Anno 1 n. 45 Insegnamenti settimanali 12 gennaio 2014

 Non essere in ansia per il domani

Abbiamo visto l’importanza che la tradizione attribuisce al lasciare andare i pensieri.

Una delle conseguenze importanti di questa pratica è che ci aiuta a stare nel momento presente. Focalizzando l’attenzione sulla nostra ‘parola’ ci lasciamo alle spalle i pensieri, che ci collegano sempre al passato e al futuro. Guardate soltanto i vostri pensieri per un momento. Non sono forse tutti collegati  alle vostre preoccupazioni, speranze e paure su ciò che è accaduto e che cosa può accadere ? Noi usiamo il momento presente solo come un trampolino verso il futuro o un punto da cui guardare con ansia o con nostalgia al passato. Non lasciamo spazio al momento presente in quanto tale. Eppure sentiamo dire nella Scrittura che la natura essenziale di Dio è ‘puro essere’. Quando Dio chiamò Mosè per la prima volta disse: ‘Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe’. Questo è l’aspetto di Dio nella storia umana. Ma quando Mosè gli domandò  il suo nome per la seconda volta Dio rispose: ‘Io sono colui che è’. Il nome di Dio’, la sua natura essenziale, è quindi ‘puro essere’ nel momento presente. Pertanto, il momento presente è il ‘sentiero stretto’ attraverso cui possiamo introdurci alla Presenza di Dio che abita in noi.

Lasciare alle spalle i pensieri è quindi parte essenziale della nostra pratica. Ma ancora una volta si può sollevare la questione quando Gesù ci dice di lasciarci alle spalle i pensieri. Ancora una volta il Vangelo di Matteo ci dà un chiaro orientamento: ‘Vi chiedo quindi di non preoccuparvi per il cibo e le bevande che vi mantengono in vita, e neanche dei vestiti per coprire il vostro corpo. Sicuramente la vita vale più del cibo, il corpo più del vestito’. Tutte le nostre preoccupazioni riguardano fondamentalmente la nostra sopravvivenza. E Gesù dice chiaramente che la vita è più che mera sopravvivenza. Abbiamo bisogno di ‘Impostare la nostra mente sul Regno di Dio e la sua giustizia, prima di tutto, e tutto il resto ci sarà dato in di più’ . Invece di soffermarci sui nostri pensieri dobbiamo concentrarci su un unico punto, sulla Divinità, ripetendo la nostra preghiera, ‘Maranatha’, una delle più antiche preghiere cristiane. Questa preghiera è la nostra ancora per radicarci nella Divina Presenza.

Questo modo di pregare, questo ‘lasciare andare il sé stessi’ richiede fiducia – fiducia che Dio è lì anche per noi. Gesù conosce la nostra difficoltà e sottolinea che Dio si prende cura di tutta la creazione, degli uccelli, dei gigli del campo, anche dell’erba. Egli ci incoraggia ad avere fede poiché Dio si prende cura anche di noi, anche noi saremo vestiti e nutriti, perché: ‘il Padre vostro che è nei cieli, infatti, sa che avete bisogno di tutto’.’Tutto quello che dobbiamo fare è rimanere concentrati sul nostro rapporto con Dio nel momento presente: ‘Quindi non siate ansiosi per il domani, perché il domani si prenderà cura di sé’. Dobbiamo affrontare le sfide che si presentano ad ogni momento. Saremo in grado di farlo con la concentrazione e la pace della mente che sono il risultato diretto della ‘preghiera continua’, ripetendo costantemente il nostro mantra, costantemente ancorati nella presenza di Dio. Troviamo la stessa raccomandazione nella Scrittura: ‘Pregate incessantemente!’ (1Ts 5,17) e sulla ‘necessità di pregare sempre, senza stancarsi’. (Luca 18,1). Anche Giovanni Cassiano sottolinea: ‘Dovreste, dico, meditare costantemente su questo versetto nell’intimo del cuore. Non si deve smettere di ripeterlo quando si sta facendo qualsiasi tipo di lavoro o si esegue un qualche servizio o siete in viaggio. Meditate su di esso mentre dormite e mangiate e quando sbrigate ogni minima necessità  naturale’.

Kim Nataraja