Anno 4 n. 51 Insegnamenti settimanali 2 aprile 2017

Auto-conoscenza contro ossessione di sé

 Abbiamo visto che l’auto-conoscenza è il risultato dell’ “osservare i pensieri”. Ma l’utilizzo della consapevolezza di sé in questo modo, con la sua attenzione ai “demoni” e alle insidie dell’ ‘ego’, comporta un rischio inerente. E’ facile che una ricerca vera e propria di auto-conoscenza si trasformi in ossessione per sé. Siamo talmente affascinati dall’identificare i nostri bisogni di sopravvivenza ‘insoddisfatti’ e dal modo in cui queste ‘ferite’ ci hanno portato ai ‘demoni’ che controllano il nostro comportamento, che ci dimentichiamo il vero motivo per cui stiamo facendo tutto questo, la nostra ricerca per il nostro vero sé in Cristo e la Realtà Divina a cui ci collega. Siamo quindi come il millepiedi nella seguente storia: ‘Il millepiedi era in grado di correre molto veloce. Un giorno gli hanno domandato, ‘Come puoi tenere tutti i piedi sotto controllo, senza mai incrociarli fra loro e senza mai inciampare? E ad una tale velocità ! E con quale zampa inizi effettivamente a correre? ‘ Il millepiedi cominciò a pensare e scoprì di non saperlo. Continuò a pensare, cercando di scoprirlo, ma senza alcun risultato. Era rimasto inchiodato al suolo, ancora occupato a pensare ‘come?’ e incapace di muoversi! ‘

L’auto consapevolezza può diventare il più grande ostacolo al progredire sul sentiero spirituale, quando usiamo questa capacità in modo limitato: invece di essere una coscienza di tutto il sé, ci limitiamo e ci concentriamo a malapena sulla parte superficiale di tutto il nostro essere , l’ ‘ego’, e nemmeno tutto l’ ‘ego’, ma soprattutto sulla sua parte ferita. Abbiamo bisogno di fare così all’inizio, come abbiamo visto nelle discussioni sulle varie forme di ‘mindfulness’. Ma la ragione per farlo è quella di diventare veramente consapevoli di sé, consapevole di sé nel senso migliore del termine, consapevole di tutto il ‘sé’, che comprende il nostro sé di superficie, l’ ‘ego’. Così trascendiamo l’ ‘ego’ e permettiamo che avvenga l’integrazione tra l’ ‘ego’ e il resto del nostro essere. Conserviamo la saggezza dell’ ‘ego’, ma un ‘ego’ che ora riesce a vedere il quadro più ampio – un ‘ego’ che è parte integrante del tutto, non più diviso e isolato. Alienati dal nostro livello più profondo di consapevolezza, siamo davvero anche alienati dagli altri, dalla creazione nel suo insieme e dalla sorgente divina a cui siamo legati. Diventando interezza perdiamo questo senso di isolamento e ci sentiamo completamente parte del circuito interconnesso della vita.

Questa vera conoscenza di sé è l’opposto dell’ossessione del sé. Non è la conoscenza di sé, presa per se stessa, ma come via per entrare in contatto con il vero e proprio ‘sé’, permeato e sostenuto dalla realtà divina: “la realtà che noi chiamiamo Dio deve prima essere scoperta nel cuore umano; e inoltre non posso riuscire a conoscere Dio se non conosco me stesso”, dice Meister Eckhart, ponendo un chiaro legame tra l’aspetto psicologico e quello spirituale.

L’auto conoscenza va di pari passo con la realizzazione del vostro pieno potenziale – qualcosa che tutte le principali religioni e le tradizioni sapienziali promuovono. Nel cristianesimo abbiamo sentito Gesù dire: ‘Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.’ (Giovanni 10, 10) Quante poche persone veramente ascoltano il profondo insegnamento di Gesù e lasciano che esso trasformi la loro vita!

Senza una vera conoscenza di sé siamo prigionieri delle nostre esigenze e dei nostri impulsi. Solo l’auto-conoscenza conduce alla vera libertà: e allora potremo rispondere esclusivamente alle necessità di una data situazione senza aspettative egocentriche e senza nascosti secondi fini. Essa ci permette di utilizzare tutte le nostre risorse, comprese le nostre facoltà intuitive e attingere all’amore cosmico e alla saggezza. Potremo poi agire secondo i bisogni degli altri, e così facendo, avremo soddisfatto anche le nostre esigenze.

Kim Nataraja