Anno 5 n. 12 – Insegnamenti settimanali 2 luglio 2017

Evagrio, il monaco origenista

Evagrio fu uno dei Padri del Deserto più autorevole, ed ebbe una grandissima influenza su Giovanni Cassiano. L’ho citato molte volte; ora lasciate che vi racconti un po’ chi fu. Nacque ad Ibora, sulle spiagge del Mar Nero (Ponto), nel 346 d.C. Suo padre fu un vescovo di provincia. Nel vicinato, c’era la casa di famiglia di San Basilio, di suo fratello più giovane San Gregorio di Nissa e della loro sorella Macrina. I due fratelli ed un loro intimo amico, Gregorio di Nazianzo, sono conosciuti come i Padri Cappadoci. Dalla sua più tenera età, Evagrio visse perciò sotto l’influenza di questi tre personaggi. Pensava di diventare un monaco, ma infine fu più attratto dalla stimolante vita intellettuale di Costantinopoli. San Basilio lo ordinò lettore, e dopo la morte di quest’ultimo, Gregorio di Nazianzo lo ordinò diacono. Evagrio era un bell’uomo, con un alto grado d’istruzione, ed un brillante oratore, adatto ad una carriera ecclesiastica di successo. Tuttavia, si innamorò di una signora Romana già sposata. In sogno, fece il giuramento di lasciare Costantinopoli e dedicare sé stesso alla vita spirituale. Benché il giuramento fu fatto in sogno, lo mise in atto e si recò a Gerusalemme, dove si incontrò con i suoi amici Melania e Rufino, che lì vivevano in comunità. Essi erano, come anche i Padri Cappadoci, molto influenzati da Origene. Evagrio subito dimenticò la sua promessa e, quasi immediatamente, riprese le sue vecchie abitudini mondane. Ma fu contagiato da un male incurabile, che condusse Melania a pensare che la causa fosse il suo esser venuto meno alla promessa. Questa intuizione lo curò miracolosamente, e nel 383 circa si ritirò nel deserto Egiziano.

Il gruppo di monaci Origenisti a cui si unì, era inizialmente guidato da Ammonio Parotes, ma la loro ammirazione per le abilità e l’esperienza di Evagrio è evidente nel fatto che non ci volle molto tempo perché tutti lo accettassero come il loro Abba. Dopo aver trascorso con loro due anni, decise di unirsi ai monaci più austeri delle Celle, e divenne anche uno dei discepoli dei monaci Copti: Macario il Grande e del molto austero Macario l’Alessandrino. Una volta ancora perciò fece da ponte – prima tra la teologia e la contemplazione, come abbiamo visto – ed in seguito tra i monaci Origenisti e i monaci Copti. Nei suoi scritti, unisce il sapere e la saggezza dei due gruppi. Una volta che si sistemò e si adattò alle Celle, non sentì né ebbe più nessuna ambizione di salire sempre più in alto nella carriera ecclesiastica; si rifiutò perfino di essere eletto vescovo. Visse lì per 14 anni fino alla sua morte, nel 399.

Dal momento che la saggezza e sapienza di entrambi i gruppi era basata sulla profonda preghiera contemplativa, erano o risultavano molto simili, poiché tutti e due parlano dal cuore. Ma in superficie c’erano abbastanza diversità negli approcci teologici. I monaci Copti sottolineavano la fede pura e insistevano sulla interpretazione “letterale”, non-riflessiva della Scrittura. I monaci Origenisti sentivano anch’essi che la pura fede era molto significativa, ma sentivano anche che avrebbe dovuta essere accompagnata dall’immergersi sempre più profondamente nella preghiera, e così acquisire una conoscenza intuitiva di Dio per mezzo dell’esperienza. Per essi, la forza contemplativa era un elemento integrale. Anche il loro approccio alla Scrittura era diverso. Desideravano un livello di comprensione dell’insegnamento di Cristo più profondo. Perciò, interpretavano la Scrittura in modo più allegorico, che portava ad intuizioni suggerite dallo Spirito.

Ambedue i gruppi di Padri del Deserto, erano d’accordo che i pensieri oscurassero la Presenza Divina. Ma anche qui, i monaci Origenisti vanno più in là, ed insistono che anche i pensieri e le immagini di Dio devono essere abbandonate, così come espresso da Evagrio: “Quando stai pregando, non fantasticare sulla Divinità come fosse un’immagine formatasi dentro di te. Evita anche di permettere al tuo spirito di essere impressionato dal sigillo di qualche particolare forma, ma invece, libero da tutta la materia, avvicinati all’Essere immateriale e tu otterrai di comprendere”.

Questo graduale spogliarsi di tutte le immagini e di tutte le forme, permetterebbe il diretto contatto con una Trinità senza-forma. Questo a sua volta è chiamato approccio apofatico o negativo a Dio. Consiste in un graduale e costante abbandono delle nostre idee ed immagini di Dio, dal momento che queste non possono mai nemmeno avvicinarsi alla Sua Realtà. Solo dopo aver ottenuto ciò, possiamo, per Grazia di Dio, sperimentare quello che Dio attualmente è. Questa visione di un Dio senza immagini, senza forme, era un risultato buon e giusto per i monaci Origenisti attorno a lui, ma non per alcuni dei semplici monaci Copti, che avevano bisogno delle loro immagini di Dio, spesso antropomorfiche.

È facile vedere le risonanze che si registrano tra gli insegnamenti Origenisti di Evagrio, di Giovanni Cassiano e di John Main. Egli incoraggia anche noi ad essere apofatici nella nostra via di preghiera contemplativa. Non solo dobbiamo lasciar andare i nostri propri pensieri, ma anche i pensieri su Dio, con tutte le loro corrispondenti forme ed immagini.

Quelle differenze superficiali e le relative dispute sorte tra i monaci Copti ed Origenisti arrivarono al loro culmine nel 400 d.C., tanto che alla fine gli Origenisti furono scacciati dal deserto. Fortunatamente, Evagrio morì nel 399, un anno prima che accadesse tutto ciò. Ma Giovanni Cassiano fu profondamente influenzato, e, come vedremo in seguito, finì col fondare monasteri in Marsiglia, allora al Sud della Gallia.

Kim Nataraja