Anno 1 n. 48 Insegnamenti settimanali 2 febbraio 2014

 Comunione o unione

I primi Padri della Chiesa non avevano ombra di dubbio sul fatto che l’unione con il Divino è possibile per tutti: “Dio è la vita di tutti gli esseri liberi.

Egli è la salvezza di tutti, credenti e non credenti, del giusto o dell’ingiusto, del pio e dell’empio, di quelli liberi dalle passioni o di quelli in esse coinvolti, dei monaci o di coloro che vivono nel mondo, degli istruiti e degli illetterati, del sano e del malato, del giovane e del vecchio”. (Gregorio di Nissa)

La ragione di ciò si trova nella loro teologia. I filosofi greci, in particolare Platone, furono i primi a formulare l’idea che noi abbiamo qualcosa di essenziale in comune con il Divino. Lo chiamavano il ‘nous’, la pura intelligenza intuitiva distinta dalla intelligenza razionale. Clemente di Alessandria, uno dei primi Padri della Chiesa, ha visto la corrispondenza fra il concetto di ‘nous’ e quello espresso nella Genesi come noi esserei creati ad ‘immagine di Dio’. L’ ‘immagine’ era per lui paragonabile al ‘nous’. In seguito vennero Origene, i Padri della Cappadocia, Evagrio e anche più tardi Meister Eckhart, i quali tutti videro questa ‘immagine di Dio’ come prova della nostra unità originale ed essenziale con Dio. Quindi il motivo per cui possiamo toccare ed esser toccati da questa ultima realtà transpersonale sta nel fatto che c’è qualcosa dentro di noi che è simile a questa realtà. Avere in noi qualcosa di Divino, ci permette di conoscere il Divino secondo l’antico concetto che solo ‘il simile può conoscere il simile’. Anche la nostra esperienza quotidiana ce lo conferma. Solo quando abbiamo qualcosa di sostanziale in comune con un’altra persona possiamo veramente avere un rapporto, possiamo essere uniti con la mente e col cuore.

La stessa convinzione la troviamo anche nelle parole di Gesù: ‘il regno di Dio è dentro di voi ed in mezzo a voi’. (Luca 17,21) S. Paolo nella prima lettera ai Corinzi: ‘Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo ?’ La meditazione ci aiuta davvero a vivere questa realtà, questa forza vitale che è Cristo in noi, che dà energia, guarisce, trasforma e ci porta ad una maggiore consapevolezza, interezza e compassione.

La similitudine è sempre stata accettata all’interno della Cristianità – l’anima come specchio di Dio – ma la totale identità è stata spesso messa in discussione. Eppure sentiamo nel vangelo di Tommaso: ‘Chiunque beve dalla mia bocca diventerà come me; io stesso diventerò quella persona, e tutte le cose nascoste gli saranno rivelate’. Nel vangelo di Giovanni troviamo la bella preghiera di Gesù per l’unità: ‘che tutti siano una sola cosa, come tu Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una sola cosa’. (Giovanni 17.21). I mistici che hanno sperimentato costantemente questa identità e ne hanno parlato sono stati guardati con sospetto. Meister Eckhart ha parlato di nascita della ‘Parola’ nell’anima, che voleva dire per lui la realizzazione della consapevolezza di Cristo in noi, che è il nostro legame con il Divino: ‘Allo stesso modo ho detto spesso che c’è qualcosa nell’anima di strettamente legato a Dio, che è uno con lui e non solo unito a lui’. Santa Teresa d’Avila parlava di un ‘Castello interiore’ riguardo alla settima dimora dell’unione spirituale come uno stato permanente di unione al di là dell’estasi, un totale essere uno.

E comunque nel cristianesimo si parla di comunione piuttosto che di unione. Non c’è una visione di una totale fusione, ma ‘non c’è dubbio che l’individuo perde qualsiasi senso di separazione dall’Uno e sperimenta una totale unità; ma non significa che l’individuo non esiste più. Proprio come ogni elemento in natura è un riflesso unico della unica Realtà, così ogni essere umano è un unico centro di consapevolezza nella consapevolezza universale’. (Bede Griffiths, Matrimonio tra Oriente e Occidente)

Kim Nataraja