Anno 5 n. 9 – Insegnamenti settimanali 11 giugno 2017

Obbedienza, conversione e stabilità

La ragione principale per la quale gli eremiti vivevano nel deserto era il loro intenso desiderio di seguire la via della vita e dell’insegnamento di Gesù e quindi entrare nel «Regno di Dio» per vivere nella Presenza Divina. Essi sapevano dal Suo esempio, che ciò sarebbe stato possibile solo attraverso una preghiera interiore profonda e silenziosa. A questo fine, dovevano abbandonare tutti i pensieri centrati su sé stessi, ovvero “purificare le loro passioni”, così da poter raggiungere la «purezza del cuore». Senza lasciar andare i pensieri ego-centrici e guardando solo dentro sé stessi, la preghiera pura non era ritenuta possibile: “Uno dei Padri ha detto:” Così come non riesci a vedere il tuo volto riflesso nell’acqua agitata, l’anima, se non si libera dai pensieri estranei, non può riflettere Dio nella contemplazione.”  Le parole di Thomas Merton: “Quello che i padri cercavano più di tutto era il proprio vero sé, in Cristo. E per fare questo, dovevano rifiutare completamente il sé falso, formale, costruito sotto la spinta sociale nel «mondo».

“Purificare le passioni” veniva visto in termini di lotta con i ‘demoni’. Vorremmo ora interpretare ‘combattere i demoni’ in termini psicologici – come fa Thomas Merton – come un tentativo di capire i dannosi disordini dell’ego ‘ferito’ – ‘demoni’ come energie negative e bisogni psicologici non soddisfatti. Anche noi dobbiamo affrontare e riconoscere le ferite dell’io e la reazione conseguente, spesso dannosa, prima di poterci integrare e “vedere la Realtà in quanto infinita”. (William Blake) Queste energie sono molto potenti, quindi non sorprende che a quei tempi queste forze venissero viste come “demoni”. Inoltre, a quel tempo si credeva fortemente sia negli angeli che nei demoni.

Le condizioni che incoraggiano la crescita spirituale sono state ben catturate da San Benedetto, un secolo dopo, nella sua Regola: ‘Obbedienza, conversione e stabilità’. Anche se possiamo non pensarla così, questi tre atteggiamenti sono ancora rilevanti per noi nel nostro viaggio. Diamo uno sguardo più da vicino.

Il primo atteggiamento essenziale è la conversione. Spesso all’inizio del viaggio spirituale c’è un’improvvisa profonda intuizione spirituale, uno sguardo di una dimensione più ampia. I primi Padri della Chiesa chiamarono questo il momento della “conversione” o della “metanoia”, un cambiamento profondo del cuore e della mente, che permette alla memoria di portare in superficie il nostro vero ‘sé’ e ci permette di superare la soglia tra i diversi livelli di percezione. Ciò ci incoraggia poi ad una profonda preghiera silenziosa. Lasciando andare i pensieri, le immagini e le fantasie sarà possibile sperimentare la realtà che avvolge l’ordinario in cui viviamo la nostra vita. Quella percezione aumentata ci rende consapevoli della nostra connessione essenziale al Divino e la nostra vita diventa una totale dedizione a Dio, vedendo Dio in tutte le cose e in tutte le persone.

La seconda è l’obbedienza. Nel deserto L’obbedienza all’Abba o all’Amma era fondamentale. L’autorità naturale degli Abbas e delle Ammas si basava sulla loro saggezza, frutto della propria esperienza vissuta di profonda preghiera. Per quanto riguarda il nostro concetto di obbedienza, possiamo solo saltare l’ostacolo che l’essere obbedienti ci presenta al giorno d’oggi, quando comprendiamo che l’Obbedienza significa veramente “ascoltare con attenzione”. Gli aspiranti eremiti dovevano innanzitutto ascoltare attentamente la parola di Dio, come la sentivano nella Scrittura, specialmente nei comandamenti sotto forma di Beatitudini e farne le loro regole di vita. In secondo luogo, avevano bisogno di ascoltare attentamente il loro Abba o Amma, la loro guida spirituale, la cui saggezza e compassione li sosteneva e li incoraggiava. Avevano bisogno di lasciar andare la propria volontà e abbandonare i desideri individuali dell’Io per essere aperti a sentire la volontà di Dio. Mano nella mano con l’Obbedienza va un atteggiamento di umiltà; insieme porteranno a due delle principali virtù menzionate nelle Beatitudini: non solo purezza del cuore, libertà da desideri egoisti, ma anche povertà di spirito nel senso di “conoscere il proprio bisogno di Dio”.

Dobbiamo anche ascoltare attentamente il vero significato della Scrittura. E ancora, la lectio divina, disciplina della tradizione benedettina è di inestimabile valore. Abbiamo anche bisogno di ascoltare attentamente l’insegnamento e la guida di John Main OSB e Laurence Freeman OSB. Dobbiamo anche lasciar andare i nostri pensieri egocentrici e affidarci all’intuizione, la nostra guida divina, la ” tranquilla, piccola voce della calma”.

E infine la Stabilità è sottolineata nel seguente modo di dire: “Un fratello di Scetis andò a chiedere una parola ad Abba Moses e il vecchio gli disse:” Vai e mettiti seduto nella tua cella,  e la tua cella ti insegnerà tutto “. L’enfasi posta sulla Stabilità intendeva aiutare gli eremiti a ridurre la loro innata irrequietezza fisica e mentale. Il fatto che gli eremiti vedessero in questa regola della Stabilità una sfida, si può capire dai racconti di molti di loro che vagano da insediamento a insediamento, un problema comune, ma che non veniva incoraggiato, come possiamo vedere da quanto Amma Syncletica ha detto: “Se vi trovate in un monastero [comunità di eremiti] non andate in un altro luogo, perché questo vi farà male. Proprio come l’uccello che abbandona le uova che stava covando impedisce loro di schiudersi, così l’eremita – uomo o donna – si raffredda e, passando da un luogo all’altro, la sua fede muore”. La virtù della stabilità significa anche per noi radicarci nella Comunità, radicarci nella preghiera / meditazione, nel percorso spirituale, ma soprattutto radicarci in Dio.

Kim Nataraja