Anno 2 n. 44 Insegnamenti settimanali 11 gennaio 2015

 Resistere all’ego

Abbiamo visto come tutti i demoni di Evagrio derivano dalla nostra paura, la nostra paura di non sopravvivere, quindi, la nostra paura della morte.

Nel momento in cui si comincia a meditare l’’ego’, Re e Regina della sopravvivenza, entra in azione. L’ego non ama che raggiungiamo il livello del silenzio, dove incontreremo il ‘sé’, il Cristo interiore, poiché saremmo fuori dal suo totale controllo. E’ l’esperto della sopravvivenza, la protezione del nostro essere cosciente, e vuole tenerci nella sua sfera di influenza. E’ come un genitore iperprotettivo, che volendo mantenere il bambino al sicuro e vicino, non gli permette di crescere ed imparare in modo indipendente. Ma per crescere abbiamo bisogno di uscire dalla casa dei nostri genitori e farne una nostra. Allo stesso modo, insistendo nel silenzio e andando al di sotto delle onde dei pensieri, all’inizio sentiremo come un doloroso lasciar la casa, solo per trovare la pace e la gioia di arrivare alla nostra “vera” casa, “il nostro vero sé in Cristo”.

Il motivo per cui l’’ego’ fa questi giochi e resiste energicamente al richiamo del silenzio, è che teme il cambiamento; il cambiamento implica diverse tattiche di sopravvivenza. L’ ‘ego’ ha trascorso tutta la nostra infanzia a perfezionare le risposte all’ambiente per garantire la nostra esistenza ed è molto felice di continuare in questo modo. Ma abbiamo visto come la maggior parte delle nostre risposte abituali sono ora obsolete.

Quando cerchiamo di immergerci nel silenzio, l’’ego’ porrà enfasi ed accrescerà la ‘consapevolezza dei pensieri ‘ come una barriera per non andare più in profondità. Questa danza folle vuole spingerci a distrarci, e a farci disperare, tanto da arrivare a pensare che la meditazione non è per noi. E tuttavia, se perseveriamo, delle aperture appariranno tra i nostri pensieri – le porte per entrare nel silenzio. Anche la pace e il silenzio che allora raggiungiamo diventano un modo per l’ ‘ego’ di tentarci ed incoraggiarci a lasciar perdere il mantra. Possiamo convincere noi stessi che il mantra disturba la pace e che dovremmo lasciarlo andare via dopo che entriamo in uno stato di trance luminosa e piacevole, la ‘pace perniciosa’. E così tendiamo a dimenticare il nostro viaggio. Così l’’ego’ ha ancora una volta ostacolato il nostro progresso.

Ma se riusciamo a tenerci stretti al mantra, l’ ‘ego’ può sussurrarci: ‘Non è noioso solo ripetere una parola ? Non basta stare lì, fai qualcosa! ‘ Ci vuole mandar via e farci dimenticare questo viaggio con un’attività frenetica, il divertimento e il lavoro. Ma la meditazione è una disciplina contro-culturale che ci chiede di fare l’opposto: “Non basta fare qualcosa, siediti lì ‘. Siamo incoraggiati a restare fedeli a una sola cosa.

Se ancora meditiamo, ma lo troviamo difficile, l’’ego’ potrebbe provare un approccio diverso, giocando sul nostro bisogno di diversità, spingendoci a pensare: “Sei sicuro che questo sia il metodo giusto o il mantra giusto ? Non dovresti cambiare il tuo mantra?” Incoraggiandoci a farla breve e a cambiare, l’’ ego ‘ si assicura di non farci andare da nessuna parte.

Invece, continuiamo una ricerca inquieta, evitando il vero lavoro di puna resa di coscienza.

Il pensiero “Questa è indulgenza verso se stessi; dovremmo invece fare qualcosa di utile per gli altri” , ci viene in mente spesso. Questa è stata frequentemente l’accusa lanciata ai contemplativi nel corso dei secoli. Ricordate la storia di Maria e Marta? Comunque, possiamo essere veramente di supporto per gli altri, quando il nostro ‘ego’ sarà guarito e il nostro ‘vero sé’ ‘guida le nostre azioni: “Acquisisci la pace interiore e migliaia intorno a te troveranno la salvezza” (S. Serafino di Sarov).

Kim Nataraja