Anno 3 n. 51 Insegnamenti settimanali 21 febbraio 2016

 Origene e le tappe del viaggio (terza parte)

Ora siamo arrivati alla fase finale del viaggio di Origene, la contemplazione di Dio.

Questo desiderio di giungere alla visione di Dio è stata la ragione per la quale così tanti tra i primi Cristiani andarono nei deserti d’Egitto, Palestina e Siria. Hanno voluto dedicare la loro vita a vivere secondo l’insegnamento di Gesù e a seguire la sua guida per trasformare totalmente il loro modo di essere da uno basato sulla molteplicità, in uno di totale unità.

Mosè, uno dei più venerati padri del deserto di Scete nell’Egitto del IV secolo, disse a Giovanni Cassiano e al suo amico Germano — secondo la descrizione fatta dallo stesso Giovanni Cassiano nelle sue Conferenze — che l’obiettivo del monaco era la visione del ‘Regno di Dio’, una visione di pura unità. Ma per il suo raggiungimento egli consigliava di arrivare alla ‘purezza del cuore’, che comportava la pulizia e la guarigione dei desideri mossi dall’ego. Evagrio, insegnante principale di Cassiano, aveva chiamato questi desideri, “cattivi pensieri”. Secondo lui il raggiungimento di questo stato di ‘purezza del cuore’ richiedeva due discipline: in primo luogo, la pratica di lasciare andare pensieri e immagini, passando dal pensiero discorsivo alla pura consapevolezza in preghiera e in secondo luogo ‘guardare i pensieri’. Ciò comporta essere consapevoli delle nostre sensazioni, sentimenti e pensieri in altri momenti, quando non siamo di fatto impegnati nella preghiera. Questa è una pratica che nel nostro tempo si chiama ‘consapevolezza’. La pratica di prestare attenzione al nostro mantra conduce alla possibilità di focalizzare l’attenzione esclusivamente su qualunque cosa o chiunque sia lì davanti a noi nella vita ordinaria, che siano altre persone o la creazione. I primi Cristiani sottolineavano che: “Come preghi, così vivrai”. La vita e la preghiera sono entrambi arricchiti da questa attenzione pura.

Il Vescovo Kallistos descrive così questa fase finale: “Noi stiamo per raggiungere una consapevolezza unitaria in cui siamo consapevoli della presenza divina, ma senza alcuna particolare immagine o forma o frase verbale nella nostra mente: un commovente e unificato stato nell’amore che è apofatico, non-iconico… Vi è, tuttavia, una netta distinzione tra la contemplazione di Dio nella natura e la contemplazione di Dio in un’unione non mediata. Molti di noi, quando leggono nelle opere dei mistici circa la visione non mediata di Dio ad un livello al di là di tutti i pensieri, sentono che questa si trovi molto al di là delle nostre attuali capacità. Ma la contemplazione di Dio nella natura, per affermare la presenza divina in tutte le cose create attorno a noi, rientra nelle possibilità di ciascuno noi. Una volta fatta questa distinzione, la contemplazione diventa molto più accessibile. Noi tutti siamo contemplativi, e la contemplazione è possibile qualunque sia il nostro modo di vivere. Nessuno è escluso. Tutti possiamo affermare il mondo in Dio e Dio nel mondo.

Da questa esposizione del pensiero di Origene, vediamo chiaramente come l’insegnamento di John Main sia completamente in linea con l’insegnamento di Origene, raffinato da Evagrio e poi spiegato ed elaborato da Cassiano.

È interessante il fatto che per raggiungere la fine di questo ciclo di insegnamento settimanale siamo tornati ​​al punto di partenza: l’importanza della semplicità della pratica di prestare attenzione alla nostra parola.

Brano tratto da “Journey to the Heart – Christian Contemplation through the centuries – an Illustrated Guide” a cura di Kim Nataraja.