Anno 3 n. 44 Insegnamenti settimanali 3 gennaio 2016

 S. Paolo

L’insegnamento di Gesù, San Giovanni e Meister Eckhart che abbiamo preso in considerazione negli ultimi brani degli insegnamenti settimanali mette in evidenza l’importanza di riconoscere i due aspetti della nostra natura umana.

Il momento in cui ci rendiamo conto di essere sia Marta che Maria, che il nostro essere spirituale è al di là del nostro ego attivo, è visto da Meister Eckhart come la ‘Nascita di Cristo nell’Anima’. Il nostro impegno della meditazione / contemplazione facilita questa intuizione e consente la necessaria integrazione di questi due aspetti del nostro essere. Non smettiamo di ‘fare’; l’ego è necessario per fare quello che siamo chiamati a fare, ma il nostro vero ‘essere’ spirituale ispira il nostro ‘fare’. San Giovanni considera Gesù come esempio di perfetta integrazione tra l’umano e il divino.

Questa presa di coscienza della parte più profonda e più importante del nostro essere è stata chiamata ‘metanoia’ dai primi cristiani, un totale cambio di prospettiva sulla realtà. Il ‘momento’ di San Paolo è stato drammatico, come tutti sappiamo, ma come Laurence Freeman spiega:

“La sua conversione è stata solo l’inizio… ci sono altre descrizioni di rilevanza mistica… Nel capitolo 12 della seconda Lettera ai Corinzi, Paolo si riferisce ad un’esperienza di essere ‘rapito in paradiso’ (‘se nel corpo o fuori dal corpo non lo so – lo sa Dio’), in cui ha sentito “parole indicibili che labbra umane non possono ripetere”. Ha analogie simili ad espressioni della mistica ebraica apocalittica, ma è unico, soprattutto nell’essere così chiaramente autobiografico. Il valore di questo suo racconto, però, non è nel fatto di ‘vantarsi’, che, dice, non serve a niente, ma vuole insistere sul fatto che le persone si formano una opinione su di lui in base a quello che vedono, vale a dire la sua debolezza umana. A cosa assomiglia questo singolo apostolo che aveva ricevuto una così grande grazia mistica? Sorprendentemente ma significativamente, è proprio come noi. Egli continua dicendo che gli è stata messa una ‘spina nel fianco’ per renderlo umile, un’afflizione che, nonostante le sue preghiere, Dio non gli ha risparmiato. Così è rimasto debole e umile pur essendogli stato dato il potere di una grande grazia come guida per compiere la sua missione. Ed è proprio della debolezza, non delle esperienze mistiche che è orgoglioso perché la ‘potenza di Cristo’ si basa sulla debolezza e la forza divina la si vede pienamente solo nella debolezza umana. ‘Quando sono debole è allora che sono forte’ (2 Cor. 12,10). Qui vediamo l’essenziale rinuncia al potere che è al cuore del mistero di Cristo e della vita incentrata in Cristo. La mistica cristiana si concentra non solo sulla esperienza soggettiva, che può così facilmente far gonfiare l’ego, ma ancora di più sull’opera di Dio nel contesto più grande del mondo e nel servizio verso gli altri. Così Giuliana di Norwich si colloca nella grande tradizione, quando comprende che le sue ‘rivelazioni dell’amore divino’ le erano state affidate per il bene degli altri. “

Paolo non ha mai perso il lato umano, il lato ‘Marta’ della sua natura, ma era il lato umano illuminato dalla più profonda parte spirituale del suo essere che ispirava tutto quello che faceva. ‘Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me’. Questa intuizione gli ha dato la forza e la perseveranza per guidare gli altri e mettere in rilievo l ‘al di là’ del nostro essere e della Realtà nel suo complesso.

Laurence Freeman

(brano tratto da ‘Journey to the Heart – Christian Contemplation through the centuries – an Illustrated Guide’ curato da Kim Nataraja)