Anno 4 n. 43 Insegnamenti settimanali 4 febbraio 2017

La meraviglia della creazione

Non possiamo che ammirare le complessità del cervello e le sue connessioni corpo / mente / emozioni. Non ci sorprende che i primi cristiani abbiano ritenuto che l’unica possibile reazione di fronte alla bellezza della creazione di Dio, di cui siamo parte integrante, sia una reazione di meraviglia e di stupore. Evagrio Pontico (IV sec. d.C.), uno dei famosi Padri del deserto e maestro di Giovanni Cassiano, ha considerato la natura, infatti, come il primo passo sul cammino spirituale. Per lui, era il primo livello di contemplazione, dato che la natura per Evagrio e per gli altri eremiti del deserto era una manifestazione del non manifesto, il Divino. A quel livello siamo trasportati dalla comune realtà superficiale e ci lasciamo alle spalle, anche se temporaneamente, la dualità della prospettiva dell ‘ego’ e cogliamo scorci della unicità della realtà divina. Evagrio ha scritto in una lettera alla sua amica Melania: “Quanto a coloro che sono lontani da Dio… Dio ha permesso loro di avvicinarsi alla conoscenza di lui e del suo amore per loro per mezzo delle creature.” Sono sicuro che molti di noi hanno avuto questi momenti in cui ci dimentichiamo del sé, un sentimento di unità piena di gioia e di gratitudine, forse di fronte a una bellissima alba o a un tramonto, o immersi nello splendore della luna piena, o circondati da un deserto in cui all’improvviso sbocciano dei fiori o in piedi da soli in cima ad una montagna ricoperta di neve. Questi momenti sono indimenticabili e infondono un’assoluta convinzione dell’esistenza di questa realtà superiore che abbraccia e avvolge tutto.

Allora ‘sentiamo’ l’essenza divina in noi e attorno a noi. Gesù ha detto nel Vangelo di Tommaso: “Io sono la luce che è su tutte le cose. Io sono tutto: da me tutto è venuto alla luce, e tutto è giunto fino a me. Spacca il legno; io sono lì. Solleva la pietra, e mi troverai lì.” Questo livello di consapevolezza ci porta quindi, secondo Evagrio, al secondo livello di contemplazione delle cose non viste dai sensi, ma direttamente ‘da un semplice sguardo dello spirito’, che è il risultato di una profonda preghiera contemplativa silenziosa ovvero la ‘preghiera pura’, come i Padri e le Madri del deserto la chiamavano. Loro ci hanno insegnato che è possibile spostarsi attraverso questi livelli solo lasciando gradualmente andare tutti i pensieri, le immagini e le forme (in altre parole l’ ‘ego’, il nostro pensiero dell’emisfero sinistro del cervello). Si tratta di un passaggio dalla molteplicità alla semplicità e verso il silenzio, grazie alla fedele ripetizione di una ‘formula’ come loro la chiamavano. Come sapete, questa è la base della meditazione cristiana come ri-scoperta da John Main negli scritti di Giovanni Cassiano. Egli ha sottolineato: “noi sappiamo che Dio è intimamente con noi e sappiamo anche che egli è infinitamente al di là di noi. Ed è solo attraverso il silenzio profondo e liberatorio che siamo in grado di riavvicinare le polarità di questo misterioso paradosso.

Abbiamo visto in tre precedenti insegnamenti settimanali come abbiamo avuto da Dio la capacità di essere aperti a questa diversa modalità di percezione, avviandoci nel cammino verso questi due livelli di contemplazione. Ma tutti sappiamo che il fattore chiave – fare attenzione esclusivamente al nostro mantra – è tutt’altro che facile. Molti di noi, di fronte a una mente piena di pensieri e immagini arrivano alla conclusione che ‘questo non è per me!’ ‘non ce la faccio” e così rinunciano. Non siamo i soli. Plotino (205 – 270 d.C.) ebbe una grande influenza sulla prima cristianità e disse: “Come è possibile che, pur avendo grandi cose in noi, non le percepiamo… Come è possibile che alcune persone non riescano mai ad attivarle ?” ma noi abbiamo la possibilità di una scelta, rinunciare o perseverare. Giovanni Cassiano ha sottolineato l’importanza del libero arbitrio: “Perciò resta sempre nell’essere umano una volontà libera che può ignorare o amare … la grazia.”

Questa citazione dimostra che è necessario non solo prestare attenzione, ma abbiamo bisogno anche della grazia. Non possiamo entrare in questa consapevolezza superiore solamente con la forza di volontà. Abbiamo bisogno del sostegno dello Spirito Cosmico, che giunge a noi attraverso la parte spirituale del nostro essere. Il dono di sostegno dello Spirito Santo / Cosmico che noi chiamiamo ‘grazia’ nella tradizione cristiana. Come dice Evagrio: “Lo Spirito Santo ha compassione della nostra debolezza, e per quanto siamo impuri viene spesso a visitarci. Se troverà il nostro spirito rivolto a lui in preghiera per amore della verità, allora scenderà su di noi e dissolverà tutta la marea di pensieri e di ragionamenti che ci affligge “. La parole più importanti di questa citazione sono: ‘Se troverà il nostro spirito in preghiera a lui per amore della verità’. Questo dono di grazia che ci raggiunge, la nostra intenzione, il nostro desiderio di ri-collegamento con una realtà superiore – ‘il nostro amore per la verità’ – hanno un ruolo ancora più importante di quello che ha il fare attenzione alla nostra parola.

Kim Nataraja