Anno 5 n. 13 – Insegnamenti settimanali 8 luglio 2017

 

Da soli o in comunità?

Giovanni Cassiano era  di una generazione più giovane di Evagrio. Tra i padri e le madri del deserto è colui che Cassiano ha stimato maggiormente. Dalle sue Collationes comprendiamo che si è seduto non solo ai piedi di Evagrio, ma anche ai piedi di almeno altri 15 Padri, dai quali ha tratto insegnamento. Ad ogni modo, per la maggior parte delle sue idee, è stato debitore soprattutto ad Evagrio. Cassiano è fondamentalmente cresciuto sulle idee espresse nelle frasi brevi di Evagrio; non c’è differenza nei loro punti di forza e nei loro consigli. Era molto attento a non menzionare né Origene né Evagrio, anche se la loro influenza permea il suo pensiero e non erano stati ufficialmente proibiti fino al Consiglio Ecumenico convocato dall’imperatore Giustiniano nel VI secolo.

I suoi scritti principali chiamati Collationes comprendono una descrizione completa del cammino della preghiera del deserto, il modo di arrivare alla “purezza del cuore” e di entrare così nel “Regno di Dio”: “Il fine ultimo della nostra professione è il Regno di Dio o Il Regno dei cieli, ma l’obiettivo intermedio è la purezza del cuore “.

I capitoli nelle sue Conferenze si alternano tra descrivere la strada verso la purezza del cuore e sottolineare l’importanza dell’acquisizione della suprema virtù della discrezione, il dono spirituale di riconoscere se i pensieri e le azioni provengono dall’ego o dalla divina intuizione. Queste Conferenze sono state modellate sulla situazione nel deserto; i discepoli sedevano in silenzio ascoltando ai piedi dei Padri e delle Madri, che parlavano della loro esperienza vissuta di profonda preghiera. L’insegnamento derivava non solo dall’ascoltare gli anziani, ma anche dall’osservazione del loro comportamento, poiché la verità del loro insegnamento era sostenuta dalla loro azione.

Cassiano era un vero ricercatore della spiritualità. Cercava di rispondere alle domande perpetue circa il significato e lo scopo della vita e il rapporto tra il mondo che vediamo con i nostri sensi e la Realtà Ultima da cui ha origine. Il suo pensiero guida era quello di Gesù “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo” (Giovanni 8,23). Egli cercò di trovare modi per accedere a questa realtà divina delle “cose di lassù”.

Come gli eremiti del deserto egli sottolinea nel suo insegnamento la necessità di purificare le emozioni, la necessità della crescita morale che porta alla purezza del cuore, che consente al monaco di entrare alla presenza di Cristo: “E’ possibile guardare alla divinità con gli occhi completamente purificati –  ma solo a coloro che si elevano al di sopra di opere e pensieri umili e terreni e che si ritirano con Lui nell’alta montagna della solitudine. Quando vengono liberati dal tumulto delle idee e delle passioni mondane, quando sono liberati dalla confusa mischia di tutti i vizi, quando hanno raggiunto le alte vette di fede assolutamente pura e di virtù preminenti, la divinità rende a loro nota la gloria del volto di Cristo e rivela la vista dei suoi splendori a coloro degni di guardarlo con l’occhio purificato dello spirito” (Conferenza XVI.)

La ragione che lo spinse a voler fondare monasteri intorno a Marsiglia in Gallia per uomini e donne, dopo aver lasciato il deserto, risiedeva nel fatto che – era sua profonda convinzione – fosse pericoloso percorrere da soli il sentiero spirituale. Ricordiamo il consiglio del deserto di ‘obbedire’ al Padre o alla Madre, poiché era facile essere ingannati dai ‘demoni’, un rischio particolarmente vero per gli eremiti che conducevano una vita solitaria. Le esperienze dovevano essere monitorate dalla saggezza e dalla forza della discrezione dei monaci più anziani: “Conosco monaci che sono caduti dopo molto fatica e sono scivolati nella follia, perché hanno fiducia nel proprio lavoro e trascurano il comandamento che dice: ‘Chiedi a tuo padre e lui ti dirà.” (Sant’Antonio)

Cassiano sentiva forte la necessità di sperimentare innanzitutto la vita spirituale in una comunità, vivendo e praticando una vita dettata dalle virtù della stabilità, della povertà, della castità e dell’obbedienza. Solo dopo aver raggiunto stabilità nella propria vita di preghiera, la vita da eremita poteva rappresentare una scelta valida.

Sebbene Cassiano si rivolgesse specificamente ai monaci sotto la sua cura, non pensava che questa chiamata fosse l’unico modo per giungere a Dio; era convinto che chiunque potesse raggiungere Dio in questa vita presente: “Il cammino verso Dio prende molti percorsi. Quindi, lasciate che ogni persona intraprenda la strada che ha scelto fino alla fine e senza voltarsi indietro, così che potrà essere perfetto, non importa quale sia la sua professione” (Conferenza XIII). È giunto persino a dire: “La persona che in questo mondo soccorre gli ammalati, vale più dell’eremita che non ha cura del suo prossimo” (Sentenze 34)

In tutto questo, vediamo quanto i pensieri di John Main risuonino dell’insegnamento di Cassiano.

Kim Nataraja