Anno 1 n. 12 Insegnamenti settimanali 26 maggio 2013

Integrazione di due modi di essere

La scorsa settimana abbiamo esaminato il significato del Regno.

Laurence Freeman nel suo libro “Gesù il Maestro Interiore” dice: “Il Regno è libertà da qualsiasi dominazione interiore ed esteriore: la libertà gloriosa dei figli di Dio. È la forza di Dio che fluisce liberamente in ogni dimensione umana, sia sociale sia personale. È la realizzazione dell’individuo sia come essere singolo sia come parte del tutto che è indivisibile da tutti gli altri individui. È la fine della tragedia dell’alienazione e dell’isolamento, le due cause maggiori della sofferenza e della barbarie umana.” Potremmo pensare, leggendo questo, che si tratta di una condizione che soltanto i santi possono sperimentare, non accessibile a te e a me. Eppure, come vedremo, quando eravamo molto giovani noi vivevamo proprio in quella condizione.

Dio ci ha dato tutto quello di cui abbiamo bisogno per vivere su questa terra, non soltanto per sopravvivere ma anche per ricollegarci al Divino da cui proveniamo. Il nostro cervello è lo strumento giusto per fare ciò, per sintonizzarci su diversi livelli di consapevolezza, sulle diverse realtà che ci stanno intorno. Mia figlia, Shanida Nataraja, nel suo libro “The Blissful Brain” spiega che ci sono due metà nel nostro cervello e ne descrive così le funzioni: Il cervello di sinistra ha un centro – l’ego – che interpreta le impressioni sensoriali, gli stimoli emotivi e intellettuali, che vengono dal mondo esterno, e usa le capacità linguistiche, logiche e analitiche per trovarne il senso. Il suo obiettivo principale è quello di proteggerci da qualunque cosa possa interferire sulla nostra sopravvivenza in questo mondo in quanto singoli individui. Questa parte del cervello ignora totalmente qualunque cosa che non abbia a che fare con il contesto della sopravvivenza.

Anche l’emisfero di destra ha un centro – il Sé – che vede l’immagine globale, quella consapevolezza onnicomprensiva che include l’ego. Vede l’individuo nel contesto del tutto totalmente interconnesso, compresa tutta l’umanità e la creazione – e il tutto nell’abbraccio del Divino. Anche questo emisfero ha sensi, i sensi interiori dell’intuizione e dell’immaginazione creativa. A causa della sua visione che tutto racchiude, emozioni comprese, il cervello di destra aggiunge al disegno costruito dall’ego empatia, compassione, attenzione all’esistenza degli altri e alla creazione – è la sorgente del nostro essere spirituale e il nostro collegamento con il Divino.

Il fatto che noi abbiamo la capacità innata di ricollegarci alla Sorgente è provato dalle ricerche delle neuro-scienze. Queste hanno dimostrato che i bambini al di sotto dei due anni d’età vivono ancora principalmente nel loro cervello di destra, come si vede dalla predominanza di onde alfa; da ciò discendono l’empatia, l’amore, la compassione e l’immaginazione vivida, creativa che caratterizzano il bambino.

Perciò un bambino molto piccolo è ancora indiviso, in contatto con il tutto, ancora collegato a Dio, vive ancora nel Regno. Nella normale consapevolezza di un adulto, le onde beta, segno dell’attività dell’emisfero sinistro, sono predominanti, come tutti sperimentiamo, costantemente immersi nel turbinio dei pensieri che occupano le nostre menti. Il passaggio dalla visione del cervello destro a quella del cervello sinistro avviene gradualmente tra l’età di due e cinque anni; da quel momento in poi, la società e l’educazione accentuano la modalità di vivere secondo il cervello sinistro mentre la modalità del cervello di destra non è stimolata.

Questo collegamento, comunque, non viene mai spezzato, ma soltanto interrotto a livelli diversi. Comunque noi abbiamo la possibilità di riattivarlo, perché si tratta di una parte naturale donata da Dio alla nostra natura umana. In effetti è qualcosa che Gesù ci incoraggia a fare: “Se non diventerete come i bambini, non entrerete mai nel Regno dei cieli.” (Matteo, 18,3)

Shanida inoltre mette in luce il ruolo della meditazione in questa riconnessione con la nostra coscienza più ampia: la meditazione, attraverso la sua attenzione focalizzata sul mantra, ci fa spostare dalla modalità di vita secondo l’emisfero sinistro alla modalità di vita secondo l’emisfero destro. Per alcuni di noi l’interruttore si è piuttosto arrugginito nel tempo, ma per i bambini la connessione è facile; ecco perché entrano in meditazione così naturalmente come le papere nell’acqua.

Ovviamente dobbiamo essere in grado di occuparci della nostra personale sopravvivenza così come di quella del prossimo. Abbiamo bisogno di entrambi i lati del nostro cervello; possono essere differenti ma sono assolutamente complementari. La loro cooperazione è essenziale per il nostro benessere, il nostro senso di armonia e di equilibrio. Così si aggiunge senso alla vita, cosa che spesso, tristemente, manca quando viviamo esclusivamente basandoci sul nostro cervello sinistro.  Anche qui la meditazione aiuta: essa favorisce infatti lo sviluppo dell’interconnessione tra le due metà del cervello. Ci permette di passare facilmente da una modalità di essere all’altra. Soltanto ripetendo con amore e fede il nostro mantra noi mettiamo fine “alle tragedie dell’alienazione e dell’isolamento” e ci diamo la possibilità di entrare nel Regno.

Kim Nataraja