Anno 2 n. 46 Insegnamenti settimanali 25 gennaio 2015

Resistenza a causa di condizionamenti religiosi

La nostra educazione religiosa costituisce la nostra eredità di immagini di Dio, ciò che potrebbe esser per noi un ulteriore ostacolo lungo il cammino spirituale.

Dobbiamo diventare consapevoli di come le nostre idee su Dio non sono solo basate su fattori sociali e culturali, ma sono anche distorte dai nostri condizionamenti, le nostre paure, speranze e bisogni. Sono spesso un prodotto della nostra infanzia, legato ai nostri atteggiamenti in particolare verso i genitori e i maestri. Tutte le immagini sono un prodotto dell’ego. Nominando ‘Dio’ crediamo di conoscere la Realtà Divina, essendoci formati una chiara immagine di Lui/Lei, l’ego si sente sicuro e in controllo. Ma “nominare” non è “conoscere”.

Siamo stati fatti a “immagine e somiglianza di Dio” (Genesi). Ma invece di capire ciò, che abbiamo in noi l’immagine e la somiglianza con Dio, lo prendiamo alla lettera e di conseguenza facciamo Dio di volta in volta a nostra immagine condizionata e a nostra somiglianza. “La maggior parte delle persone sono racchiuse nei loro corpi mortali come una lumaca nel suo guscio, raggomitolate nelle loro ossessioni come ricci. Si modellano la loro nozione di beatitudine di Dio prendendosi a modello” (Clemente di Alessandria II sec. d.C.) Spesso quando ci rivolgiamo all’”agnosticismo” o all’ateismo”, è la nostra immagine di Dio che è morta. Il grido di Nietzsche ‘Dio è morto’ ne è un esempio lampante. Non poteva accettare il Dio della sua infanzia e gettò via il bambino con l’acqua sporca.

Le Scritture ci mostrano chiaramente come funziona questo processo: le nostre immagini riflettono il tempo in cui viviamo e quello di cui abbiamo bisogno. Vediamo una sequenza di immagini di Dio legate all’evoluzione sociale dell’umanità. Per primo incontriamo il Dio tribale della Bibbia ebraica: onnipotente, protettivo, generoso, impressionante ma anche distante, capriccioso e imprevedibile, come la natura da cui le piccole comunità spesso migranti erano  tanto dipendenti. Poi viene un Dio più imparziale, onnipotente e onnisciente, non così lontano, un  sovrano giusto come il re ideale che la comunità stanziale o la città stato allora richiedeva. In seguito troviamo il Dio di Amore del Nuovo Testamento che riflette la necessità di pace e servizio e che cementa i rapporti di una comunità più ampia. Ma Dio non cambia – solo le nostre immagini lo fanno.

Anche se sappiamo di non poter racchiudere il Divino in parole e pensieri, troviamo nel complesso troppo difficile relazionarci a qualcosa di ‘innominabile, ineffabile, e senza limiti’. La mente umana ha bisogno di immagini – è fatta così, fa parte del nostro essere fisico a questo livello di realtà spazio-temporale. Ma dobbiamo ricordare che Dio è molto di più delle nostre immagini e guardare oltre le immagini, alla Realtà verso cui esse tendono. Come sottolinea un detto buddista, il dito punta alla luna ma non è la luna stessa. Considerando le nostre immagini come la Realtà, ignorando che esse sono solo ombre del Reale, di fatto rendiamo idoli le nostre immagini. Ma abbiamo bisogno di frantumare questi idoli. Meister Eckhart (mistico tedesco del XIV sec.) ha  vigorosamente affermato “per questo prego Dio di liberarmi di dio (liberarmi dalle mie immagini di dio). Questa espressione è molto simile al detto buddista “quando incontri Buddha per strada, uccidilo”. E’ la Divinità al di là delle nostre immagini quella a cui siamo intimamente legati e le immagini nascondono  quella realtà. La meditazione con la sua enfasi sul lasciare andare  parole e immagini ci aiuta a lasciare andare le nostre false immagini, i nostri idoli e ad entrare nell’esperienza indicibile di Dio.

Kim Nataraja