Anno 2 n. 42 Insegnamenti settimanali 28 dicembre 2014

 Importanza delle emozioni

Abbiamo visto l’enfasi che Evagrio dà al diventare consapevoli dei nostri “demoni”,  conoscendoli e riconoscendoli, privandoli così del loro potere su di noi. 

Evagrio parlava di “purificare le emozioni”, trasfigurandole e riportandole al loro stato originario di energia divina: “La vita ascetica è il metodo spirituale per purificare la parte emozionale dell’anima”.

E’ importante tenere a mente che Evagrio non ci dice di reprimere le emozioni, ma di purificare quelle che sono state sviate dai bisogni materiali ed emotivi dell’ego, e che sono rimasti “insoddisfatti”. Non parla di sopprimerle, infatti devono essere espresse. Questo viene spiegato molto bene da Massimo il Confessore: “Tu non cresci evitando il conflitto, l’irritazione, il fastidio, ma cercando con delicatezza di eliminare le incomprensioni e, se ciò non è possibile, portando l’altra persona nella preghiera, restando in silenzio, rifiutandoti assolutamente di parlarne male.”

Quando Dio ha creato l’umanità, non ci ha dato solo il nostro istinto di sopravvivenza, ma anche un’anima, la sede delle emozioni, per approfondire ed arricchire le nostre esperienze. Ma la parte emozionale dell’anima  può essere al tempo stesso un aiuto o un impedimento. Abbiamo visto che può essere un impedimento quando è guidata in modo oppressivo dai desideri materiali e dai bisogni insoddisfatti dell’ego; questi annebbiano la visione ed ostruiscono l’accesso a quello che i filosofi greci chiamavano “nous”. Con ciò si riferivano all’intelligenza intuitiva, lo spirito, la parte più elevata dell’anima, il nostro punto di comunione con la Realtà Divina.

La vittoria sui “pensieri perversi” porta all’ “apatheia”, uno stato di equilibrio emotivo, serenità e armonia. Allora non siamo più dominati dai desideri passionali dell’ego e possiamo diventare consapevoli della luce del Divino che è in noi. Questo ci rende capaci di vivere nella presenza divina e ci fa “conoscere” intuitivamente come essa si relazioni alla realtà quotidiana e come la influenzi: “Il Regno di Dio è ‘apatheia’ dell’anima insieme alla vera conoscenza delle cose esistenti” (Evagrio).

Quest’armonia, l’integrazione del loro intero essere e la conseguente libertà spirituale, spingono gli asceti al livello di “angeli”. Come abbiamo visto, i “demoni” ci ostacolano, mentre gli “angeli” sono lì per aiutarci. Quindi, se gli asceti raggiungessero questo stato di angeli, anche loro si occuperebbero sempre più del benessere degli altri guidati dall’ amore: “L’agape (amore incondizionato) è il frutto di ‘apatheia”.

La pratica (praxis) perciò non va mai considerata come un nostro avanzamento spirituale; al contrario, l’esperienza dell’amore “incondizionato” nella visione di Dio conduce ad un aumento dell’amore compassionevole per ogni individuo, portando all’armonia e all’unione con tutti: “Felice è il monaco che vede il benessere e il progresso di tutti gli uomini con tanta gioia, come se fosse il suo stesso benessere e il suo stesso progresso”.

Kim Nataraja