Anno 3 n. 47 Insegnamenti settimanali 24 gennaio 2016

 La vita attiva e la vita contemplativa nella teologia mistica di Origene

Come ho spiegato nella mia introduzione al capitolo su Origene in ‘Journey to the Heart’: “Origene era nativo di Alessandria, un uomo colto e sapiente conoscitore della tradizione greca, ebraica e cristiana.

Alla giovane età di 17 anni, il vescovo Demetrio di Alessandria lo  nominò capo della scuola catechetica come successore di Clemente. Fu uno studente di gran talento, un maestro  assai dotato e il primo ad esporre, nel suo “Sui Principi”, una teoria cristiana sistematica e profonda  del cosmo in risposta alla teologia gnostica e alla cosmologia. Egli basava tutto su una lettura allegorica e mistica delle Scritture. La sua opera è stata probabilmente scritta in risposta a domande poste da studenti attenti e preparati della scuola catechetica, che cercavano di capire l’insegnamento cristiano sullo sfondo della filosofia  platonica, stoica e gnostica.”

La prossima settimana vorrei esplorare il suo modo di usare la Scrittura, ma questa settimana vorrei portare avanti la discussione sui due lati della nostra natura: uno in contatto con la realtà materiale e uno in contatto con la realtà spirituale, come si vede nella tradizione ortodossa. Il Vescovo Kallistos Ware spiega: “Origene ci offre una mappa della vita cristiana, classica nell’Oriente cristiano”.  Egli sottolinea un duplice contrasto tra  ‘praxis’ e ‘theoria’, tra la vita attiva e la vita contemplativa. Questa distinzione risale almeno ad Aristotele e si trova certamente in Filone e in Clemente. È importante rendersi conto del modo in cui questi termini vengono utilizzati nelle fonti cristiane orientali.  Nell’Occidente moderno, quando parliamo di vita attiva o contemplativa, di solito pensiamo alla situazione esteriore delle persone. La vita attiva significa vita nel mondo, la vita di un assistente sociale o di un missionario o un insegnante; indica persone che appartengono a un ordine religioso attivo. Nell’uso moderno vita contemplativa di solito indica una vita rinchiusa in una comunità religiosa di persone che si dedicano più alla preghiera che non al servizio all’esterno.

Nei Padri greci, tuttavia, questi termini non si riferiscono a situazioni esterne, ma allo sviluppo interiore. Vita attiva significa la lotta per acquisire virtù e sradicare i vizi, mentre la vita contemplativa indica la visione di Dio. Così può succedere spesso che qualcuno che vive in una comunità  religiosa chiusa, anche un eremita, sia ancora nella prima fase di vita attiva. Mentre è possibile che un laico impegnato in una vita di servizio nel mondo sia in una seconda fase, magari è  un vero contemplativo.

Per esempio, nei detti dei Padri del deserto, sentiamo arrivare una voce ad Abba Antonio che dice: “In città, c’è qualcuno santo come te, un laico, un medico, che dà tutti i suoi risparmi ai poveri e tutto il giorno canta con gli angeli l’inno trisaghion.” Se canti un inno per tutto il giorno, sei certamente un contemplativo, ma qui abbiamo parlato di qualcuno nel bel mezzo della città che attua una professione di fede molto impegnativa. E ancora si dice che sia alla pari del grande Antonio, il Padre degli eremiti.

Origene collega queste due fasi, con le figure di Marta e Maria in Luca 10: Marta è la vita attiva, impegnata in  molte cose, e Maria è colei che si concentra sull’unica cosa necessaria.

Brano tratto da ‘Journey to the Heart – Christian Contemplation through the centuries – an Illustrated Guide’, a cura di Kim Nataraja.