Anno 2 n. 45 Insegnamenti settimanali 18 gennaio 2015

Resistenza dovuta a bisogni non soddisfatti

Dobbiamo anche esser consapevoli del modo in cui il nostro ego cercherà di dissuaderci dal silenzio della meditazione, facendo risuonare le vecchie registrazioni emozionali delle “necessità insoddisfatte” con le loro incrinate immagine di noi stessi.

Se il nostro bisogno di amore non è stato appagato o abbiamo solo esperimentato un amore condizionato – amore come ricompensa per un giusto comportamento – potrebbe esser difficile per noi immaginare che Dio, che è Amore incondizionato, possa esser lì anche per noi. L’ego ci provoca: “sai che non ti si può amare !”, “non sei abbastanza buono !”, “è per altri non per te !”. La meditazione si basa su una relazione di amore, fede e fiducia con il Divino. Il nostro senso di inadeguatezza potrebbe rendere all’inizio molto impegnativo l’entrare in quella relazione.

Se non abbiamo raggiunto il nostro bisogno di “sicurezza”, ciò potrebbe spingerci al desiderio di controllare l’esperienza della meditazione. Abbiamo paura di perdere il controllo – controllo uguale sicurezza – quindi l’ego gioca su queste particolari debolezze : ‘Sei sicuro che sia una buona idea ?’ ‘Non sarai in controllo !’, ‘Non hai paura ?’ Il lasciare andare richiesto dalla meditazione può essere quindi in un primo momento molto minaccioso e può causare un senso di panico. Accettare di essere sicuri nell’abbraccio amorevole del Divino, richiede davvero un bel passo avanti nella fede.

Se un bisogno di “stima” è la nostra spinta propulsiva, che ci fa porre eccessiva enfasi sul nostro status e sull’altrui considerazione, allora pensare di fare qualcosa di nonortodosso e magari contro-culturale come la meditazione, può non coincidere con la reale necessità di essere accettati e rispettati.

Se non ci si è sentiti apprezzati e i primi anni della nostra vita sono stati segnati dall’essere ignorati e se le nostre opinioni non erano né richieste né accettate, allora veramente aver fiducia nella nostra voce interiore e nelle nostre idee è un reale problema.

La via da seguire è ricordare a noi stessi che tutte queste emozioni si basano sulle attitudini condizionate formatesi nel passato. Perciò possiamo imparare a spengere la cassetta e a non ascoltare questi messaggi superati e falsi che ci vengono dall’ego. Il nostro mantra potrebbe essere: “quello è stato allora, questo è adesso !”

Il desiderio di sperimentare la realtà oltre l’io superficiale non viene quindi dall’ego ma è l’aspetto inconscio più profondo della nostra consapevolezza, il nostro ‘sé’ , che è la forza di attrazione. La forza del più profondo sé ci fa cercare il vero significato al di là della realtà quotidiana dell’ego. “Tra tutti i miei pazienti, nella seconda metà della loro vita, vale a dire oltre i 35 anni, non ve ne è stato uno il cui problema in ultima istanza non fosse quello di trovare una visione religiosa della vita”. (CG Jung , L’uomo moderno alla ricerca di un’ anima). Per quanto Jung abbia trattato con persone quando i loro problemi si erano già sviluppati in una nevrosi, la sua affermazione vale per noi tutti. Considerando che ci vuole tempo perché la nevrosi diventi così invalidante da dover cercare un trattamento, questa consapevolezza di una mancanza di valori spirituali è molto più diffusa di quanto non si possa pensare. Jung ha parlato di ‘una visione religiosa‘ visto il periodo in cui viveva, ma ciò che noi oggi ci troviamo ad affrontare è piuttosto una fame spirituale, che è la nostra risposta all’amore della Realtà Divina che inconsciamente ci attrae e ci motiva.

Kim Nataraja