamo talmente dominati dai pensieri della nostra inadeguatezza e della nostra condizione di peccato, che “abbiamo perso il supporto di una fede normale che crede nell’essenziale bontà, ragionevolezza ed integrità interiore” e abbiamo anche perso la consapevolezza “del potenziale dello spirito umano piuttosto che delle limitazioni della vita umana”. Egli vedeva la meditazione come un modo per realizzare tutto ciò: “La meditazione è un processo di liberazione: noi dobbiamo liberare queste verità nella nostra vita”.

Il nostro atteggiamento perverso è un  risultato del nostro ego ferito e del bisogno di mettere al primo posto in qualsiasi riflessione la sua sopravvivenza. La nostra infanzia, il nostro condizionamento ha deformato la nostra immagine di noi stessi e il conseguente comportamento. Ma, invece di rifiutare noi stessi, dovremmo tenere a mente che Gesù ha centrato la sua missione sui deboli, i sofferenti e i peccatori. Come Laurence Freeman scrive nel libro “Gesù, il Maestro Interiore”, “nella visione di Gesù non siamo dei criminali di fronte ad un giudice. La buona notizia non è che l’umanità ha un giudice più clemente, ma che l’accusa crolla completamente. Il peccato è cancellato proprio dalla libertà dell’amore, che ignora, rigetta e dimentica il peccato…L’umanità può risvegliarsi dal suo antico incubo di una punizione auto-inflitta”. Non ci troviamo di fronte ad un giudice, ma di fronte ad un amore compassionevole  nello spirito del perdono.

Nella meditazione possiamo aprirci all’amore che inabita il centro del nostro essere, se lasciamo scorrer via i nostri pensieri e le immagini. Allora, nel silenzio, come la corrente, possiamo arrenderci alle “accoglienti braccia del vento”. Questo abbandono ci da la possibilità di sentirci amati; ci sentiamo accettati nonostante tutte le nostre colpe e i nostri errori. Con questa certezza possiamo allora prenderci la responsabilità delle azioni che derivano dalle ferite del nostro ego. Ciò che è importante realizzare, dice Laurence Freeman in “Gesù, il Maestro Interiore”, è che “noi abbiamo la responsabilità di diventare più consapevoli, così da creare meno dolore per gli altri e per noi stessi. Ma poiché il peccato è il risultato dell’ignoranza e dell’illusione, non merita più punizione di quanta non ne abbia in se stesso”. Questo di conseguenza ci permette di perdonare gli altri.

Kim Nataraja