Anno 5 n. 16 – Insegnamenti settimanali 30 luglio 2017

Discernimento

Come ho già detto, Cassiano nelle sue Conferenze, alternava i suoi capitoli preghiera e discernimento. Il discernimento è un importantissimo elemento della vita spirituale. Cerchiamo di lasciare il nostro desiderio egocentrico e facendo ciò, speriamo di ascoltare la voce interiore dell’intuizione ispirata dal divino. Ma ovviamente la difficoltà è discernere se i pensieri, e persino le visioni, vengono dallo Spirito o dalle illusioni dell’ego.
Al giorno d’oggi il discernimento si fa spesso con l’aiuto di una guida o accompagnatore spirituale o di un amico. Gli eremiti del deserto erano fortunati in questo perché potevo consultare i loro Abba o Amma. Cassiano imparò il dono del discernimento nel deserto ponendo l’enfasi sulla “discrezione” appresa da S.Antonio, che diceva: “Si tratta del discernimento, che nelle Scritture è descritto come l’occhio, la lampada del corpo”. Ecco quello che dice il Salvatore: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebre. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! (Mt.6:22-23) Questo occhio vede attraverso tutti i pensieri e le azioni di un uomo, esaminando e illuminando tutto ciò che dobbiamo fare.

Cassiano insegna che le domande da porsi nel discernimento sono innanzitutto se si tratta di una questione importante oppure banale; se c’è una “forma ingannevole di amore”; se l’interpretazione della Scrittura è eretica o se i “demoni” della “vanagloria” e dell’ “orgoglio” sono al lavoro. Egli ritiene che la discrezione sia fondamentalmente buon senso, guidato da un atteggiamento di moderazione che scaturisce da un’esperienza di una vita di preghiera profonda. Cassiano utilizza una storia per illustrare questo punto: “C’erano due monaci iquali abitavano oltre il deserto della Tebaide, che un tempo era stato la dimora del beato Antonio. Essi, vinti dallo spirito d’indipendenza, dovendo viaggiare per un deserto sterminato, decisero di non prendere altro cibo all’infuori di quelli che Dio avesse fatto trovare lungo il cammino. I due vagavano per il deserto, prossimi ormai a morire di fame, quando furono visti di lontano dai Mazici, che sono un popolo superiore ad ogni altro in ferocia e crudeltà. Costoro non uccidono la gente per desiderio di preda, come fanno altre tribù, ma uccidono per il solo gusto di esercitare la loro ferocia. Ebbene, dimentichi della loro naturale crudeltà, quei selvaggi andarono incontro ai due monaci portando pane; ma uno solo dei due monaci mise in atto il discernimento e accettò quel nutrimento come dono di Dio, con sentimenti di gioia e di ringraziamento. Questo pane, pensò, mi è mandato da Dio, perché senza un intervento divino non si spiegherebbe come questi uomini, per i quali è una festa versare il sangue del prossimo, possano far dono del nutrimento vitale a chi sta già per morire. Ma l’altro monaco rifiutò il cibo perché gli veniva offerto da mano d’uomo. E così morì di fame. Tutti e due partirono da principi sbagliati, ma il primo si ricordò del discernimento e rinunciò al suo stolto proposito, l’altro, invece, perseverò nella  sciocca impresa e rimase chiuso ad ogni idea di discernimento. Il Signore avrebbe voluto allontanare da lui la morte, ma quello la chiamò perché non volle riconoscere un miracolo di Dio anche nel gesto di quei barbari che, dimentichi della loro ferocia, offrirono pani invece che spade”.

La virtù più importante necessaria ad evitare pericoli è quella della “obbedienza” che altro non è che vera umiltà: “Il primo segno della vera umiltà è quello di lasciare agli anziani il giudizio di tutte le nostre azioni e di tutti i nostri pensieri”. Ma anche nella scelta del tuo Abba, deve venire esercitato il discernimento: “La saggezza dei vecchi non si misura dal candore dei loro capelli, ma dal fervore che misero in gioventù ad acquistarsi meriti. I vecchi dalla testa canuta, ma ricchi soltanto di anni, non sono quelli di cui dobbiamo seguire le orme e ascoltare insegnamenti e consigli. La nostra venerazione deve rivolgersi soltanto a quegli anziani che hanno condotto da giovani una vita degna di stima e si sono formati non alla scuola del proprio capriccio, ma secondo le tradizioni dei loro Padri”.
Sebbene Cassiano abbia influenzato fortemente il movimento monastico occidentale ai suoi albori, lo scontro con Sant’Agostino ebbe come conseguenza che le sue idee principali sulla preghiera non sopravvissero a lungo. La breve frase, che egli suggerì per l’uso nella preghiera privata, divenne parte della liturgia. L’enfasi che pose sullo sforzo e sulla responsabilità personale e sul discernimento che essa comporta, è diventata obbedienza alle direttive della Chiesa in generale.
Kim Nataraja

Brano tratto dal capitolo di Kim su Giovanni Cassiano in Journey to the Heart.