Anno 3 n. 48 Insegnamenti settimanali 31 gennaio 2016

 Origene e le Scritture


Un lettura attenta e contemplativa di un breve passo delle Scritture è parte integrante della tradizione benedettina.

Molti di noi nella Comunità concludono la sessione di meditazione in questo modo. L’origine di questo tipo di lettura risale ai primi secoli del cristianesimo, quando i seguaci di Gesù stavano cercando di capire chi Lui fosse e quale significato avesse il suo insegnamento. Origene fu il primo ad esprimere chiaramente il rapporto tra Scritture, esperienza spirituale e comprensione.

Il rev. professor Andrew Louth nel suo capitolo su Origene in “Journey to the Heart”, spiega: “Tutto ciò che Origene ha scritto, ed è stato uno scrittore prolifico, riguardava l’interpretazione delle Scritture e assumeva la forma di commentari e sermoni. Era il cuore del suo sapere e della sua teologia mistica; in effetti, questo ha costituito la base del suo insegnamento. Probabilmente, scrisse commentari per ogni libro della Bibbia, la maggior parte dei quali sono oggi purtroppo perduti, in quanto parte del suo insegnamento fu considerato come ‘eretico’ dopo la sua morte.

La sua opera più importante esistente “I Princìpi” contiene un resoconto sistematico di come leggere le Scritture. Gran parte delle letture moderne bibliche si occupano dell’analisi critica delle singole parole. Anche se Origene indulgeva in questo in una certa misura, sottolineava l’importanza di andare oltre il primo livello di lettura, cioè, oltre il concentrarsi esclusivamente sul significato superficiale del testo. Il vero scopo di leggere le Scritture per Origene era quello di portarci ad un incontro con Cristo; era essenzialmente una esperienza spirituale. La voce che sentiamo nelle Scritture è Cristo che parla a noi e la nostra comprensione delle Scritture è un modo di unirci a Lui.

La tradizione della ‘Lectio Divina’, la lettura lenta meditativa delle Scritture che alla fine conduce alla sostanza del testo, può essere fatta risalire a lui. Egli spiegò l’esperienza della scoperta del significato spirituale e teologico nelle Scritture attraverso allegorie, spesso in un linguaggio mistico; parla di un risveglio ‘improvviso’, di ‘ispirazione’, e di ‘illuminazione’. È abbastanza chiaro che il misticismo di Origene è centrato sulla Parola, e che la Parola eterna viene appresa nelle Scritture.

Il cristianesimo dal suo punto di vista era il compimento dell’Antico Testamento. Scorci della verità intravisti da Mosè e i profeti vengono attualizzati nell’incarnazione di Cristo. L’Antico Testamento è la storia della relazione di Dio con il suo popolo, ma Cristo era la verità e la chiave per capire le Scritture. Se ascoltiamo attentamente l’Antico Testamento  sentiamo lì il Vangelo di Cristo. Per esempio, Origene parla dell’amore di Cristo per la sua Chiesa nella sua introduzione al commento al ‘Cantico dei Cantici’: Cristo è lo sposo che cerca noi nell’amore. Tuttavia, il contesto liturgico non è mai lontano, perché le Scritture venivano principalmente ascoltate in Chiesa e la maggior parte del lavoro di Origene consisteva di sermoni. Nel IV secolo, Basilio di Cesarea e Gregorio Nazianzeno fecero una selezione degli scritti di Origene, che va sotto il nome di ‘Filocalia’. All’inizio (Capitolo 6), selezionano un passaggio nel quale Origene suggerisce che l’ascolto delle Scritture è come cercare di ascoltare una sinfonia; non sarai in grado di capirla se non hai afferrato i princìpi dell’armonia. Come possiamo imparare questi princìpi? Dalla nostra vita di cristiani e attraverso la Regola della Fede. Con questa comprensione, possiamo sentire l’armonia.”

Brano tratto da “Journey to the Heart – Christian Contemplation through the centuries – an Illustrated Guide”  a cura di Kim Nataraja.