Insegnamenti settimanali dell’11/8/2019 – Auto-consapevolezza e auto-conoscenza.

Auto-consapevolezza e auto-conoscenza.

L’importanza attribuita all’intuizione che porta alla conoscenza di sé, è messa in risalto dal consiglio essenziale di maestri spirituali e filosofi lungo tutto l’arco della storia: “Uomo, conosci te stesso”. Siamo spinti non solo a conoscere l’ego ma anche le sue motivazioni, cosa che ci condurrà alla possibilità di un cambiamento, ma anche conoscenza del ‘Se stesso’, consapevolezza del nostro essere totale e del Divino in noi. “Quando conoscerete voi stessi, allora sarete conosciuti, e capirete di esser figli del padre vivente. Ma se non conoscerete voi stessi dimorerete nella povertà e sarete povertà”. (Vangelo di Tommaso)

Laddove la conoscenza di sé è essenziale, l’auto consapevolezza, comunque, forma una forte barriera alla conoscenza del nostro più profondo sé e ci rende insensibili alla Realtà Ultima. La consapevolezza di sé è ovviamente la caratteristica precipua degli esseri umani che ci distingue, per quanto ne sappiamo, dagli altri esseri senzienti. Ma il problema è che usiamo questa capacità in modo limitato: invece di essere consapevolezza dell’intero se stesso, ci limitiamo a concentrarci sui pensieri superficiali dell’ego. Perciò utilizziamo l’auto-consapevolezza soltanto come mezzo di sopravvivenza. La maggior parte dei nostri pensieri ruotano, in un modo o nell’altro, intorno  alle nostre preoccupazioni e cerchiamo di imparare dal nostro passato e di programmare il futuro in vista della mera sopravvivenza. I ricordi del passato possono certamente essere un aiuto costruttivo per dar forma al presente e pianificare il futuro. Ma spesso il risultato è che viviamo solo nel passato o nel futuro e non ci accorgiamo del momento presente.

Non che il nostro ego non sia importante. Soprattutto nella prima parte della nostra vita dipendiamo dal nostro ego ed abbiamo bisogno di esser sani e ben integrati. Questa è la prima parte di uno sviluppo che Jung chiama  processo di “individuazione”. Oltretutto avremo sempre bisogno della saggezza dell’ego in quanto le nostre doti di sopravvivenza ci saranno continuamente indispensabili per  affrontare  in modo maturo e realistico il mondo esterno ed il mondo interiore. Dobbiamo però ricordarci che la consapevolezza dell’ego di cui siamo giustamente fieri, è alla superficie, è sempre mutevole ed è determinata dalle nostre pre-occupazioni del momento. E’ la saggezza più profonda e continua dell’ego che è nell’Inconscio a dover essere portata verso la consapevolezza. Abbiamo bisogno di uno sviluppo dell’ego che vada di pari passo col crescere della consapevolezza del sé spirituale. E’ necessario spostare l’enfasi dall’ego al sé.

L’attenzione centrata della meditazione ci aiuta ad attuare questo spostamento. Nel lasciarci alle spalle i pensieri, ci lasciamo alle spalle il passato e il futuro ed il mantra ci ferma nel momento presente. Allora l’ego diventa un centro consapevole che accetta nella sua visione il materiale dell’inconscio e che vede se stesso come parte integrante dell’interezza. A questo punto possiamo agire da una base equilibrata e usare tutte le nostre risorse, le nostre capacità consce ed inconsce, razionali ed intuitive.

Questa è la seconda parte del processo di “individuazione” in cui arriviamo ad una “sintesi degli elementi di conscio e inconscio nella personalità”. Questa vera conoscenza di sé che porta ad una integrazione ed integrità psicologica non vale di per se stessa ma come pietra miliare verso l’esperienza della Realtà Ultima: “la realtà che chiamiamo Dio deve prima esser scoperta nel cuore umano; e soprattutto non posso arrivare a conoscere Dio se non conosco me stesso”. (Meister Eckhart)

Estratto da “Dancing with your shadow” – Kim Nataraja