Insegnamenti settimanali 30 dicembre 2012

La perseveranza

Strettamente legato al voto benedettino della “Conversione ” è quello della “Stabilità”.

Benedetto era profondamente consapevole del fatto che la continua conversione, il rivolgersi costantemente al Divino nella preghiera e nella vita, impegni richiesti dal cammino spirituale, costituiscono un processo difficile e spesso scoraggiante.

Perciò egli mise in risalto la virtù della “stabilità”, intendendo anzitutto la qualità della perseveranza, della costanza, un radicamento nella tradizione e nella pratica.

Che cosa facciamo, quando ci sentiamo restii a meditare? Che cosa facciamo, quando abbiamo paura di affidarci ? Che cosa facciamo, quando avvertiamo un fallimento nella meditazione, perché non succede mai niente ? La virtù della “stabilità” ci insegna quanto segue: semplicemente sediamoci alla solita ora e pronunciamo la nostra parola. Perseveriamo nella nostra pratica senza curarci di quello che succede o non succede. Con fede ci sediamo e ripetiamo il nostro mantra, senza aspettarci nulla.

Il bello è che qualcosa sta accadendo, ma ad un livello oltre la nostra personalità di superficie; il vero cambiamento sta avvenendo nel nostro centro più profondo. Noi non ce ne accorgiamo, perché è oltre la nostra coscienza razionale. Se noi soltanto lasciamo che sia, e abbiamo fiducia, la meditazione porta alla conversione del cuore, uno spostamento dell’enfasi dal sé superficiale al nostro vero sé in Cristo.

Gli insegnamenti dei Padri e delle Madri del Deserto, giunti a Benedetto attraverso Giovanni Cassiano, ebbero su di lui una grande influenza. Questa noia, quest’aridità, questo “qual è lo scopo?”, che hanno bisogno dell’antidoto della stabilità, era noto anche a loro. Essi definivano questa emozione paralizzante “il Demone dell’Acedia”.

Il demone dell’accidia – chiamato anche il demone di mezzogiorno – è quello che causa i maggiori guai. Esso attacca il monaco (il meditatore) intorno all’ora quarta (h. 10) e assedia l’anima fino all’ora ottava (h. 14). Prima di tutto fa sì che al monaco sembri che il sole si muova appena, o per niente, e che la giornata sia fatta di cinquanta ore. Poi costringe il monaco a guardare costantemente fuori dalla finestra, uscire dalla cella, fissare attentamente il sole per determinare quanto manca all’ora nona (h. 15, il momento della giornata dedicato all’unico pasto), guardare un po’ di qua e un po’ di là per verificare se un fratello esce dalla sua cella. Poi, oltre a tutto ciò, infonde nel cuore del monaco l’odio verso il luogo, l’odio verso la sua stessa vita, l’odio verso il lavoro manuale (l’odio verso la meditazione).

Il demone lo porta a pensare che il sentimento della carità abbia abbandonato i fratelli e che non ci sia nessuno a fargli coraggio. Se per caso qualcuno offende il monaco in qualche modo, il demone usa anche questo per contribuire ad accrescere il suo sentimento di odio.

Questo demone lo conduce a desiderare altri luoghi dove poter vivere con più agio, trovare lavoro rapidamente e diventare una persona di successo. E continua suggerendogli che, dopotutto, il punto basilare del servire il Signore non è costituito dal luogo. Dio lo si può adorare dovunque. A queste riflessioni si unisce il ricordo dei suoi cari e della sua vita precedente. Descrive la vita dilungandosi molto e porta davanti all’occhio della mente la fatica della lotta ascetica (pratica meditativa) e, come si dice, non lascia alcuna strada intentata per indurre il monaco ad abbandonare la sua cella e a ritirarsi dalla battaglia. Nessun altro demone arriverà subito alle calcagne di questo (quando sarà stato sconfitto), ma scaturiranno da questa lotta soltanto uno stato di pace profonda e di gioia inesprimibile.

Possiamo riconoscere molti dei sentimenti qui espressi: il tempo che non passa; nessuno che ci offre una parola di incoraggiamento; non sto raggiungendo nulla; è così difficile stare seduti immobili; quanto è noioso ripetere soltanto la nostra parola; non sarebbe meglio leggere un libro sulla meditazione e sulla spiritualità ? Non sarebbe altrettanto bello fare una passeggiata all’aria aperta nella natura ? Ma il messaggio è molto chiaro, non lasciamo vincere il “demone”, perseveriamo e la pace regnerà.

Kim Nataraja