Anno 3 n. 50 Insegnamenti settimanali 14 febbraio 2016

 Origene e le Tappe del Cammino (Seconda parte)

Il Vescovo Kallistos Ware continua così la sua esplorazione delle tappe del viaggio:

 “Quindi, dopo aver proseguito lungo la via della “prassi” o “etica”, giunti vicino alla ‘purezza del cuore’, possiamo cominciare, con l’aiuto e la grazia di Dio, a passare alla seconda fase, che Evagrio  chiama “contemplazione naturale”: vedere Dio in ogni cosa, per trattare la natura come il libro di Dio; per vedere ogni cosa creata come sacramento della presenza divina.

Ricorderete forse il poema di George Herbert del XVII secolo che viene spesso usato come inno “Insegnami, mio Dio e mio Re, a vederti in tutte le cose; e quello che faccio in tutto, di farlo per te.” Ora, ciò è esattamente il significato che Origene e Evagrio attribuivano alla contemplazione della natura. Come dice il testo del Vangelo di Tommaso nel II secolo, “solleva la pietra e mi troverai. Taglia il pezzo di legno in due e lì mi troverai.”

Nel contesto cristiano non si tratta di panteismo, l’identificazione di Dio con il  mondo, ma è panenteismo. I panteisti dicono: “Dio è il mondo e il mondo è Dio”. Il panenteista dice: “Dio è nel mondo e il mondo è in Dio.” Ma il panenteista, se è cristiano, aggiungerà: “Dio è nel mondo, ma è anche al si sopra e oltre il mondo; Egli è completamente immanente e assolutamente trascendente”. Ma forse, prima di poter sperimentare la trascendenza di Dio, abbiamo bisogno di comprendere la sua immanenza. Abbiamo bisogno di sentire la vicinanza prima di poter sperimentare pienamente l’alterità.

Questo è ciò che si intende per seconda fase, contemplare Dio nella natura e la natura in Dio. Si racconta un piacevole aneddoto di Sant’Antonio d’Egitto e di un filosofo:

Uno dei saggi di quel tempo andò a trovare il santo Antonio e gli domandò “Padre, come riesci ad andare avanti se sei privo dalla consolazione di libri?” Antonio gli rispose: “Caro filosofo, il mio libro è la natura delle creature e questo libro è sempre davanti a me ogni volta che desidero leggere le parole di Dio”.

Questo è ciò che si intende per contemplazione ‘fisica’ della natura – leggere il libro di Dio.

C’è la storia di un eremita dei nostri tempi del monte Athos. Viveva in cima a un precipizio, circa cinquecento piedi sopra il mare che guardava verso Occidente. Era sua abitudine sedersi ogni giorno sul suo balcone a guardare il tramonto, a guardare il sole che calava verso il mare. Era una veduta meravigliosa.

Ora, un giorno un giovane monaco si unì a lui come suo discepolo e il vecchio lo fece sedere ogni giorno a guardare il tramonto. Il giovane monaco era una persona dotata di grande energia e di carattere pragmatico. Dopo aver fatto ciò che il vecchio monaco gli aveva chiesto per diversi giorni, gli domandò: “Perché dobbiamo sederci a guardare il tramonto ogni giorno? È una veduta meravigliosa, ma l’abbiamo vista ieri.” Tutto questo lo facevano poco prima di andare in cappella per il loro ufficio notturno, per la veglia.

“Che cosa fai quando ti siedi a contemplare il panorama?” Chiese il giovane monaco. E il vecchio rispose: “Sto accumulando materiale. Sto raccogliendo combustibile. Sto mettendo insieme legna da ardere”. In altre parole prima di andare nel buio della cappella a cercare la presenza di Dio nel suo cuore attraverso la preghiera interiore, attraverso la Preghiera di Gesù, egli guardava il mondo che Dio aveva creato e che confermava la presenza divina nell’intera creazione.

Quindi, questo è ciò che si intende per contemplazione della natura, ma moltissimi Padri, tra cui Origene, la vedevano in modo leggermente negativo. Non è solo la contemplazione delle meraviglie di Dio nella creazione, ma anche la percezione della caducità del mondo e il desiderio di passare oltre. L’ordine creato non è visto come fine a se stesso, ma come una scala di ascesa. “

Brano tratto da “Journey to the Heart – Christian Contemplation through the centuries – an Illustrated Guide”  a cura di Kim Nataraja.