Anno 3 n. 4 Insegnamenti settimanali 29 marzo 2015

La preghiera interiore profonda.

John Main, così come i primi cristiani, ha messo in evidenza la preghiera silenziosa profonda come il modo per entrare nel nostro centro,

dove ci mettiamo in contatto con il Cristo vivente e per mezzo di lui “conosciamo” Dio. Clemente di Alessandria dice: “[Noi] Preghiamo … quando nella “stanza” della nostra anima approdiamo ad un solo pensiero e ‘con una visione ben più profonda delle parole’ invochiamo il Padre, che è già presente, mentre stiamo ancora parlando. “

Clemente, e Origene dopo di lui, furono i capi della scuola catechistica di Alessandria ed hanno insegnato a tutti gli aspiranti cristiani, perciò la loro influenza è stata enorme. Tutto il loro insegnamento si basa sulla Scrittura. Abbiamo notato poco sopra l’accento su ‘un pensiero’ e sull’interiorità, nella maggior parte dei messaggi della Scrittura: “Ma quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo, nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà “(Mt 6, 6)

L’interiorità necessaria lungo il cammino spirituale è messa in risalto anche da Plotino (205-270), che ha reinterpretato l’insegnamento di Platone ed ha avuto una grande influenza non solo su Clemente ed Origene, ma su tutto il complesso della successiva tradizione mistica cristiana: “Non dobbiamo guardare, ma dobbiamo, per così dire, chiudere gli occhi e scambiare la nostra facoltà di vedere con quella di un altro. Dobbiamo risvegliare questa facoltà che ognuno possiede, ma poche persone usano … Ritirarsi in se stessi e guardare. “Spesso dimentichiamo che il cristianesimo non è iniziato nell’isolamento, ma che i primi cristiani hanno tentato di capire il significato di Cristo attraverso il loro modo di pensare conformato alla conoscenza e alla cultura del loro tempo: “Il Cristianesimo è un fenomeno storico con le proprie radici nelle religioni ebraica e greca e queste radici possono essere ritrovate anche più in profondità nella primordiale coscienza religiosa dell’umanità. Tutte le religioni non possono essere una sola, come William Blake ha sostenuto, ma sono certamente profondamente connesse e correlate fra di loro. “(Laurence Freeman) Non solo il nostro corpo, ma anche la nostra consapevolezza spirituale si evolve nel tempo.

Più tardi abbiamo sentito Giovanni Cassiano (365.433), che ha messo per iscritto l’insegnamento del deserto, spiegare il paragrafo di Matteo 6, 6 con parole simili a quelle di Plotino: “Preghiamo nella nostra camera a porte chiuse, quando allontaniamo il cuore dai rumori dei pensieri e delle preoccupazioni e ci rivolgiamo al Signore in segreto, come intimamente. Preghiamo con la porta chiusa , con le labbra chiuse e in totale silenzio, preghiamo indirizzandoci a colui che cerca non le voci, ma i cuori.” Come sapete già, Cassiano è stato l’ispirazione originaria di John Main.

L’intenzione di essere alla presenza di Dio e l’attenzione alla nostra preghiera portano alla consapevolezza, consapevolezza attenta al nostro vero sé. Una preoccupazione materiale del mondo ha offuscato la nostra percezione: noi siamo quello di cui siamo consapevoli. Essere in grado di ‘capire’ Dio presuppone una profonda connessione tra l’umanità e il Divino. Possiamo veramente ‘sapere’ qualcosa solo quando abbiamo qualcosa in comune. Il bello è che questa comunanza non dipende dalla fede, essa può essere vissuta. Attraverso la meditazione ci rendiamo conto della nostra connessione Divina e quindi della nostra bontà essenziale, che cambia tutta la percezione di noi stessi e degli altri, e così la nostra vita.

È per questo che John Main ha visto la meditazione come “un processo di liberazione, e come dobbiamo liberare queste verità nella nostra vita. “

Kim Nataraja