Anno 5 n. 10 – Insegnamenti settimanali 18 giugno 2017

 

L’importanza del silenzio, della solitudine e della preghiera incessante

Il primo misticismo cristiano è davvero una spiritualità cresciuta in un ambiente duro e senza compromessi, e tuttavia in un luogo, il deserto, bello in modo inquietante con il suo profondo silenzio e la sua solitudine. Gli eremiti avevano raggiunto uno stato di silenzio e di solitudine esteriori ritirandosi nel deserto, ma raggiungere un simile stato interiore nella loro vita e nella preghiera era ben più difficile, come sappiamo bene dalla nostra esperienza meditativa. È così difficile lasciare il panorama dei nostri pensieri e sentimenti. Ma se non lo facciamo, anche il deserto non è un aiuto: la badessa Syncletica ha detto: “Ci sono molti che vivono in montagna e si comportano come se fossero in città e stanno perdendo il loro tempo. È possibile essere in solitudine nella propria mente, mentre si vive in mezzo alla folla, ed è possibile per chi è in solitudine vivere nella folla dei propri pensieri”.

In questo sta la nostra consolazione: “È possibile essere in solitudine nella propria mente, mentre si vive in mezzo alla folla”. Quando meditiamo, prestando molta attenzione alla nostra parola preghiera, anche quando viviamo al centro di una città indaffarata, possiamo entrare nel nostro silenzio interiore e in solitudine. Il silenzio interiore è necessario per sentire «un lieve sussurro» e fu pertanto considerata la qualità più essenziale: «Una volta Abba Macario disse ai fratelli, dopo aver dato loro la benedizione nella chiesa di Scete: ”Fratelli, fuggite!” Uno degli anziani gli rispose:” Come possiamo fuggire via da qui, visto che siamo nel deserto?”  Allora Macario mise il dito sulla bocca e disse: “Fuggite da qui”. Così dicendo entrò nella sua cella e chiuse la porta.” Il silenzio non era perciò solo un’assenza di rumore ma anche di discorsi inutili. Gli eremiti consideravano ogni discorso irrilevante come un pericolo, poiché portano inevitabilmente a pensieri banali: “Si è detto di Abba Ammoes che, quando entrava in chiesa, non permetteva al suo discepolo di camminare accanto a lui, se non ad una certa distanza; e se quest’ultimo andava a chiedergli a cosa stesse pensando, si allontanava da lui non appena gli aveva risposto, dicendogli: “È per paura che, dopo parole edificanti, potrebbe insinuarsi una conversazione irrilevante, per questo non ti tengo con me”.

La vita interiore della preghiera può essere molto difficile, come sapevano anche gli eremiti. Veniva loro raccomandato di prestare attenzione al loro stato d’animo durante la preghiera e il lavoro. Così facendo, si sono resi conto del continuo attacco dei demoni sotto forma di “pensieri malvagi”. Abbiamo sentito i consigli di Evagrio sul “guardare i pensieri” – la consapevolezza – negli ultimi episodi degli insegnamenti settimanali del quarto anno. Questi “pensieri cattivi” potevano essere vinti solo dalla piena attenzione rivolta alla preghiera – la loro “formula”, il nostro mantra. In questo, loro (e noi) seguiamo l’insegnamento di Gesù: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33) C’è un perfetto esempio di questo: “C’era un altro uomo spirituale di cui abbiamo letto. Mentre pregava un giorno, una vipera si avvicinò a lui e gli prese il piede. Egli non abbassò le braccia finché non ebbe terminato la sua preghiera ordinaria e non subì alcun danno dal fatto di amare Dio al di sopra del proprio sé “(Evagrio – Capitoli Sulla preghiera).

Come abbiamo sentito da Evagrio, la vita degli eremiti era tutta incentrata sulla preghiera. Possiamo vedere questo dalla variazione di Evagrio sul detto di Gesù: «Va vendi i tuoi beni e dalli ai poveri, e prendi la tua croce per poter pregare senza distrazioni». Perciò il loro scopo era la «preghiera incessante»: «Io vi mostrerò come non smetterò di pregare, semplicemente continuando con il mio lavoro.” (Detti dei Padri del Deserto) Questo è ulteriormente enfatizzato dalle parole di Origene: “Prega incessantemente chi abbina la preghiera con i doveri necessari e i doveri necessari con la preghiera. Solo in questo modo possiamo trovare realizzabile compiere il comandamento di pregare sempre. Consiste nel considerare l’intera esistenza cristiana come una sola grande preghiera. Quello che siamo abituati a chiamare preghiera è solo una parte di essa.” (Origene – Sulla Preghiera)

Anche noi possiamo farlo. Dicendo con fedeltà e con amorevolezza la nostra parola preghiera chiaramente e silenziosamente nella nostra mente e ascoltandola risuonare in noi durante i periodi di meditazione – e anche in altre occasioni, che non richiedono la nostra piena attenzione, in attesa di un autobus o camminando per esempio: aiutiamo il mantra a radicarsi nel nostro essere e poi risuonerà nel nostro cuore, chiaramente, dolcemente e continuamente, anche se non ne siamo consapevoli, e anche noi “preghiamo continuamente [combinando] la preghiera con i doveri necessari e i doveri necessari con la preghiera”.

Kim Nataraja