Anno 1 n. 46 Insegnamenti settimanali 19 gennaio 2014

Attenzione

Concentrare la propria attenzione e focalizzarla esclusivamente sulla tua parola è l’essenza della meditazione.

John Main ha sempre sottolineato: ‘ripeti solo la tua parola.’ Questo è tutto ciò che è necessario. Ma, come ben sapete, la mente continua a sognare ad occhi aperti, continua a preoccuparsi o a pianificare. Da qui l’importanza della nostra parola che è il nostro aiuto a concentrarci su un unico punto.

C’è un racconto indiano che illustra l’utilità di focalizzarsi su un unico punto.

Gli elefanti non sono così pacifici, saggi e ben educati come spesso vengono raffigurati. Se non sono controllati, camminano in un modo disordinato e scomposto, rovesciando tutte le cose che incontrano sul loro percorso. Lungo la strada, quando passano vicino alle bancarelle, la loro proboscide dispettosa afferra quanto gli è possibile, banane, manghi e qualsiasi altra cosa allettante.

Coloro che addestrano gli elefanti, i loro conducenti, sono consapevoli di questo fatto e quando devono guidare un elefante per le strade affollate in una processione religiosa o un matrimonio, hanno due modi di controllarne il comportamento. Primo lo vestono in un modo molto speciale con decorazioni sgargianti e un sedile sulla schiena, facendolo sentire importante. Questo incoraggia l’elefante a camminare in modo attento e misurato. In secondo luogo mettono tra la sua proboscide un bastone che l’elefante tiene orgogliosamente alto, e così non è più tentato in alcun modo di raccogliere i gustosi bocconcini.

La nostra mente è davvero come quell’elefante: se, come il conducente di elefanti, diciamo alla nostra mente che stiamo compiendo qualcosa di molto importante e le diamo qualcosa a cui aggrapparsi, come un mantra, facciamo sì che ciò che apparentemente sembra impossibile diventi possibile. Se accettiamo la natura ribelle della nostra mente e sviluppiamo strategie per affrontarla, piuttosto che arrabbiarsi o irritarsi, anche la nostra mente non sarà tentata di seguire le proprie inclinazioni e fantasie e sarà meno orientata a vagare e a distrarsi.

L’attenzione strettamente canalizzata e la preghiera sono indissolubilmente legate: “Quando l’attenzione cerca la preghiera, la trova. Per questo l’attenzione che cerca la preghiera non ha nulla che le impedisca il suo fluire e quindi è preghiera, perciò deve essere coltivata” (Evagrio)

Nel Vangelo di Marco (13,33-37) Gesù ci dice: “State attenti, siate vigili. Voi non sapete quando sarà il momento.” Non sappiamo in quale fase della nostra meditazione lo Spirito prenderà il sopravvento e ci condurrà nel flusso di amore tra Cristo e il Creatore. Ma se siamo ancora intrappolati nei nostri pensieri piuttosto che ripetere la nostra parola sacra in amorosa fiducia, senza alcuna aspettativa, non saremo in grado di accorgerci dei suoi suggerimenti: ‘Il Padre vostro sa di cosa avete bisogno prima che glielo chiediate.’

La bellezza dell’amore e della fiducia incondizionata dei bambini e la loro meravigliosa capacità di essere totalmente assorbiti in quello che stanno facendo, è un atteggiamento che dobbiamo recuperare. “Io vi dico questo: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 18, 1-4). Una totale concentrazione sulla nostra parola è necessaria per portarci nella Presenza Divina.

Kim Nataraja