Anno 2 n. 49 Insegnamenti settimanali 15 febbraio 2015

Il Vangelo di Tommaso

L’insegnamento di Gesù nel Vangelo di Tommaso esprime meravigliosamente ciò di cui abbiamo parlato.

Ci incoraggia ad aprirci alla Realtà Divina, alla Sapienza Divina. La via che porta alla reale conoscenza di sé insegnata in questo Vangelo, si raggiunge ascoltando veramente nel silenzio interiore, il significato spirituale più profondo del suo insegnamento. I nostri sforzi sono sostenuti dalla Sua grazia che tutto abbraccia.

Il Vangelo di Tommaso è un prodotto della cultura orale che predominava al tempo di Gesù e nei primi secoli immediatamente successivi. I suoi insegnamenti furono trasmessi principalmente per via orale. Gesù stesso non lasciò nulla di scritto. Nel Vangelo di Tommaso sono stati raccolti i detti di Gesù citati più frequentemente, e che erano parte della tradizione orale. Probabilmente c’era stata una versione Siriaca precedente, scritta intorno al 50-100 d.C. Il cinquanta per cento delle citazioni di questo Vangelo si trovano anche nei vangeli sinottici.

 

Fu uno dei primi Padri della Chiesa, Ireneo (II secolo d.C.) a proporre, per l’interesse dell’unità della Chiesa, solo i quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni e le Lettere di S. Paolo. La scelta del Vangelo di Giovanni piuttosto che del Vangelo di Tommaso, fu un fatto puramente personale: il suo maestro, Policarpo, era stato discepolo di Giovanni. A quei tempi in effetti, il Vangelo di Tommaso era molto più popolare del Vangelo di Giovanni, considerato “troppo gnostico”. A causa di questa esclusione, il Vangelo di Tommaso venne perso di vista fino al 1945, anno in cui fu scoperto un vaso di terracotta a Nag Hammadi nell’Alto Egitto contenente diversi manoscritti; alcuni appartenevano alla tradizione gnostica ma c’era anche una copia del Vangelo di Tommaso, che è considerato oggi da tanti esperti, molto allineato con la tradizione “apostolica”. L’insegnamento di questo Vangelo ci mostra che l’enfasi data alla trasformazione e alla realizzazione della vera essenza Divina, faceva parte della Tradizione Cristiana fin dall’inizio. Nel Vangelo di Tommaso, la visione di Gesù è che la luce di Dio risplende potenzialmente in ognuno di noi. Siamo tutti figli di Dio.

Questi detti non possono essere presi letteralmente; le parole di Gesù indicano significati sottintesi, sui quali riflettere, preferibilmente dopo la meditazione, quando arriviamo a comprenderli intuitivamente. Le mie osservazioni sono perciò solo delle personali riflessioni. Uno dei detti più pertinenti su ciò che stiamo analizzando è: Gesù disse loro, “Quando farete di due uno e farete l’interno come l’esterno, l’esterno come l’interno e la parte superiore come quella inferiore, e quando voi farete il maschio e la femmina un solo e unico essere….. è allora che entrerete nel regno” (Detti 22). Come abbiamo visto, l’aspetto del nostro essere che ci permette di sopravvivere, il nostro “ego”, è solo un aspetto del tutto; c’è anche la nostra essenza, il nostro “vero sé”. Il nostro cammino spirituale ci porta ad integrare entrambe le parti del nostro essere:

“Fare di due un’unità”. “Farete l’interno come l’esterno” ci spinge a lasciare che la scintilla divina al centro di noi stessi, pervada l’intero nostro essere, affinché il nostro comportamento sia guidato da questa saggezza superiore. “Rendere la parte superiore come quella inferiore” ci incoraggia ad aprirci alla Luce Divina, “la superiore”, per diventare “illuminati”, e il nostro essere intero è perciò divinizzato. “Farete il maschio e la femmina un solo e unico essere” significa integrare tutti gli aspetti del nostro essere, che include gli aspetti “maschili” e “femminili” del nostro essere, un processo messo in evidenza da Jung. Allora “entreremo nel Regno” e faremo esperienza della saggezza e della presenza del Divino.

Kim Nataraja