Anno 3 n. 42 Insegnamenti settimanali 20 dicembre 2015

Gesù, maestro di contemplazione

Nella seguente dispensa degli “Insegnamenti settimanali” vorrei condividere con voi alcuni estratti da “Viaggio verso il Cuore”.

Questo libro si basa su conferenze tenute da vari autori nel corso “Radici del Misticismo Cristiano”, che è stato tenuto per quattro anni come corso annuale di 30 sessioni settimanali da Shankar e da me, sotto il patrocinio della Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana, nel Centro di Meditazione Cristiana di Londra. L’obiettivo del “Viaggio verso il Cuore”, come anche del corso, è di introdurre i meditanti della nostra tradizione e altri interessati alla Mistica Cristiana alla ricca corrente che fluisce nei secoli, utilizzando alcuni insegnanti spirituali come pietre miliari lungo il percorso. Leggere il libro è caldamente consigliato per fare un viaggio di scoperta spirituale; non è semplicemente una raccolta di informazioni, quanto invece un processo di crescita che avviene tramite l’essere a contatto con la saggezza di questi insegnanti. Spero che questi estratti vi stimolino l’appetito alla lettura dell’intero libro.

Laurence Freeman inizia il volume riportandoci al fondamento della preghiera contemplativa cristiana, Gesù. Lo fa non esplorando passi specifici della Scrittura, come è stato fatto nel passato, ma sottolineando che è il modo di insegnare di Gesù e il suo modo di essere a mostrarcelo come maestro di contemplazione.

Laurence inizia le sue riflessioni con la storia di Maria e Marta: “Gesù viene a visitare Marta e Maria, due sorelle, due sue amiche. Marta, che rappresenta la vita attiva, gli da il benvenuto in casa mentre Maria, che rappresenta la vita contemplativa si siede ai suoi piedi per ascoltare la sua parola. Il testo dice che lei si siede e sta lì. Marta invece viene distratta dai molti lavori e ne esce come una specie di terrorista domestica che esplode in rimostranze con Gesù: “Signore, non vedi che mia sorella mi ha lasciata da sola a servire? Dille di aiutarmi!”.

Marta è chiaramente la star o l’anti-eroina di questa storia. Il lettore medio si identifica e simpatizza con lei. Chi a volte non ha provato quello che prova lei? Non è di umore piacevole, ma non viene condannata da Gesù – o dal narratore o dal lettore – perché è così chiaramente in uno stato di sofferenza, isolata, arrabbiata, paranoica, oberata, piena di sentimenti di abbandono. Il suo ego si è dolorosamente gonfiato e vede tutto in relazione a se stessa. Se dovessimo dare alla Marta tuttofare un lavoro in più nel suo riposo celeste sarebbe quello di essere la santa patrona dello stress, del quale mostra tutti i sintomi classici. Eppure, al di là della auto-drammatizzazione sta solo cercando di preparare un buon pranzo, di essere ospitale. Perché non chiede direttamente a Maria di aiutarla? Perché dà la colpa a Gesù e diventa la sola discepola nei vangeli a dirgli cosa fare? Queste sono domande che, ad un livello di lettura, ci rendono la storia istruttiva, offrendoci lumi sul suo significato morale. Come ci aiuta la storia a capire il nostro comportamento? Eppure, ad un livello spirituale più profondo non ci stiamo occupando di psicologia ma della vera natura della nostra umanità. Le due sorelle rappresentano non solo due tipi di personalità, ma le due metà del nostro animo umano. Questo è implicito nel modo in cui Gesù risponde a Marta. Con calma e in modo amichevole spiega a Marta, prima di tutto, che ha un po’ perso il contatto con se stessa. Pronuncia due volte il suo nome per riportarla al presente. In questo modo, si spera, Marta comincia ad imparare ad ascoltarlo come Maria stava facendo. “Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose,” le dice. Gesù non sta addossandole colpe, ma le sta offrendo una diagnosi del suo problema, mostrandole quanto si sia alienata dalla sua altra metà, da sua sorella. Le dice che ha accumulato un grado di stress non più gestibile nel suo darsi da fare mentre “una cosa sola è necessaria”. Non dà una definizione di questa unica cosa. Ma certamente “l’unica cosa” è essere uno, il reintegrare il sé diviso le cui fratture interne l’hanno condotta alla rabbia e alla violenza. Nelle parole successive, difende la dimensione contemplativa della vita che regolarmente viene messa sotto attacco dal lato attivista del sé diviso perché ritenuta inutile, non produttiva ed egoista. Questa unità originale dell’anima, l’equilibrio e l’armonia tra azione e contemplazione decide dell’intero disegno e tono della vita. Senza di essa ogni aspetto della vita è frammentato. In termini religiosi, teologia, preghiera e adorazione sono tutte danneggiate da divisioni interne. La fede stessa, senza la dimensione contemplativa, in ultimo degenera in ideologia o conformità sociale. In termini più generali, la psiche umana collassa nell’unilateralità, squilibrio e disarmonia. Questo è il motivo per cui Gesù dice qualcosa che può essere maleintepretato come una dura critica di Marta: “Maria ha scelto la parte migliore e nessuno gliela porterà via.” In realtà, sta dicendo che l’essere viene prima del fare e la qualità del nostro essere determina la qualità ed efficacia di tutte le nostre azioni. Non sappiamo come Marta abbia risposto. Alza le braccia in disperazione e se ne va sbattendo la porta, o improvvisamente si calma e fa quello che avrebbe dovuto fare prima, ovvero chiedere a Maria di aiutarla? Sarebbe il test del lavoro di Maria. Se lei dovesse rispondere “No, sto contemplando, lasciami in pace”, mostrerebbe che il suo lavoro è inautentico. Se saltasse in piedi per aiutarla, la sua altra metà sarebbe in armonia. L’errore di Marta, fatto da culture e religioni come anche da individui, è il non essersi ricordata che anche Maria stava lavorando. Noi siamo sia Marta che Maria. Il nostro squilibrio è rappresentato qui da Marta che lo mostra come problema universale. L’unica cosa necessaria è di portare le due metà della nostra anima di nuovo in relazione di amicizia e in equilibrio. Ci sono molti modi con cui possiamo farlo. La cosa più importante ovviamente è recuperare il lavoro che Maria sta facendo – Marta ha dimenticato il valore della non-azione di Maria: anche se Maria sembra non fare nulla, sta lavorando, ascoltando, ponendo attenzione e restando tranquilla.

La storia ci mostra Gesù come maestro di contemplazione che capisce e vuole comunicare quanto la completezza sia equilibrio santo e integrazione. Gesù ha insegnato questo, non solo con le parole, ma con l’esempio. Specialmente nel vangelo di Luca, lo vediamo fermare di frequente il ritmo veloce della sua vita, la sua predicazione, la sua opera di guaritore e di viaggiatore, ritirandosi in luoghi tranquilli per pregare da solo o con pochi discepoli. (Luca 6,12; 9,18; 22,39). Se non ci fosse stata una armonia tra ciò che insegnava e ciò che faceva, il suo insegnamento sarebbe mancato di autorevolezza. L’identità cristiana dipende direttamente da questa autorità”.

Kim Natarja