Insegnamenti settimanali 26 agosto 2018

Posso cambiare il mantra?

Nel cristianesimo pregare ripetendo una o più frasi prestabilite è stata una pratica diffusissima in tutte le epoche. Basta pensare al ‘Padre nostro’, all’’Ave Maria’, al ‘Gloria’, alla ‘Preghiera di Gesù’ nella tradizione ortodossa. Cassiano, che ha raccolto tutti gli insegnamenti dei Padri e delle Madri del deserto del IV secolo, raccomandava la frase tratta dai salmi: ‘O Dio vieni in mio aiuto; Signore affrettati ad aiutarmi’. I primi seguaci di San Francesco lo hanno sentito pregare ripetendo tutta la notte ‘Dio mio e mio tutto’ (Deus meus et omnia). Si pensa che Sant’Agostino abbia usato la frase ‘Possa io conoscere me stesso per conoscere te’ (Noverim me, noverim te). La filosofa e mistica francese del XX secolo Simone Weil era solita recitare il Padre nostro in greco. Altri mantra consigliati sono la parola aramaica ‘Abba’ (Padre), Pace, Kyrie Eleison, Veni Sancte Spiritus – e qualunque altra frase di rilievo spirituale per un cristiano.

Comunque, nello scegliere un mantra è meglio seguire il consiglio del proprio maestro. John Main preferiva usare come mantra ‘Maranatha’. Raccomandava questa parola per tre motivi: innanzitutto perché era una preghiera in aramaico, la lingua parlata da Gesù, una parola che significa ‘Vieni Signore’ oppure ‘il Signore viene’; in secondo luogo, perché, dopo il ‘Padre nostro’, è la più antica preghiera cristiana conosciuta. (San Paolo scrive in greco la prima lettera ai Corinzi, ma la termina con la parola aramaica ‘maranatha’, cosa che dimostra quanto questa preghiera fosse ben conosciuta dai primi cristiani) E in terzo luogo, ha il vantaggio di non avere per noi oggi alcun nesso di significato, così che difficilmente ci induce qualche pensiero.

La ragione principale per ripetere una preghiera, un mantra, è quella di liberare la mente da ogni altro pensiero e di centrare l’attenzione con amore unicamente sul Divino. Cominciamo pronunciando il mantra mentalmente, poi dopo un po’ ci accorgiamo che lo stiamo ascoltando, e col tempo ci spostiamo completamente dalla mente al cuore, ed il mantra risuona da solo nel centro del nostro essere. Questo processo naturale non si potrebbe verificare se cambiassimo continuamente il mantra.

Laurence Freeman ha descritto l’effetto del mantra con queste parole:

Qualche tempo fa ero ad un concerto. Mentre aspettavamo che  iniziasse, ascoltavo l’orchestra che cominciava ad accordare gli strumenti. Non avevo mai sentito un suono così discordante. Ogni strumento suonava a modo suo, in completa disarmonia. Poi  successe che l’oboe, uno strumento piccolo e dal suono basso,  cominciò a suonare e tutti gli altri strumenti si accordarono sulla sua nota. E a poco a poco tutta la disarmonia iniziò a scomparire. Infine ci fu silenzio e il concerto cominciò. Mi sembra che il mantra sia proprio come quel piccolo oboe. Nella meditazione, il mantra conduce tutte le parti del nostro essere, una per una, pezzetto per pezzetto, dentro un’armonia. E quando siamo in armonia, siamo la musica di Dio”.

Perciò è molto importante conservare lo stesso mantra, così che possa radicarsi nel nostro essere ed avere questo effetto armonizzante.

Kim Nataraja