Domenica – terza settimana di Quaresima

Es 20:1-17 – 1Cor 1:22-25 – Gv 2: 13-25 

Dopo Pasqua, andrò con un gruppo di pellegrini al più antico monastero cristiano, Santa Caterina, ai piedi del Monte Sinai. Mosè, secondo la prima lettura di oggi, ricevette i Dieci Comandamenti nella nube che copriva la montagna, dopo aver lasciato la sua gente e averla scalata. Vedremo anche il roseto ardente, ma immagino non più in fiamme.

Si trae vera forza – e beneficio per il nostro viaggio interiore – quando si visitano i luoghi sacri della nostra e altrui tradizione. Il pellegrinaggio simbolizza il processo di purificazione, semplificazione e trasformazione con il quale indichiamo il nostro sentiero spirituale – un viaggio che non è meno interiore che esteriore, in quanto trascende alla fine tutte le dualità. Senza il sacro – sotto forma di spazio o di tempo o di rituale – la nostra vita risulta impoverita, malnutrita rispetto al potere del simbolo. Ma è facile estremizzare il sacro e il secolare, il mistico e il razionale, mentre, all’interno della ricerca umana in cui ci troviamo tutti, entrambi hanno bisogno di essere integrati e trascesi.

I Dieci Comandamenti di Cecil B de Mille, un successo commerciale di Hollywood degli anni ’60, con Charlton Heston nei panni di Mosè, era fedele alla narrazione mitica del testo della prima lettura odierna ma oggi risulta inverosimile e ridicolo. Dobbiamo sospendere il nostro scetticismo per leggere questo tipo di storie, non interpretarle alla lettera. Nel non capire questo, il fondamentalismo disattende la rivelazione. In quello stato di sospensione, la verità del simbolo può essere percepita. Rendersi conto di questo è parte del viaggio spirituale che intraprendiamo dall’infanzia alla maturità.

La maturità di San Paolo arrivò di colpo – ne riceviamo prova nella seconda lettura – nel momento in cui Cristo esplose nella sua consapevolezza. Sperimentò il repentino chiudersi della dualità che avviene quando ci immergiamo nel paradosso, paragonabile a ciò che fanno gli astronauti della fantascienza quando conducono la loro navicella all’interno di un buco nero e trovano una nuova dimensione della realtà. Per Paolo, Cristo è l’occhio del paradosso, crocifisso e risorto, follia per il mondo, saggezza nella dimensione divina, apparentemente debole ma in realtà forte.

Nel vangelo di oggi Gesù purifica il tempio. Butta fuori i cambia-valute, insieme a coloro che gestiscono l’industria dei sacrifici animali. Le autorità sono indignate, e a buon titolo. Senza i mercanti, come potrà sostenersi il tempio, come sicuramente sarà stato detto loro che doveva essere? Tale comportamento è anche terribile per il turismo, come gli attacchi terroristici per l’Egitto alcuni anni fa. Ma quando il sacro diventa profano, richiede di essere fermato, che è il motivo per il quale la storia della religione è piena di movimenti di riforma.

Vediamo alla fine del Vangelo, tuttavia, che Gesù non si preoccupava di guidare con successo un movimento. Se comprendi Gesù, lo segui. Se non lo comprendi, beh, aspetti. Questo distacco dal suo proprio messaggio, ci spinge anche al di là dell’interpretazione letterale delle parole e della dualità verso un livello più profondo di realtà, in alto, in cima alla montagna sacra.  Nel leggere questo, ogni meditatore può comprendere che dobbiamo anche purificare il tempio dei nostri cuori da ogni pensiero o pratica, per quanto ragionevole, che lo tradisce.

Laurence Freeman