Anno 5 n. 17 – Insegnamenti settimanali 6 agosto 2017

L’influenza di San Paolo

L’’influenza che ebbe San Paolo sugli eremiti del deserto non può essere sottovalutata. Per loro egli era “l’Apostolo”. Questo atteggiamento è in parte spiegato da S. Marco, che fu discepolo di Pietro e Paolo, arrivando ad Alessandria e divenendone anche Vescovo.  Ma non dobbiamo sottovalutare l’influenza delle lettere di San Paolo –  scritte tra il 50 e il 57 d.C., diverse decadi prima dei Vangeli stessi – sulle  prime comunità dei “Seguaci della Via”, come venivano chiamati inizialmente i primi cristiani

Chi è San Paolo? Nacque a Tarso nella diaspora con il nome di Saul tra il 5 e il 10 d.C. Era ebreo, ma allo stesso tempo cittadino romano. A venti anni si recò a Gerusalemme per studiare  Legge con il famoso Rabbi Gamaliel.  È quindi un Fariseo per formazione. I suoi scritti dimostrano che egli aveva una buona conoscenza del greco e delle culture non-ebraiche. Inizialmente prese parte alla persecuzione dei Cristiani e fu testimone della lapidazione di Stefano intorno al 32, ma successivamente ebbe un’esperienza molto intensa che lo portò alla conversione della sua vita sulla strada per Damasco e scelse per sé il nome di Paolo. Trascorse poi tre anni in Arabia, presumibilmente in solitudine per cercare di capire il significato della sua visione e quale doveva essere la sua missione nella vita. Successivamente andò a Gerusalemme per incontrare Pietro e Giacomo e spiegare e difendere la sua chiamata a diffondere l’insegnamento ai Gentili.

Essi erano comprensibilmente diffidenti circa le sue motivazioni ad essere “Apostolo dei Gentili” e lo ritenevano infedele nei confronti delle sue radici ebraiche. Egli continuò  ad avere un rapporto difficile con gli altri discepoli e andò spesso a Gerusalemme per conferire con loro. I suoi viaggi lo hanno portato a Cipro, Siria, Corinto, Efeso e Roma. Si mantenne fabbricando tende. Fu arrestato ad Efeso dove rimase in prigione dal 54 al 58 d.C,  fu  poi portato a Roma dove fu imprigionato per due anni dal 61 al 63 d.C. e fu infine decapitato nel  64 d.C. sotto l’imperatore Nerone.

San Paolo non era perciò uno degli Apostoli originali e si dice che non abbia mai incontrato Gesù di persona. Eppure la sua influenza e la sua autorità tra i primi Cristiani era considerevole, soprattutto sulla base della sua esperienza visionaria di Gesù sulla via per Damasco. Questa visione di luce fu il fondamento della vita successiva di Paolo e del suo insegnamento. Questo è anche il motivo per cui egli parla del Cristo risorto in termini mistici, piuttosto che del Gesù storico, pur citando raramente le parole di Gesù direttamente. Paolo lo sottolinea nel primo capitolo ai Galati: “..il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.” (1: 11-12).

Laurence Freeman OSB nel suo capitolo su San Giovanni e San Paolo in “Journey to the heart” dice: “San Paolo rappresenta un altro fiume che scorre dalla stessa fonte della fede di Resurrezione e verso il delta mistico cristiano. A volte è accreditato per essere il vero fondatore del Cristianesimo, non certo una considerazione vuota se pensiamo all’influenza che egli ebbe su tutti gli aspetti dei suoi successivi sviluppi, la sua passione per organizzare le comunità e per far valere il  vero credo…. Ma dire che egli abbia delineato il futuro Cristianesimo non significa che abbia sostituito Gesù, ma che, come noi, non lo conosceva “secondo la carne”. (2 Cor 5,16). Egli descrive Gesù come un ebreo, riferendosi all’ultima Cena, alla Crocifissione e alla Resurrezione, ma la sua attenzione è fermamente concentrata sul nuovo Corpo di Cristo in trasformazione,  che è la Chiesa e sulla dimora dello Spirito di Cristo, la “mente di Cristo”, nel cuore umano”. Ma il Paolo che molti di noi hanno incontrato nelle letture della nostra chiesa non è un uomo che ispira grande simpatia, poiché sembra così dogmatico e così convinto della bontà della “sua passione per l’organizzazione delle comunità e per l’applicazione del giusto credo”. Ma dobbiamo ricordare che l’enfasi etica di ciò che ora ascoltiamo in Chiesa è il suo insegnamento morale diretto a piccoli gruppi dei primi “seguaci della Via”.

E’ inoltre probabile che non tutte le parole contenute nelle Lettere possono ritenersi sue. Gli studiosi sono ora del parere che solo sette delle sue tredici lettere sono autentiche.  In aggiunta, le letture della Chiesa, nel loro complesso, sono state spogliate del suo insegnamento mistico.

Ma questo è esattamente l’aspetto che ha interessato maggiormente Origene e altri primi padri  cristiani, compresi i monaci Origenisti Evagrio e Cassiano. Quando parla dalla sua visione, egli sottolinea la necessità di una totale trasformazione della consapevolezza, che porta alla possibile unione con il Divino attraverso Cristo, perché ” l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. (Rom 5, 1-5)

L’enfasi è continuamente sull’unità con il divino attraverso Cristo: “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20) e sul fatto che esso è anche una vera potenzialità per tutti noi: ” Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”( Filippesi 2,5-11).

L’insegnamento di San Paolo fu fecondo non solo per i Padri e le Madri del deserto ma anche per John Main: “San Paolo non era un semplice teorico … La sua grande convinzione è che la realtà centrale della nostra fede cristiana è l’invio dello Spirito di Gesù; anzi, la nostra fede è una fede viva proprio perché lo Spirito vivente di Dio dimora in noi, dando nuova vita ai nostri corpi mortali. L’obiettivo fondamentale nella meditazione cristiana è consentire alla presenza misteriosa e silenziosa di Dio dentro di noi, di diventare sempre più non solo una realtà, ma la realtà nella nostra vita; trasformarla in quella realtà che dà significato, forma e scopo a tutto ciò che facciamo, a tutto ciò che siamo (Parola nel Silenzio).

John Main sottolinea che la meditazione/preghiera porta alla trasformazione necessaria della nostra consapevolezza, richiamata e richiesta da San Paolo, quando ci ricordiamo che anche noi siamo “figli di Dio”. (Giovanni 1: 12-13)

Kim Nataraja